Il Centro Piacentiniano di Bergamo

Porticato del Centro Piacentiniano a Bergamo con colonne, iscrizione latina e vista prospettica verso la piazza

Il Centro Piacentiniano di Bergamo.
Passeggiando nel cuore della città bassa di Bergamo mi sono trovato davanti a uno degli scorci più eleganti e armoniosi dell’urbanistica italiana del Novecento. Il Centro Piacentiniano è uno di quei luoghi che colpiscono per la loro simmetria, per l’uso della pietra e per quell’atmosfera ordinata che invita a fermarsi e osservare.
In questo scatto ho cercato di catturare uno dei porticati più rappresentativi, con le colonne che incorniciano perfettamente la vista verso l’edificio sullo sfondo. La prospettiva centrale guida lo sguardo e crea una composizione quasi naturale, mentre la figura che cammina al centro aggiunge un tocco di vita quotidiana alla scena.
Bergamo, in Lombardia, Italia, è famosa per il suo doppio volto: la città alta medievale e quella bassa più moderna. Il Centro Piacentiniano rappresenta proprio quest’ultima, progettata nei primi decenni del XX secolo dall’architetto Marcello Piacentini, che ha dato vita a uno spazio urbano ampio, arioso e perfettamente organizzato.
Un dettaglio interessante visibile nella foto è l’iscrizione latina posta sopra l’arco: “CIVIVM COMMODITATI VRBIS ORNAMENTO”, che sottolinea come questo spazio sia stato concepito per il comfort dei cittadini e per l’abbellimento della città.
Fotografare questo luogo significa raccontare non solo l’architettura, ma anche il modo in cui viene vissuta. I portici ospitano bar e locali, le persone attraversano la piazza, si fermano, si incontrano. È uno spazio pensato per essere vissuto ogni giorno.
Nel blog ho raccontato anche altri scorci italiani dove l’architettura dialoga con la vita quotidiana, perché sono proprio questi luoghi a restituire l’identità più autentica delle città.

Questa immagine mi fa pensare a quanto l’equilibrio tra estetica e funzionalità possa rendere uno spazio davvero piacevole. Ti piacciono di più i centri storici antichi o le architetture più moderne e razionali? Aggiungi un comment oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Foto scattate con macchina Canon EOS RP e lente Canon RF 24-50.

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La targa del Sestriere Borzoli nel centro di Rapallo

Targa del Sestriere Borzoli nel centro storico di Rapallo su una parete con edifici colorati liguri

La targa del Sestriere Borzoli nel centro di Rapallo.
Passeggiando tra i vicoli e le vie del centro di Rapallo mi sono imbattuto in questo piccolo ma interessante dettaglio, una targa che racconta una parte della storia e della suddivisione storica della città. È proprio osservando questi particolari che si scoprono aspetti meno evidenti ma profondamente legati all’identità del luogo.
Nella fotografia si vede chiaramente la targa dedicata al Sestriere Borzoli, inserita sulla parete di un edificio nel cuore della città. Accanto, i colori caldi delle facciate liguri e le persiane tipiche contribuiscono a creare quella tipica atmosfera che si respira passeggiando in Riviera. Sono proprio questi contrasti tra elementi decorativi e architettura quotidiana a rendere ogni scorcio unico.
Rapallo, in Liguria, Italia, conserva ancora oggi tracce della sua organizzazione storica in “sestieri”, suddivisioni che identificavano diverse zone della città. Il Sestriere Borzoli è uno di questi e la presenza di queste targhe aiuta a mantenere viva la memoria di questa antica ripartizione urbana.
Fotografare dettagli come questo significa raccontare una città in modo diverso, andando oltre i panorami più conosciuti. Non si tratta solo di immortalare un luogo, ma di coglierne l’anima attraverso simboli, scritte e piccoli elementi che spesso passano inosservati.
Una curiosità interessante è che i sestieri erano utilizzati non solo per identificare le zone cittadine, ma anche per organizzare la vita sociale e, in alcuni casi, le competizioni e le tradizioni locali.
Nel blog ho raccontato anche altri angoli di Rapallo e della Liguria, perché credo che siano proprio questi dettagli a rendere ogni passeggiata speciale e diversa ogni volta.

Questa immagine mi fa pensare a quante storie siano nascoste nei muri delle nostre città. Hai mai notato una targa o un dettaglio che ti ha fatto scoprire qualcosa di nuovo su un luogo che credevi di conoscere? Aggiungi un comment oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Targa del Sestriere Borzoli nel centro storico di Rapallo su una parete con edifici colorati liguri

Foto scattata con macchina Canon EOS R50 V e lente Canon RF 24-50.

Sampdoria-Entella 2026/2027

Sampdoria-Entella 2026/2027

Sampdoria-Entella 2026/2027, 31 ottobre 2026 – 10° giornata di campionato di Serie B: 2 a 0, autorete di Tiritiello e rete di Mezzotero.
Le foto, il tifo e le fototifo della partita.

Gradinata Sud contro l’Entella by @Simone G.:

Gradinata Sud contro l’Entella by @Stefano:

Sampdoria-Entella 2026/2027

Sampdoria-Entella 2026/2027

Trenette al pesto, il gusto della Liguria

Trenette al pesto con parmigiano a Genova, un piatto ligure tradizionale fotografato a tavola

Trenette al pesto, il gusto della Liguria.
Davanti a questo piatto ritrovo il piacere semplice della cucina ligure, con il profumo del basilico e una consistenza che racconta subito cosa vedere nei sapori tradizionali della Liguria. La scena fotografica cattura un momento intimo a tavola, dove le trenette al pesto con parmigiano abbondante mostrano tutta la loro anima casalinga e autentica.
Ho scattato questa immagine il 2 marzo 2025 alle 13:11:14, fermando un dettaglio che per me rappresenta uno di quei momenti in cui il cibo diventa memoria. Non c’è bisogno di grandi composizioni quando il protagonista è un piatto preparato con cura: il colore intenso del condimento, la pasta avvolta dal pesto e quella spolverata generosa di parmigiano raccontano già una storia fatta di gesti familiari e di sapori conosciuti.
Quando penso alle specialità italiane, le trenette al pesto sono uno dei primi piatti che riportano immediatamente alla Liguria, e in particolare a Genova, Liguria, Italia, dove questa tradizione culinaria è profondamente legata alla cultura locale. La fotografia nasce proprio da questa sensazione: osservare un piatto non solo come qualcosa da mangiare, ma come un piccolo frammento di territorio da ricordare.
Una curiosità legata a questa preparazione è che il pesto tradizionale genovese viene storicamente realizzato con basilico, pinoli, aglio, olio extravergine di oliva, formaggi e sale, lavorati insieme fino a ottenere una crema profumata. La sua caratteristica principale è mantenere vivo il contrasto tra freschezza aromatica e sapidità.
In questa immagine ho voluto lasciare spazio anche ai dettagli meno perfetti: il piatto già pronto, il tavolo, gli elementi intorno che suggeriscono un momento reale e non costruito. È proprio questa spontaneità che cerco spesso nei miei scatti gastronomici, come in altri racconti dedicati ai sapori locali pubblicati nel fotoblog.
Per chi cerca cosa mangiare in Liguria, questo piatto rimane una delle esperienze più riconoscibili, capace di unire semplicità e carattere senza bisogno di trasformarsi in qualcosa di elaborato. La mia attenzione è rimasta concentrata sulle forme della pasta e sul modo in cui il condimento riesce a legare ogni elemento, creando una fotografia che parla prima ancora di essere assaggiata.
Ogni volta che riguardo questa foto penso a quanto alcuni piatti riescano a raccontare un luogo attraverso pochi ingredienti. Il pesto, la pasta e quel tocco finale di parmigiano diventano così un ricordo visivo oltre che un piacere da condividere.

Qual è il piatto della tradizione italiana che riesce più di tutti a riportarti immediatamente a un luogo o a un ricordo? Aggiungi un comment oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Se volete conoscere la ricetta del vero pesto alla genovese (quello di casa mia) vi invito a leggere l’articolo scritto un po’ di tempo fa da mio papà Loris.

Foto scattate con Oppo Reno 12.

Il drago del tempio Chùa Nam Sơn a Da Nang

Drago decorativo del tempio Chùa Nam Sơn a Da Nang in Vietnam con colori vivaci e motivi tradizionali orientali

Il drago del tempio Chùa Nam Sơn a Da Nang.
Davanti al mio obiettivo ho catturato un dettaglio ricco di colori e simbolismi: il drago del tempio Chùa Nam Sơn, una delle immagini più affascinanti da osservare in Vietnam per chi cerca architetture tradizionali e dettagli decorativi unici. La superficie scolpita e dipinta mostra un grande drago dorato circondato da nuvole stilizzate, un elemento che racconta la profonda presenza della simbologia orientale nei luoghi religiosi vietnamiti.
Avvicinandomi con lo sguardo a questo particolare architettonico, sono rimasto colpito dalla quantità di dettagli presenti nella composizione. Le forme sinuose del corpo del drago, i colori intensi e le decorazioni geometriche dello sfondo creano un insieme in cui ogni elemento sembra avere un significato preciso. La fotografia non mostra soltanto una decorazione, ma un frammento dell’atmosfera che caratterizza questo tempio.
Il Chùa Nam Sơn si trova a Da Nang, nella regione centrale del Vietnam, una zona conosciuta per il rapporto tra tradizione, spiritualità e paesaggi naturali. Durante la visita al tempio, questo tipo di decorazione attira naturalmente l’attenzione perché unisce arte, cultura e architettura in un unico elemento visivo.
Il drago nella cultura vietnamita è considerato un simbolo di forza, prosperità e protezione. Una curiosità interessante è che, nella tradizione dell’Asia orientale, il drago è spesso associato all’acqua e alla capacità di portare equilibrio e fortuna, caratteristiche che lo rendono una presenza frequente nei templi e negli edifici importanti.
Questa fotografia nasce dall’osservazione di un dettaglio che spesso rischia di passare inosservato rispetto all’intero edificio. Nei miei racconti fotografici dedicati ai luoghi asiatici del fotoblog, come quelli dedicati ai templi e alle architetture tradizionali, cerco proprio di fermarmi su questi particolari perché sono spesso loro a raccontare meglio lo spirito di un luogo.
Il drago del tempio Chùa Nam Sơn mostra un equilibrio particolare tra movimento e precisione: sembra quasi emergere dalla parete grazie alle forme curve e ai colori vivaci, creando una scena che cattura lo sguardo anche attraverso una semplice fotografia. Ogni linea decorativa contribuisce a creare una sensazione di energia e armonia.
Per chi cerca cosa vedere a Da Nang in Vietnam, il tempio rappresenta un luogo interessante non solo per la sua struttura generale, ma anche per la ricchezza dei suoi dettagli artistici. Fotografare questi elementi significa conservare una piccola parte di una cultura visiva antica e ancora oggi molto presente.

Quale dettaglio del drago o delle decorazioni tradizionali vietnamite ti incuriosisce maggiormente? Aggiungi un comment oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Drago decorativo del tempio Chùa Nam Sơn a Da Nang in Vietnam con colori vivaci e motivi tradizionali orientali

Drago decorativo del tempio Chùa Nam Sơn a Da Nang in Vietnam con colori vivaci e motivi tradizionali orientali

Foto scattate con macchina Canon EOS RP e lente Canon RF 28.

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La Torre del Mangia nel cuore di Siena

La Torre del Mangia nel cuore di Siena vista da Piazza del Campo con Palazzo Pubblico e architettura medievale

La Torre del Mangia nel cuore di Siena.
Davanti al mio obiettivo ho trovato uno degli scorci più rappresentativi della Toscana: la Torre del Mangia a Siena, un simbolo storico che racconta l’identità della città e uno dei luoghi da vedere in Italia per chi ama le piazze medievali e l’architettura antica. La scena ripresa da una prospettiva laterale mette in evidenza il rapporto tra la torre, il Palazzo Pubblico e gli spazi aperti di Piazza del Campo, creando un’immagine dove passato e vita quotidiana convivono nello stesso momento.
Osservando la fotografia, la prima sensazione è quella di trovarsi davanti a una presenza architettonica difficile da ignorare. La struttura in mattoni della torre sale verso il cielo con una forma elegante e slanciata, mentre la parte superiore in pietra chiara crea un equilibrio visivo che rende il monumento immediatamente riconoscibile. Ho scelto di raccontare questo dettaglio perché non è solo l’altezza della torre a colpire, ma anche il modo in cui riesce a integrarsi con gli edifici circostanti.
La fotografia è stata realizzata in Piazza del Campo, a Siena, in Toscana, Italia, uno degli spazi urbani più conosciuti al mondo e il luogo dove ogni anno si svolge il celebre Palio di Siena. Camminando in questa piazza si percepisce una continuità tra la storia conservata nelle pietre e il movimento delle persone che ancora oggi la attraversano, si fermano e osservano i suoi monumenti.
La Torre del Mangia fu costruita nel XIV secolo come simbolo del potere civile della città. Una curiosità che rende ancora più interessante questo edificio è la scelta della sua altezza, pensata per essere quasi uguale a quella del Duomo di Siena, creando un equilibrio simbolico tra autorità religiosa e politica.
Tra gli articoli del mio fotoblog dedicati ai luoghi storici italiani, questa immagine si collega naturalmente ai racconti fotografici sulle piazze e sui centri antichi, dove spesso sono proprio gli elementi architettonici più importanti a conservare la memoria di una comunità.
Guardando questa fotografia, mi piace pensare alla Torre del Mangia non solo come a un monumento da ammirare, ma come a un punto di riferimento che continua a dare carattere a Siena. La sua presenza domina Piazza del Campo senza interrompere l’armonia degli edifici, creando una composizione che rimane impressa anche dopo aver lasciato la piazza.
Per chi cerca cosa vedere a Siena, questo angolo della città rappresenta un incontro tra bellezza, storia e atmosfera autentica, capace di raccontare molto anche attraverso una semplice immagine fotografica.

Quale dettaglio della Torre del Mangia o di Piazza del Campo ti ha colpito maggiormente? Aggiungi un comment oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

La Torre del Mangia nel cuore di Siena vista da Piazza del Campo con Palazzo Pubblico e architettura medievale

Foto scattata con macchina Canon EOS R50 V e lente Tamron 16-300.

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Villa abbandonata in via Dei Devoto a Lavagna

Villa abbandonata in via Devoto a Lavagna con facciata storica rovinata e dettagli architettonici ancora visibili.

Villa abbandonata in via Dei Devoto a Lavagna.
Davanti a questa villa abbandonata ho incontrato una scena dove il tempo sembra essersi fermato tra pareti segnate dagli anni, finestre vuote e dettagli architettonici che conservano ancora il ricordo della loro storia. Questo edificio dimenticato in Liguria appartiene a quei luoghi abbandonati in Italia che attirano lo sguardo proprio perché mostrano ancora le tracce della vita che un tempo li attraversava.
Avvicinandomi con lo sguardo alla facciata ho cercato di raccontare attraverso la fotografia non soltanto l’aspetto esterno della costruzione, ma anche la sensazione lasciata dai segni del tempo. Le decorazioni consumate, le superfici rovinate e le forme ancora eleganti creano un contrasto particolare tra la bellezza dell’architettura e il lento processo di trasformazione causato dagli anni. Fotografare una villa abbandonata significa spesso confrontarsi con una presenza silenziosa, capace di suggerire molte domande senza offrire risposte immediate.
La fotografia è stata scattata a Lavagna, in Liguria, Italia, lungo via Dei Devoto, dove questa costruzione rimane come un elemento particolare del paesaggio urbano. Per chi cerca cosa vedere a Lavagna oltre agli scorci più conosciuti, anche edifici meno evidenti come questo possono diventare occasioni per osservare la storia nascosta delle città e il modo in cui gli spazi cambiano nel corso del tempo.
Guardando questa facciata ho immaginato gli ambienti interni quando erano ancora vissuti, con stanze animate, persone che entravano e uscivano e una quotidianità oggi completamente scomparsa. Una curiosità legata alle ville storiche è che molte abitazioni costruite tra Ottocento e Novecento non erano soltanto residenze private, ma rappresentavano anche il gusto architettonico e il prestigio delle famiglie che le possedevano.
Nel mio percorso fotografico ho già raccontato altri edifici dimenticati e dettagli nascosti del territorio, perché trovo interessante osservare quei luoghi dove il tempo lascia una propria impronta. Anche una struttura non più utilizzata può conservare un valore visivo e narrativo, soprattutto quando alcuni elementi riescono ancora a raccontare il passato.
Questa villa abbandonata a Lavagna rappresenta proprio quel fragile equilibrio tra memoria e cambiamento che spesso cerco nelle mie immagini. Non sempre sono i luoghi perfetti o restaurati ad attirare la mia attenzione: a volte sono proprio le imperfezioni, le crepe e i segni degli anni a creare una nuova forma di bellezza.
La fotografia diventa così un modo per fermare qualcosa che potrebbe modificarsi o scomparire, lasciando una testimonianza di un angolo del territorio che forse molti attraversano senza fermarsi a osservare.

Ti è mai capitato di passare davanti a un edificio abbandonato e immaginare la storia delle persone che lo hanno abitato? Aggiungi un comment oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Foto scattate con Honor 20.

Dove si trova il palazzo:

Spiedini di calamari gustati sulla Costa Toscana

Spiedini di calamari al Ferrai bar sulla Costa Toscana, un piatto di mare fotografato durante una pausa in crociera.

Spiedini di calamari gustati sulla Costa Toscana.
Nel mio scatto ho voluto fermare un momento semplice legato al piacere di assaporare un piatto di mare durante una giornata trascorsa sulla nave, dove anche un dettaglio gastronomico può diventare parte del ricordo di un viaggio. Gli spiedini di calamari sulla Costa Toscana raccontano un incontro tra sapori mediterranei e la curiosità di scoprire nuove sensazioni attraverso il cibo.
Ho fotografato questi spiedini di calamari perché spesso sono proprio le piccole esperienze a rimanere più impresse nella memoria. Un piatto preparato con cura, osservato prima ancora di essere gustato, può trasformarsi in un frammento del viaggio che vale la pena conservare. Nel contesto del Ferrai bar sulla Costa Toscana ho trovato l’occasione per dedicare attenzione a un momento tranquillo, fatto di gusto e di atmosfera.
La fotografia gastronomica per me non riguarda soltanto il cibo, ma anche tutto quello che gli sta intorno: il momento in cui viene servito, il luogo dove viene assaggiato e il ricordo che riesce a creare. Questi spiedini di calamari diventano così il simbolo di una pausa durante la navigazione, un piccolo dettaglio capace di riportarmi con la mente a quell’esperienza.
Il calamaro è un ingrediente molto presente nella cucina di mare italiana e viene apprezzato per la sua versatilità, perché può essere preparato in molti modi diversi mantenendo sempre un forte legame con le tradizioni delle località costiere. In questo caso la semplicità della preparazione lascia spazio al piacere di gustare un sapore riconoscibile e familiare.
Guardando questa immagine penso a quanto spesso siano gli oggetti più quotidiani a raccontare meglio un viaggio. Non sempre sono necessari grandi panorami per creare un ricordo fotografico: a volte basta un piatto condiviso, un sapore particolare o una pausa lontana dalla routine. Come in altri miei racconti dedicati ai dettagli incontrati durante gli spostamenti, anche questa fotografia nasce dall’idea di conservare un momento che altrimenti sarebbe rimasto soltanto un ricordo personale.
La Costa Toscana diventa così lo sfondo di un’esperienza fatta anche di piccoli piaceri, dove il viaggio passa attraverso tanti particolari diversi, compresi quelli legati alla tavola.

Quale piatto assaggiato durante un viaggio ti ha lasciato un ricordo così forte da volerlo fotografare? Aggiungi un comment oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Foto scattate con Oppo Reno 12.

Un portico moderno a Sestri Levante

Portico moderno a Sestri Levante con colonne in cemento e vetrine colorate tra Largo Giovanni Masi e via Eraldo Fico

Un portico moderno a Sestri Levante.
Mi ritrovo a camminare sotto questo portico moderno a Sestri Levante, cercando di cogliere con lo sguardo le linee pulite e ripetute che si rincorrono una dopo l’altra. Questo scorcio urbano, quasi nascosto tra le vie meno turistiche, è una di quelle cose da vedere a Sestri Levante se si ha voglia di osservare anche l’anima più quotidiana della città, lontana dalle immagini da cartolina.
Le colonne in cemento creano una prospettiva ordinata, quasi ipnotica, mentre i colori accesi delle vetrine a sinistra spezzano la rigidità della struttura. Camminando, sento il ritmo dei passi che si allinea a quello degli elementi architettonici, come se tutto fosse stato pensato per accompagnare chi passa. È uno di quei luoghi che spesso si attraversano senza pensarci, ma che, fermandosi un attimo, raccontano molto di più.
Siamo a Sestri Levante, in Liguria, Italia, in una zona che probabilmente molti considererebbero solo di passaggio, tra Largo Giovanni Masi e via Eraldo Fico. Eppure proprio qui si trova un piccolo esempio di architettura moderna integrata nella vita di tutti i giorni, dove negozi, insegne e dettagli vissuti convivono con linee geometriche essenziali.
Mi piace soffermarmi su questi angoli meno evidenti, un po’ come ho fatto in altre foto dei vicoli e delle passeggiate liguri che ho condiviso nel sito: c’è sempre qualcosa di diverso da raccontare, anche quando il soggetto sembra semplice. In questo caso è la profondità della scena che mi ha colpito, quella sensazione di invito ad andare oltre, a continuare a camminare fino in fondo al portico.
Una piccola curiosità: molte strutture come questa, costruite nel secondo dopoguerra, rispondono a esigenze pratiche di sviluppo urbano rapido, ma oggi diventano interessanti proprio per il loro stile essenziale e funzionale, tipico di quel periodo.

Osservando la luce che entra lateralmente e disegna ombre nette sul pavimento, mi accorgo che anche un luogo apparentemente ordinario può diventare un soggetto fotografico capace di raccontare una storia. E tu, ti fermi mai a guardare questi dettagli mentre cammini? Aggiungi un comment oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Portico moderno a Sestri Levante con colonne in cemento e vetrine colorate tra Largo Giovanni Masi e via Eraldo Fico

Foto scattata con macchina Canon EOS R50 V e lente Tamron 16-300.

Dove ho scattato la foto:

I ravioli al ragù della Trattoria Pagliettini a Comeglio

Piatto di ravioli al ragù della Trattoria Pagliettini a Comeglio, sulle colline di Moneglia, nella Liguria di Levante

I ravioli al ragù della Trattoria Pagliettini a Comeglio.
Ci sono piatti della cucina ligure che riescono a raccontare un territorio meglio di tante parole, e per me i ravioli al ragù sono sicuramente tra questi. In questa fotografia vi mostro un piatto di ravioli al ragù che ho mangiato alla Trattoria Pagliettini, nella località di Comeglio, sulle alture di Moneglia, in provincia di Genova, in Liguria.
La Trattoria Pagliettini è un locale dedicato alla cucina tipica ligure, situato nell’entroterra di Moneglia, lontano dal lungomare e dal ritmo delle località costiere più frequentate. Per raggiungerla bisogna salire verso le colline, attraversando un paesaggio che restituisce un’immagine più tranquilla e rurale della Riviera di Levante. È una zona in cui la tradizione gastronomica dell’entroterra conserva un ruolo importante e in cui i piatti di pasta fatta in casa sono ancora una presenza significativa della tavola.
Davanti a questo piatto, l’attenzione va subito ai ravioli, conditi generosamente con il ragù di carne. Il colore rosso del sugo avvolge la pasta e crea un insieme semplice e invitante, senza bisogno di presentazioni elaborate. È proprio questo che apprezzo nella cucina tradizionale: ricette conosciute, sapori familiari e piatti che puntano sulla sostanza. I ravioli al ragù sono un classico della gastronomia ligure, accanto ad altre specialità come i pansoti con salsa di noci e le tagliatelle al pesto.
La storia della Trattoria Pagliettini è legata alla tradizione locale: secondo il sito del locale, nel dopoguerra il posto era già presente come una piccola osteria dove si servivano pane, salame e vino, prima di diventare una trattoria conosciuta per la cucina ligure. Questa origine racconta bene il legame tra le osterie dell’entroterra e una cucina concreta, nata per accogliere chi viveva e lavorava nella zona.
Ho scattato personalmente questa fotografia durante il mio pasto, perché volevo conservare il ricordo di un piatto tradizionale che merita di essere raccontato anche attraverso le immagini. Quando fotografo il cibo, cerco di mostrare ciò che arriva davvero in tavola: i colori, la consistenza della pasta e il condimento che rende ogni piatto riconoscibile.
Vai a vedere il mio articolo con la mia personale classifica dei ristoranti dove ho mangiato i migliori ravioli al ragù della Provincia di Genova di Levante.

E voi, dove avete mangiato i ravioli al ragù che ricordate con più piacere? Aggiungi un commento oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Foto scattate con Oppo Reno 12.

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