Il Centro Piacentiniano di Bergamo

Porticato del Centro Piacentiniano a Bergamo con colonne, iscrizione latina e vista prospettica verso la piazza

Il Centro Piacentiniano di Bergamo.
Passeggiando nel cuore della città bassa di Bergamo mi sono trovato davanti a uno degli scorci più eleganti e armoniosi dell’urbanistica italiana del Novecento. Il Centro Piacentiniano è uno di quei luoghi che colpiscono per la loro simmetria, per l’uso della pietra e per quell’atmosfera ordinata che invita a fermarsi e osservare.
In questo scatto ho cercato di catturare uno dei porticati più rappresentativi, con le colonne che incorniciano perfettamente la vista verso l’edificio sullo sfondo. La prospettiva centrale guida lo sguardo e crea una composizione quasi naturale, mentre la figura che cammina al centro aggiunge un tocco di vita quotidiana alla scena.
Bergamo, in Lombardia, Italia, è famosa per il suo doppio volto: la città alta medievale e quella bassa più moderna. Il Centro Piacentiniano rappresenta proprio quest’ultima, progettata nei primi decenni del XX secolo dall’architetto Marcello Piacentini, che ha dato vita a uno spazio urbano ampio, arioso e perfettamente organizzato.
Un dettaglio interessante visibile nella foto è l’iscrizione latina posta sopra l’arco: “CIVIVM COMMODITATI VRBIS ORNAMENTO”, che sottolinea come questo spazio sia stato concepito per il comfort dei cittadini e per l’abbellimento della città.
Fotografare questo luogo significa raccontare non solo l’architettura, ma anche il modo in cui viene vissuta. I portici ospitano bar e locali, le persone attraversano la piazza, si fermano, si incontrano. È uno spazio pensato per essere vissuto ogni giorno.
Nel blog ho raccontato anche altri scorci italiani dove l’architettura dialoga con la vita quotidiana, perché sono proprio questi luoghi a restituire l’identità più autentica delle città.

Questa immagine mi fa pensare a quanto l’equilibrio tra estetica e funzionalità possa rendere uno spazio davvero piacevole. Ti piacciono di più i centri storici antichi o le architetture più moderne e razionali? Aggiungi un comment oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Foto scattate con macchina Canon EOS RP e lente Canon RF 24-50.

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La targa del Sestriere Borzoli nel centro di Rapallo

Targa del Sestriere Borzoli nel centro storico di Rapallo su una parete con edifici colorati liguri

La targa del Sestriere Borzoli nel centro di Rapallo.
Passeggiando tra i vicoli e le vie del centro di Rapallo mi sono imbattuto in questo piccolo ma interessante dettaglio, una targa che racconta una parte della storia e della suddivisione storica della città. È proprio osservando questi particolari che si scoprono aspetti meno evidenti ma profondamente legati all’identità del luogo.
Nella fotografia si vede chiaramente la targa dedicata al Sestriere Borzoli, inserita sulla parete di un edificio nel cuore della città. Accanto, i colori caldi delle facciate liguri e le persiane tipiche contribuiscono a creare quella tipica atmosfera che si respira passeggiando in Riviera. Sono proprio questi contrasti tra elementi decorativi e architettura quotidiana a rendere ogni scorcio unico.
Rapallo, in Liguria, Italia, conserva ancora oggi tracce della sua organizzazione storica in “sestieri”, suddivisioni che identificavano diverse zone della città. Il Sestriere Borzoli è uno di questi e la presenza di queste targhe aiuta a mantenere viva la memoria di questa antica ripartizione urbana.
Fotografare dettagli come questo significa raccontare una città in modo diverso, andando oltre i panorami più conosciuti. Non si tratta solo di immortalare un luogo, ma di coglierne l’anima attraverso simboli, scritte e piccoli elementi che spesso passano inosservati.
Una curiosità interessante è che i sestieri erano utilizzati non solo per identificare le zone cittadine, ma anche per organizzare la vita sociale e, in alcuni casi, le competizioni e le tradizioni locali.
Nel blog ho raccontato anche altri angoli di Rapallo e della Liguria, perché credo che siano proprio questi dettagli a rendere ogni passeggiata speciale e diversa ogni volta.

Questa immagine mi fa pensare a quante storie siano nascoste nei muri delle nostre città. Hai mai notato una targa o un dettaglio che ti ha fatto scoprire qualcosa di nuovo su un luogo che credevi di conoscere? Aggiungi un comment oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Targa del Sestriere Borzoli nel centro storico di Rapallo su una parete con edifici colorati liguri

Foto scattata con macchina Canon EOS R50 V e lente Canon RF 24-50.

Il drago del tempio Chùa Nam Sơn a Da Nang

Drago decorativo del tempio Chùa Nam Sơn a Da Nang in Vietnam con colori vivaci e motivi tradizionali orientali

Il drago del tempio Chùa Nam Sơn a Da Nang.
Davanti al mio obiettivo ho catturato un dettaglio ricco di colori e simbolismi: il drago del tempio Chùa Nam Sơn, una delle immagini più affascinanti da osservare in Vietnam per chi cerca architetture tradizionali e dettagli decorativi unici. La superficie scolpita e dipinta mostra un grande drago dorato circondato da nuvole stilizzate, un elemento che racconta la profonda presenza della simbologia orientale nei luoghi religiosi vietnamiti.
Avvicinandomi con lo sguardo a questo particolare architettonico, sono rimasto colpito dalla quantità di dettagli presenti nella composizione. Le forme sinuose del corpo del drago, i colori intensi e le decorazioni geometriche dello sfondo creano un insieme in cui ogni elemento sembra avere un significato preciso. La fotografia non mostra soltanto una decorazione, ma un frammento dell’atmosfera che caratterizza questo tempio.
Il Chùa Nam Sơn si trova a Da Nang, nella regione centrale del Vietnam, una zona conosciuta per il rapporto tra tradizione, spiritualità e paesaggi naturali. Durante la visita al tempio, questo tipo di decorazione attira naturalmente l’attenzione perché unisce arte, cultura e architettura in un unico elemento visivo.
Il drago nella cultura vietnamita è considerato un simbolo di forza, prosperità e protezione. Una curiosità interessante è che, nella tradizione dell’Asia orientale, il drago è spesso associato all’acqua e alla capacità di portare equilibrio e fortuna, caratteristiche che lo rendono una presenza frequente nei templi e negli edifici importanti.
Questa fotografia nasce dall’osservazione di un dettaglio che spesso rischia di passare inosservato rispetto all’intero edificio. Nei miei racconti fotografici dedicati ai luoghi asiatici del fotoblog, come quelli dedicati ai templi e alle architetture tradizionali, cerco proprio di fermarmi su questi particolari perché sono spesso loro a raccontare meglio lo spirito di un luogo.
Il drago del tempio Chùa Nam Sơn mostra un equilibrio particolare tra movimento e precisione: sembra quasi emergere dalla parete grazie alle forme curve e ai colori vivaci, creando una scena che cattura lo sguardo anche attraverso una semplice fotografia. Ogni linea decorativa contribuisce a creare una sensazione di energia e armonia.
Per chi cerca cosa vedere a Da Nang in Vietnam, il tempio rappresenta un luogo interessante non solo per la sua struttura generale, ma anche per la ricchezza dei suoi dettagli artistici. Fotografare questi elementi significa conservare una piccola parte di una cultura visiva antica e ancora oggi molto presente.

Quale dettaglio del drago o delle decorazioni tradizionali vietnamite ti incuriosisce maggiormente? Aggiungi un comment oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Drago decorativo del tempio Chùa Nam Sơn a Da Nang in Vietnam con colori vivaci e motivi tradizionali orientali

Drago decorativo del tempio Chùa Nam Sơn a Da Nang in Vietnam con colori vivaci e motivi tradizionali orientali

Foto scattate con macchina Canon EOS RP e lente Canon RF 28.

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La Torre del Mangia nel cuore di Siena

La Torre del Mangia nel cuore di Siena vista da Piazza del Campo con Palazzo Pubblico e architettura medievale

La Torre del Mangia nel cuore di Siena.
Davanti al mio obiettivo ho trovato uno degli scorci più rappresentativi della Toscana: la Torre del Mangia a Siena, un simbolo storico che racconta l’identità della città e uno dei luoghi da vedere in Italia per chi ama le piazze medievali e l’architettura antica. La scena ripresa da una prospettiva laterale mette in evidenza il rapporto tra la torre, il Palazzo Pubblico e gli spazi aperti di Piazza del Campo, creando un’immagine dove passato e vita quotidiana convivono nello stesso momento.
Osservando la fotografia, la prima sensazione è quella di trovarsi davanti a una presenza architettonica difficile da ignorare. La struttura in mattoni della torre sale verso il cielo con una forma elegante e slanciata, mentre la parte superiore in pietra chiara crea un equilibrio visivo che rende il monumento immediatamente riconoscibile. Ho scelto di raccontare questo dettaglio perché non è solo l’altezza della torre a colpire, ma anche il modo in cui riesce a integrarsi con gli edifici circostanti.
La fotografia è stata realizzata in Piazza del Campo, a Siena, in Toscana, Italia, uno degli spazi urbani più conosciuti al mondo e il luogo dove ogni anno si svolge il celebre Palio di Siena. Camminando in questa piazza si percepisce una continuità tra la storia conservata nelle pietre e il movimento delle persone che ancora oggi la attraversano, si fermano e osservano i suoi monumenti.
La Torre del Mangia fu costruita nel XIV secolo come simbolo del potere civile della città. Una curiosità che rende ancora più interessante questo edificio è la scelta della sua altezza, pensata per essere quasi uguale a quella del Duomo di Siena, creando un equilibrio simbolico tra autorità religiosa e politica.
Tra gli articoli del mio fotoblog dedicati ai luoghi storici italiani, questa immagine si collega naturalmente ai racconti fotografici sulle piazze e sui centri antichi, dove spesso sono proprio gli elementi architettonici più importanti a conservare la memoria di una comunità.
Guardando questa fotografia, mi piace pensare alla Torre del Mangia non solo come a un monumento da ammirare, ma come a un punto di riferimento che continua a dare carattere a Siena. La sua presenza domina Piazza del Campo senza interrompere l’armonia degli edifici, creando una composizione che rimane impressa anche dopo aver lasciato la piazza.
Per chi cerca cosa vedere a Siena, questo angolo della città rappresenta un incontro tra bellezza, storia e atmosfera autentica, capace di raccontare molto anche attraverso una semplice immagine fotografica.

Quale dettaglio della Torre del Mangia o di Piazza del Campo ti ha colpito maggiormente? Aggiungi un comment oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

La Torre del Mangia nel cuore di Siena vista da Piazza del Campo con Palazzo Pubblico e architettura medievale

Foto scattata con macchina Canon EOS R50 V e lente Tamron 16-300.

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Villa abbandonata in via Dei Devoto a Lavagna

Villa abbandonata in via Devoto a Lavagna con facciata storica rovinata e dettagli architettonici ancora visibili.

Villa abbandonata in via Dei Devoto a Lavagna.
Davanti a questa villa abbandonata ho incontrato una scena dove il tempo sembra essersi fermato tra pareti segnate dagli anni, finestre vuote e dettagli architettonici che conservano ancora il ricordo della loro storia. Questo edificio dimenticato in Liguria appartiene a quei luoghi abbandonati in Italia che attirano lo sguardo proprio perché mostrano ancora le tracce della vita che un tempo li attraversava.
Avvicinandomi con lo sguardo alla facciata ho cercato di raccontare attraverso la fotografia non soltanto l’aspetto esterno della costruzione, ma anche la sensazione lasciata dai segni del tempo. Le decorazioni consumate, le superfici rovinate e le forme ancora eleganti creano un contrasto particolare tra la bellezza dell’architettura e il lento processo di trasformazione causato dagli anni. Fotografare una villa abbandonata significa spesso confrontarsi con una presenza silenziosa, capace di suggerire molte domande senza offrire risposte immediate.
La fotografia è stata scattata a Lavagna, in Liguria, Italia, lungo via Dei Devoto, dove questa costruzione rimane come un elemento particolare del paesaggio urbano. Per chi cerca cosa vedere a Lavagna oltre agli scorci più conosciuti, anche edifici meno evidenti come questo possono diventare occasioni per osservare la storia nascosta delle città e il modo in cui gli spazi cambiano nel corso del tempo.
Guardando questa facciata ho immaginato gli ambienti interni quando erano ancora vissuti, con stanze animate, persone che entravano e uscivano e una quotidianità oggi completamente scomparsa. Una curiosità legata alle ville storiche è che molte abitazioni costruite tra Ottocento e Novecento non erano soltanto residenze private, ma rappresentavano anche il gusto architettonico e il prestigio delle famiglie che le possedevano.
Nel mio percorso fotografico ho già raccontato altri edifici dimenticati e dettagli nascosti del territorio, perché trovo interessante osservare quei luoghi dove il tempo lascia una propria impronta. Anche una struttura non più utilizzata può conservare un valore visivo e narrativo, soprattutto quando alcuni elementi riescono ancora a raccontare il passato.
Questa villa abbandonata a Lavagna rappresenta proprio quel fragile equilibrio tra memoria e cambiamento che spesso cerco nelle mie immagini. Non sempre sono i luoghi perfetti o restaurati ad attirare la mia attenzione: a volte sono proprio le imperfezioni, le crepe e i segni degli anni a creare una nuova forma di bellezza.
La fotografia diventa così un modo per fermare qualcosa che potrebbe modificarsi o scomparire, lasciando una testimonianza di un angolo del territorio che forse molti attraversano senza fermarsi a osservare.

Ti è mai capitato di passare davanti a un edificio abbandonato e immaginare la storia delle persone che lo hanno abitato? Aggiungi un comment oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Foto scattate con Honor 20.

Dove si trova il palazzo:

Un portico moderno a Sestri Levante

Portico moderno a Sestri Levante con colonne in cemento e vetrine colorate tra Largo Giovanni Masi e via Eraldo Fico

Un portico moderno a Sestri Levante.
Mi ritrovo a camminare sotto questo portico moderno a Sestri Levante, cercando di cogliere con lo sguardo le linee pulite e ripetute che si rincorrono una dopo l’altra. Questo scorcio urbano, quasi nascosto tra le vie meno turistiche, è una di quelle cose da vedere a Sestri Levante se si ha voglia di osservare anche l’anima più quotidiana della città, lontana dalle immagini da cartolina.
Le colonne in cemento creano una prospettiva ordinata, quasi ipnotica, mentre i colori accesi delle vetrine a sinistra spezzano la rigidità della struttura. Camminando, sento il ritmo dei passi che si allinea a quello degli elementi architettonici, come se tutto fosse stato pensato per accompagnare chi passa. È uno di quei luoghi che spesso si attraversano senza pensarci, ma che, fermandosi un attimo, raccontano molto di più.
Siamo a Sestri Levante, in Liguria, Italia, in una zona che probabilmente molti considererebbero solo di passaggio, tra Largo Giovanni Masi e via Eraldo Fico. Eppure proprio qui si trova un piccolo esempio di architettura moderna integrata nella vita di tutti i giorni, dove negozi, insegne e dettagli vissuti convivono con linee geometriche essenziali.
Mi piace soffermarmi su questi angoli meno evidenti, un po’ come ho fatto in altre foto dei vicoli e delle passeggiate liguri che ho condiviso nel sito: c’è sempre qualcosa di diverso da raccontare, anche quando il soggetto sembra semplice. In questo caso è la profondità della scena che mi ha colpito, quella sensazione di invito ad andare oltre, a continuare a camminare fino in fondo al portico.
Una piccola curiosità: molte strutture come questa, costruite nel secondo dopoguerra, rispondono a esigenze pratiche di sviluppo urbano rapido, ma oggi diventano interessanti proprio per il loro stile essenziale e funzionale, tipico di quel periodo.

Osservando la luce che entra lateralmente e disegna ombre nette sul pavimento, mi accorgo che anche un luogo apparentemente ordinario può diventare un soggetto fotografico capace di raccontare una storia. E tu, ti fermi mai a guardare questi dettagli mentre cammini? Aggiungi un comment oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Portico moderno a Sestri Levante con colonne in cemento e vetrine colorate tra Largo Giovanni Masi e via Eraldo Fico

Foto scattata con macchina Canon EOS R50 V e lente Tamron 16-300.

Dove ho scattato la foto:

Merano, Via Portici tra persone e portici

Via Portici a Merano con portici storici, persone in movimento e prospettiva urbana nel centro storico del Trentino-Alto Adige

Merano, Via Portici tra persone e portici.
Via Portici a Merano si apre davanti a me come un corridoio urbano continuo, dove il flusso delle persone si intreccia con la geometria dei portici, e proprio Via Portici a Merano diventa il cuore visivo della scena. Via Portici a Merano si sviluppa tra arcate regolari, facciate storiche e un movimento costante che trasforma la strada in un organismo vivo.
Mi trovo a Merano, in Trentino-Alto Adige, dove il centro storico è costruito su una relazione molto forte tra spazio pubblico e percorrenza pedonale. Qui Via Portici rappresenta uno degli assi principali della città, un luogo dove architettura e vita quotidiana si sovrappongono senza soluzione di continuità.
Camminando lungo Via Portici noto come le arcate creino un ritmo regolare che guida lo sguardo e il passo. Le persone si muovono in entrambe le direzioni, alcune si fermano, altre attraversano rapidamente, ma tutte contribuiscono a dare alla strada un senso di movimento permanente.
Via Portici a Merano è anche uno spazio commerciale e sociale insieme, dove negozi e passaggi coperti definiscono un ambiente tipico delle città storiche alpine. In altri articoli del sito dedicati ai centri storici del Trentino-Alto Adige ho già raccontato come questi portici non siano solo elementi architettonici, ma veri dispositivi urbani che modellano il modo in cui si vive la città.
Osservando la scena, il pavimento e la sequenza delle arcate creano una prospettiva che sembra allungarsi all’infinito, mentre la presenza delle persone rende tutto più dinamico e imprevedibile. È proprio questo equilibrio tra struttura fissa e movimento umano a rendere Via Portici così riconoscibile.
Continuo a camminare lasciando che la strada mi porti avanti, mentre Via Portici a Merano cambia leggermente aspetto a ogni passo, tra luce, ombra e passaggi continui.

Ti è mai capitato di attraversare una strada porticata e sentirla quasi “guidarti” nel percorso? Aggiungi un commento oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Via Portici a Merano con portici storici, persone in movimento e prospettiva urbana nel centro storico del Trentino-Alto Adige

Foto scattata con macchina Canon EOS RP e lente Canon RF 24-50.

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Dove si trova la via:

Chiavari, portici di Corso Garibaldi

Porticato di Corso Garibaldi a Chiavari con pavimento decorato e arcate storiche nel centro urbano della città ligure

Chiavari, portici di Corso Garibaldi.
Il porticato di Corso Garibaldi a Chiavari mi accoglie sempre con quella geometria regolare che sembra guidare i passi senza sforzo, e proprio il porticato di Corso Garibaldi a Chiavari diventa qui il vero protagonista dello scatto. Camminando sotto le arcate, il porticato di Corso Garibaldi a Chiavari si trasforma in una linea continua di ombre e luce che accompagna la prospettiva fino al fondo del corridoio urbano.
Mi trovo a Chiavari, Liguria, Italia, in uno dei tratti più riconoscibili della città, dove i portici storici costruiscono un ritmo architettonico che protegge e allo stesso tempo incornicia la vita quotidiana. La scena si sviluppa come un passaggio sospeso, con il pavimento decorato che guida lo sguardo e le colonne in pietra che scandiscono il tempo del cammino.
Il porticato di Corso Garibaldi a Chiavari ha una funzione storica molto legata alla tradizione urbana ligure: i portici, infatti, nascono come soluzione pratica per proteggere i percorsi pedonali da pioggia e sole, ma nel tempo sono diventati anche un elemento identitario delle città del nord Italia, soprattutto nei centri storici medievali e rinascimentali.
Osservando meglio questo tratto, noto come il disegno del pavimento crei un effetto ottico quasi ipnotico, una sequenza di forme che amplifica la profondità del portico. In un altro articolo del sito dedicato agli scorci di Chiavari avevo già raccontato come questi passaggi coperti siano tra gli elementi più fotografati della città, proprio perché cambiano continuamente percezione a seconda della luce e del movimento.
Continuo a camminare lentamente, lasciando che il porticato di Corso Garibaldi a Chiavari mi accompagni fino all’uscita del portico, dove la luce esterna interrompe bruscamente la sequenza regolare delle arcate. È un passaggio semplice, ma sempre efficace, che trasforma anche un momento ordinario in una composizione visiva precisa.

Ti è mai capitato di attraversare un portico e sentirti dentro una prospettiva già disegnata? Aggiungi un commento oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Porticato di Corso Garibaldi a Chiavari con pavimento decorato e arcate storiche nel centro urbano della città ligure

Foto scattata con macchina Canon EOS R50 V e lente Canon RF 28.

La facciata della stazione di Sestri Levante

Facciata della stazione ferroviaria di Sestri Levante vista dalla piazza con edificio semplice, colori chiari e atmosfera tranquilla

La facciata della stazione di Sestri Levante.
Arrivando nella piazza davanti alla stazione di Sestri Levante, la facciata dell’edificio mi è apparsa semplice ma piena di carattere, una scena che racconta bene cosa vedere a Sestri Levante anche nei luoghi più quotidiani. Non è solo un punto di passaggio: osservando la stazione ferroviaria Sestri Levante, si percepisce subito quel senso di arrivo e partenza che accompagna ogni viaggio.
La piazza antistante era tranquilla, con qualche persona che attraversava senza fretta e il rumore lontano dei treni che arrivavano e ripartivano. Guardando la facciata, ho notato le linee pulite, i colori tenui e quell’aria un po’ retrò che molte stazioni liguri conservano ancora oggi. Se qualcuno mi chiedesse cosa vedere a Sestri Levante, probabilmente non citerei subito la stazione, ma è proprio questo il punto: certi luoghi si scoprono solo rallentando.
Mi trovavo a Sestri Levante, in Liguria, Italia, e in quel momento la scena mi è sembrata familiare, quasi rassicurante. Mi ha ricordato altri scatti che ho condiviso sul sito, legati alle stazioni e ai momenti di passaggio, dove il viaggio è più importante della destinazione.
Una curiosità è che molte stazioni ferroviarie liguri furono costruite tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, seguendo uno stile funzionale ma con elementi decorativi che ancora oggi le rendono riconoscibili e legate al territorio.
Ho provato a fotografare la facciata frontalmente, includendo un po’ della piazza, per mantenere quel senso di spazio aperto e di attesa. Non c’era nulla di spettacolare, e proprio per questo mi è sembrato autentico.

Ti è mai capitato di trovare qualcosa di interessante in un luogo che di solito consideri solo di passaggio? Aggiungi un commento oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Facciata della stazione ferroviaria di Sestri Levante vista dalla piazza con edificio semplice, colori chiari e atmosfera tranquilla

Foto scattata con macchina Canon EOS RP e lente Tamron 16-300.

Il sagrato in risseu della Basilica dei Fieschi

Sagrato in risseu della Basilica dei Fieschi a San Salvatore dei Fieschi con portone in pietra e disegni in ciottoli bianchi e neri

Il sagrato in risseu della Basilica dei Fieschi.
Appena arrivato davanti alla Basilica dei Fieschi, il sagrato in risseu mi ha subito colpito, una di quelle immagini che raccontano cosa vedere a San Salvatore dei Fieschi senza bisogno di parole. Le pietre bianche e nere disposte con precisione creano disegni che sembrano muoversi sotto i piedi, e osservandole ho capito quanto il risseu ligure sia parte integrante del paesaggio.
Davanti al portone della basilica, tutto sembrava immobile e allo stesso tempo vivo. Il contrasto tra la facciata in pietra e il sagrato decorato rende questo angolo unico, uno di quei luoghi che consiglieresti a chi si chiede cosa vedere in Liguria lontano dai percorsi più affollati. Il risseu della Basilica dei Fieschi non è solo un dettaglio estetico, ma un elemento che accompagna lo sguardo verso l’ingresso, quasi a guidarti.
Mi trovavo a San Salvatore dei Fieschi, in Liguria, Italia, in una di quelle giornate tranquille in cui il tempo sembra rallentare. Non c’era fretta, solo il silenzio rotto da qualche passo e da un leggero vento. Mi ha ricordato altri scorci che ho raccontato sul sito, dove le superfici raccontano più delle architetture stesse.
Una curiosità interessante è che il risseu è una tecnica tradizionale ligure che utilizza ciottoli di mare per creare motivi decorativi, spesso con simboli religiosi o geometrici, e ogni sagrato ha un disegno unico che lo rende riconoscibile.
Ho cercato di fotografare la scena includendo sia il portone che il sagrato, per non perdere quel dialogo visivo tra sopra e sotto. Non era solo una foto architettonica, ma un modo per fermare un’atmosfera precisa.

Ti è mai capitato di restare colpito più dal pavimento che da ciò che hai davanti? Aggiungi un commento oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Foto scattate con Oppo Reno 12.

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Eccovi anche un bel video che ho registrato all’interno della Basilica:

Dove si trova la basilica:

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