La piazzetta di via Buranco a Monterosso

Piazzetta di via Buranco a Monterosso al Mare con tavoli dei locali e luci serali

La piazzetta di via Buranco a Monterosso.
Passeggiando tra i vicoli di Monterosso al Mare ho voluto fermare con la mia macchina fotografica un momento di vita quotidiana nella piazzetta di via Buranco, uno degli angoli più caratteristici del borgo delle Cinque Terre. Questa fotografia di Monterosso racconta una sera di novembre in cui le luci dei locali, i tavolini all’aperto e le persone riunite intorno al cibo e al vino hanno trasformato una piccola strada del paese in un luogo pieno di movimento e calore.
In via Buranco, nel borgo di Monterosso al Mare, Liguria, Italia, mi sono trovato davanti a una scena che sembrava quasi appartenere a un periodo diverso, lontano dalla frenesia dei mesi estivi. La piccola piazzetta era illuminata dalle lampade dei ristoranti e dalle lanterne, mentre i tavoli erano ancora occupati da visitatori intenti a parlare, mangiare e godersi la serata. Nonostante fosse novembre, l’atmosfera era viva e accogliente.
Ho scelto di fotografare questo momento perché spesso sono proprio le situazioni più semplici a raccontare meglio l’anima di un luogo. Non c’erano grandi monumenti o panorami spettacolari davanti al mio obiettivo, ma una scena fatta di persone, gesti quotidiani e piccoli dettagli: un bicchiere appoggiato sul tavolo, le sedie preparate per gli ospiti, il movimento dei camerieri e le voci che si mescolavano al rumore delle stoviglie.
Quello che mi ha colpito è stato il contrasto tra la frescura della sera autunnale e il calore della piazza. Il profumo del mare si univa a quello della cucina e delle focacce appena preparate, mentre le luci creavano un’atmosfera raccolta tra le case del borgo. Era una di quelle immagini che non hanno bisogno di essere costruite, perché la scena si presenta naturalmente davanti agli occhi.
Via Buranco è una delle stradine che caratterizzano il centro storico di Monterosso e conserva quel rapporto tipico dei borghi liguri tra abitazioni, locali e spazi di incontro. Una piccola curiosità riguarda proprio la struttura di questi vicoli: molti nascono seguendo la conformazione del territorio, adattandosi alla collina e creando passaggi stretti che nel tempo sono diventati parte dell’identità del paese.
Per chi cerca cosa vedere a Monterosso al Mare, non ci sono soltanto la spiaggia, il mare e i panorami delle Cinque Terre. Anche una piccola piazza durante una sera tranquilla può raccontare molto del carattere del borgo. Come in altre fotografie dedicate ai paesi liguri, anche qui ho cercato di catturare una sensazione vissuta direttamente, non soltanto un’immagine da ricordare.
Riguardando questa fotografia penso proprio a quei momenti in cui un luogo riesce a sorprenderti senza bisogno di grandi eventi. Via Buranco quella sera era semplicemente una piccola piazzetta piena di vita, ma proprio per questo è rimasta impressa nella mia memoria.

Qual è il luogo in cui hai trovato un’atmosfera speciale durante una semplice passeggiata? Aggiungi un commento oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Piazzetta di via Buranco a Monterosso al Mare con tavoli dei locali e luci serali

Foto scattata con Oppo Reno 12.

Un piacere per il palato: culatello e mozzarella

Piatto con culatello e mozzarella italiana servito con ingredienti freschi della tradizione gastronomica

Un piacere per il palato: culatello e mozzarella.
Tra i piatti semplici della cucina italiana ci sono combinazioni capaci di raccontare molto più di una semplice ricetta, come questa fotografia dedicata al culatello e alla mozzarella, due prodotti che insieme creano un equilibrio perfetto tra sapidità, delicatezza e consistenze diverse. La scena nasce dall’attenzione verso un dettaglio gastronomico che spesso accompagna i momenti conviviali più piacevoli.
Ho voluto fermare questo piatto con la mia macchina fotografica perché anche il cibo può diventare un ricordo. Non servono preparazioni complicate quando gli ingredienti sono di qualità: una fetta sottile di culatello, una mozzarella fresca e pochi altri elementi possono raccontare la tradizione italiana attraverso colori, profumi e consistenze.
Il culatello è uno dei salumi italiani più pregiati e viene prodotto soprattutto nella zona di Parma. Ricavato dalla parte migliore della coscia del maiale, viene lasciato stagionare a lungo per sviluppare il suo caratteristico sapore dolce e delicato. La mozzarella, in particolare quella di bufala, aggiunge invece freschezza e morbidezza, creando un contrasto che rende il piatto piacevole fin dal primo assaggio.
La fotografia racconta proprio questo incontro tra due eccellenze della gastronomia italiana. Un piatto di culatello e mozzarella può essere un antipasto elegante, ma anche una soluzione semplice per un pranzo leggero accompagnato da pane croccante, olio extravergine di oliva o qualche foglia di basilico.
Una piccola curiosità riguarda il culatello: la sua produzione tradizionale è legata soprattutto alle zone umide vicino al fiume Po, dove il particolare clima favorisce una stagionatura lenta e naturale. È proprio questa combinazione tra territorio e lavorazione artigianale a renderlo così riconoscibile.
Questa immagine si collega agli altri racconti fotografici dedicati ai sapori incontrati nei miei viaggi e alle fotografie di prodotti locali, perché spesso sono proprio i piatti più semplici a conservare i ricordi più autentici. La fotografia non mostra soltanto degli ingredienti, ma un momento di piacere legato alla cultura italiana.
Guardando questa composizione viene quasi spontaneo immaginare il profumo del salume, la freschezza della mozzarella e il piacere di condividere un piatto con qualcuno.

Qual è secondo te l’abbinamento italiano più riuscito tra salumi e formaggi? Aggiungi un commento oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Piatto con culatello e mozzarella italiana servito con ingredienti freschi della tradizione gastronomica

Foto scattata con Honor 20.

Una tavola imbandita nella campagna vietnamita

Una tavola imbandita nella campagna vietnamita

Una tavola imbandita nella campagna vietnamita.

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Se avete curiosità su questo articolo o sul cibo vietnamita in generale scrivetemi un commento oppure andate nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

L’anno scorso, quando siamo tornati in Vietnam per visitare la famiglia, abbiamo organizzato un giorno in cui tornare a casa per bruciare incenso per mio padre e i nonni defunti, e visitare i parenti… In quell’occasione, a casa dei parenti c’era una festa, chiamata anche “anniversario della morte”, e ci hanno invitato a partecipare.
L’anniversario della morte è il giorno in cui parenti, parenti, figli e nipoti si riuniscono e fanno festa per ricordare il defunto ed è un’occasione per chiacchierare in famiglia, parlare di campi, di raccolti… di affari… è un’occasione per connettersi tra loro. Collegando sangue e sangue, ogni anno i bambini imparano di più sulle loro radici, sui loro nonni… tutti sono impegnati, vanno insieme al mercato, preparano polli, anatre e preparano piatti per gli ospiti, tutti assieme.
Quel giorno hanno preparato per noi una tavola piena di piatti: riso bianco, gamberi bolliti, pollo bollito, pesce grigliato in carta di riso, involtini primavera e involtini di manzo al vapore calamari, insalata mista e una ciotola di zuppa di ossa di manzo al curry. Tutti hanno un buon sapore. Anche se eravamo solo ospiti casuali che hanno incontrato, i nostri parenti sono stati molto entusiasti e gentili con noi… hanno cantato con entusiasmo al karaoke, hanno chiacchierato e hanno riso forte. E ovviamente ha partecipato anche mio marito… Sembravano molto felici perché probabilmente era il la prima volta che hanno incontrato uno straniero che andava in una campagna remota e povera… Gli hanno fatto bere un sacco di birra per festeggiare, proprio come le donne, parlano e cantano senza differenza di età o di status… Anche quando stava per farsi tardi, avevamo bisogno di tornare in città ma sembrava che non volessero lasciarci andare, volevano comunque tenerci insieme e divertirci…
Cose come queste sono ormai molto difficili da trovare in città… mi è piaciuta molto l’atmosfera divertente, calda e umana… anche se la temperatura esterna ci faceva sudare…
Si può dire che questo è stato uno dei i momenti più divertenti della vacanza, proprio nella campagna vietnamita.

Foto scattate con Honor 20.

Năm ngoái khi chúng tôi về Việt Nam để thăm gia đình, chúng tôi đã sắp xếp 1 ngày để về quê thắp hương cho ba của Đào và ông bà đã mất, thăm bà con họ hàng…Đúng dịp đó, nhà bà con của Đào có 1 bữa cỗ, còn gọi là “đám giỗ”, họ đã mời chúng tôi thăm dự.
Đám giỗ là ngày bà con, họ hàng, con cháu quây quần, tụ họ và làm cỗ để tưởng nhớ người đã mất và là dịp trò chuyện trong gia đình, chuyện đồng án, mùa vụ…chuyện làm ăn… là 1 dịp gắn kết máu mủ ruột rà, con nít qua mỗi năm lại biết thêm về cội nguồn, về ông bà của mình…mọi người chộn rộn, cùng nhau đi chợ, làm gà, làm vịt và chuẩn bị các món ăn đãi khách, cùng nhau dọn dẹp…trong không khí vô cùng gần gũi, ấm nồng.
Hôm đó, tôi được chứng kiến khung cảnh rất bình dị và thân tình của những người bà con họ hàng của Đào, họ chuẩn bị cho chúng tôi 1 bàn đầy ắp món ăn: cơm trắng, tôm luộc, gà luộc, cá nướng giấy bạc cuốn bánh tráng, ram (chả giò) và chả bò, mực hấp, gỏi trộn và 1 tô canh cà ri xương bò. Tất cả đều hợp vị. Dù chúng tôi chỉ là những vị khách bắt đắc dĩ vô ý mà họ gặp được nhưng những người bà con, họ đã rất nhiệt tình và tươm tất đối với chúng tôi… họ hào hứng ca hát karaoke, trò chuyện và cười đùa rôm rả và tất nhiên tôi cũng tham gia… Dường như họ rất vui vì có thể là lần đầu họ gặp được người nước ngoài đi về 1 vùng quê xa và còn nghèo nàn… Họ mời tôi rất nhiều bia để chung vui, đàn ông cũng như phụ nữ, họ trò chuyện ca hát mà không có khoảng cách tuổi tác hay địa vị…Ngay cả khi trời sắp trở chiều tối, chúng tôi cần trở về thành phố nhưng dường như họ không muốn để chúng tôi đi, vẫn muốn giữ chúng tôi lại chung vui và tận hưởng…Những điều bình dị như thế này, nay rất khó tìm thấy ở thành thị…Tôi đã rất tận hưởng không khí vui vẻ, ấm áp và đầy tình người…dù nhiệt độ ngoài trời làm chúng tôi ướt đẫm…Có thể nói là 1 trong những kỉ niệm khó quên của tôi về làng quê Việt Nam.

A table set in the Vietnamese countryside – Une table dressée dans la campagne vietnamienne – Una mesa puesta en el campo vietnamita. – Uma mesa posta na zona rural vietnamita – Ein gedeckter Tisch in der vietnamesischen Landschaft – Bộ bàn ăn ở làng quê Việt Nam

Frutta secca alla Boqueria di Barcellona

Frutta secca al mercato della Boqueria di Barcellona in Spagna

Frutta secca alla Boqueria di Barcellona.
Tra i colori e le forme dei banchi del mercato della Boqueria ho voluto fermare con la mia macchina fotografica un dettaglio semplice ma ricco di atmosfera: una distesa di frutta secca colorata che racconta la vivacità di uno dei mercati più conosciuti di Barcellona. Questa fotografia della frutta secca alla Boqueria mostra uno di quei particolari che spesso attirano lo sguardo durante una passeggiata, quando un banco ben curato riesce a trasformare prodotti quotidiani in una composizione quasi artistica.
Passeggiando nella Boqueria di Barcellona, Catalogna, Spagna, mi sono trovato davanti a questo banco pieno di vaschette e contenitori con frutta essiccata dai colori molto diversi. Il mercato della Boqueria è uno dei luoghi più interessanti da vedere a Barcellona per chi vuole osservare la vita della città attraverso i suoi sapori e i suoi prodotti, e anche un semplice banco di frutta secca può raccontare molto dell’ambiente che lo circonda.
Nella fotografia si possono riconoscere alcuni prodotti come banana, albicocca, fragola e kiwi essiccati, insieme ad altri pezzi di frutta che non sono riuscito a identificare con precisione. Proprio questa varietà rendeva il banco particolarmente interessante da fotografare: forme, colori e consistenze diverse riunite nello stesso spazio, con tonalità che attiravano immediatamente l’attenzione.
Ho scelto questa immagine perché nei mercati cerco spesso quei dettagli che raccontano un luogo senza bisogno di grandi spiegazioni. La Boqueria non è soltanto un mercato dove acquistare prodotti, ma un ambiente dove osservare persone, tradizioni e influenze provenienti da tutto il mondo. Ogni banco ha una propria identità e contribuisce a creare quell’atmosfera vivace che rende questo luogo così riconoscibile.
Il mercato della Boqueria, ufficialmente Mercat de Sant Josep de la Boqueria, ha origini antiche e nel corso dei secoli è diventato uno dei simboli gastronomici di Barcellona. Una curiosità riguarda proprio la sua struttura attuale: il caratteristico spazio coperto con la grande struttura in ferro risale al XIX secolo e ha contribuito a renderlo uno dei mercati più fotografati della città.
Questa fotografia non è recente, ma conserva ancora il motivo per cui ho sempre trovato interessanti questi luoghi: la capacità di raccontare una città attraverso piccoli elementi quotidiani. Come già raccontato in altri scatti dedicati ai mercati e alle strade di Barcellona, anche qui ho cercato un’immagine che andasse oltre il semplice ricordo di viaggio, concentrandomi su un particolare capace di trasmettere atmosfera.
Per chi cerca cosa vedere a Barcellona, una visita alla Boqueria permette di scoprire un lato più autentico della città, fatto di colori, profumi e incontri. Anche un banco di frutta secca può diventare un piccolo racconto fotografico.

Quale di questi frutti essiccati avresti assaggiato per primo? Aggiungi un commento oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Banco di frutta secca alla Boqueria di Barcellona con banana, albicocca, fragola e kiwi essiccati

Banco di frutta secca alla Boqueria di Barcellona con banana, albicocca, fragola e kiwi essiccati

Foto scattate con macchina Canon EOS M100 e lente Canon EF-M 11-22.

Ecco dove si trova questo mercato:

La Boqueria è il mercato più famoso di Spagna e uno dei più grandi della Catalogna con i suoi 2.583 metri quadrati e con più di 300 bancarelle. È anche uno fra i mercati più antichi di Spagna: nato agli inizi del XVII secolo alle porte della città nella piana del Pla de la Boqueria (che oggi è una piazzetta di fronte all’attuale mercato) per non pagare le tasse sulle merci, fu inaugurato poi, nel 1836, dove si trova tuttora a metà della popolare Rambla, fra il Palazzo della Virreina e il Teatro Liceu.
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Salmone marinato a bordo della nave

Salmone marinato a bordo della nave

Salmone marinato a bordo della nave.
A bordo delle navi da crociera il cibo non manca mai, questo è risaputo. Negli ultimi anni però è cambiato molto il modo di proporlo: non si punta più soltanto sull’abbondanza, ma anche sulla qualità, sulla presentazione e sull’esperienza complessiva. E devo dire che questa evoluzione si nota, soprattutto nei ristoranti di bordo.
Durante la crociera di Natale e Capodanno dello scorso anno, mia moglie era con me sulla ex Costa Firenze e abbiamo deciso spesso di cenare al ristorante invece di limitarci ai buffet. È stata una scelta più che azzeccata, perché ci ha permesso di scoprire piatti decisamente più curati, sia dal punto di vista estetico che da quello del gusto.
Questo, se non ricordo male, era uno dei piatti del menù di Natale: salmone marinato nella barbabietola con vodka e lime. Già alla vista colpiva subito per il colore intenso, quasi violaceo, dato dalla barbabietola, che rendeva il piatto elegante e diverso dal solito. L’impiattamento era semplice ma raffinato, senza eccessi, con il salmone protagonista assoluto.
Al gusto era ancora meglio. La marinatura era ben equilibrata: la dolcezza della barbabietola si univa alla freschezza del lime, mentre la vodka aggiungeva una nota particolare, quasi impercettibile ma capace di completare il piatto. Il salmone era tenero, morbido, e si scioglieva praticamente in bocca.
È proprio questo tipo di piatti che ti fanno cambiare idea sulla cucina in crociera. Non più solo buffet infiniti e piatti standardizzati, ma anche proposte più ricercate, con abbinamenti studiati e una certa attenzione ai dettagli.
Ovviamente non tutti i piatti raggiungono questo livello, ma quando capita, l’esperienza diventa qualcosa di più di una semplice cena: è un piccolo momento da ricordare, soprattutto in un contesto particolare come quello di una nave durante le feste.
E devo dire che questo salmone è stato uno di quei piatti che, ancora oggi, mi torna in mente.

Hai mai trovato qualcosa di simile durante una crociera? Aggiungi un commento oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Foto scattate con Honor 20.

La marinatura è una tecnica di cucina tradizionale per la preparazione delle carni, dei pesci e delle verdure alla cottura o, anche, un’alternativa alla cottura stessa. Essa consiste nell’immersione di cibo cotto o crudo (in questo caso tagliato a fette sottili), per un tempo variabile, in un liquido tipicamente composto da tre tipi di ingredienti: acidi, come ad esempio aceto, succo di limone, vino, birra; oli; aromi (spezie ed erbe). La marinatura nasce con lo scopo di estendere la conservazione degli alimenti, prima ancora che di insaporirli.
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Taglierini neri con calamaretti e pomodorini e olive

Taglierini neri con calamaretti, pomodorini e olive serviti in un ristorante di Genova dopo una partita allo stadio

Taglierini neri con calamaretti e pomodorini e olive.
Dopo una partita allo stadio di Genova, con mia moglie e alcuni amici, ci siamo fermati in città per mangiare qualcosa insieme, ancora con l’energia della partita addosso. Cercando dove mangiare a Genova dopo lo stadio, siamo tornati ancora una volta al ristorante pizzeria Piedigrotta, un posto che conosciamo bene e che rappresenta per noi una certezza dopo le serate allo stadio.
Il locale è semplice ma sempre affidabile, famoso soprattutto per le pizze generose, ma con una cucina che ogni tanto propone anche piatti interessanti fuori menu. Quella sera, tra le proposte, ho trovato un piatto che mi ha subito incuriosito: taglierini neri al nero di seppia con calamaretti, pomodorini e olive.
L’impatto visivo è stato immediato, con il nero della pasta che faceva risaltare i colori vivaci degli ingredienti. Il sapore poi ha confermato le aspettative: un equilibrio piacevole tra mare e terra, con il gusto delicato dei calamaretti, la dolcezza dei pomodorini e la nota più decisa delle olive.
Siamo a Genova, in Liguria, Italia, una città dove il legame con il mare si ritrova naturalmente anche nella cucina, soprattutto nei piatti di pesce serviti nei locali vicino allo stadio e al centro. Questo piatto ne è un esempio semplice ma molto rappresentativo.
In altri racconti del sito ho spesso parlato di Genova attraverso i suoi scorci urbani, i portici e le passeggiate, ma qui il ricordo è più legato a un momento conviviale, fatto di condivisione e di una cena improvvisata dopo una partita.
Una curiosità è che la pasta al nero di seppia è tipica di molte tradizioni marinare del Mediterraneo, nata dall’utilizzo completo del pesce e diventata nel tempo una preparazione raffinata e molto apprezzata.
Alla fine è stato un piatto che ricorderò più per il contesto e l’equilibrio dei sapori che per la sua complessità.

Ti capita spesso di scoprire piatti che ti restano impressi proprio perché legati a un momento speciale? Aggiungi un commento oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Taglierini neri con calamaretti, pomodorini e olive serviti in un ristorante di Genova dopo una partita allo stadio

Foto scattata con Honor 20.

Piatto gustato al ristorante pizzeria Piedigrotta (qui la recensione su TripAdvisor)

Black taglierini with squid, cherry tomatoes and olives – Taglierini noirs aux calamars, tomates et olives – Tagliarines negros con calamares, tomate y aceitunas – Taglierini negros com lulas, tomate e azeitonas – Schwarze Taglierini mit Tintenfisch, Tomaten und Oliven – Mì taglierini đen với mực, cà chua và ô liu – 黑墨鱼面配鱿鱼番茄橄榄 – イカとトマトとオリーブの黒タリオリーニ

Il testo del post è stato scritto con l’aiuto di ChatGPT, un modello di lingua di OpenAI.

Insalata con pollo o vegetariana a Brescia

Insalata con pollo o vegetariana, quale preferite?

Insalata con pollo o vegetariana a Brescia.
Era un pranzo semplice, di quelli che nascono senza troppe aspettative, e proprio per questo restano impressi. L’idea dell’insalata con pollo o vegetariana a Brescia è arrivata quasi per caso, seduti in un bar trattoria in centro, mentre il ritmo della città fuori continuava senza fretta.
Con gli altri commensali abbiamo ordinato due piatti diversi, entrambi costruiti come piccoli equilibri di sapori. La prima insalata con pollo o vegetariana a Brescia era quella con pollo alla soia, lattuga fresca, pomodorini, nocciole croccanti e pane carasau spezzato sopra, quasi a dare una nota secca e leggera allo stesso tempo. La seconda invece era completamente vegetariana, più terrosa nei sapori, con radicchio, carote, olive, lattuga e pomodorini confit che aggiungevano una dolcezza lenta.
Ciò che mi ha colpito non è stato solo il contrasto tra le due insalate, ma il modo in cui raccontavano due approcci diversi allo stesso gesto quotidiano: mangiare. Anche in una città come Brescia, Lombardia, Italia, dove il centro storico alterna piazze ordinate e vie più moderne, questi piccoli momenti diventano parte dell’esperienza urbana senza che ce ne si accorga davvero.
Una curiosità interessante riguarda proprio il pane carasau presente nella prima insalata: è un pane tradizionale sardo, sottilissimo e croccante, nato come alimento dei pastori per la sua lunga conservazione. Ritrovarlo in un contesto urbano del nord Italia crea sempre un piccolo cortocircuito gastronomico.
Mentre osservavo i piatti arrivare al tavolo, mi è venuto in mente quanto spesso le insalate vengano sottovalutate rispetto ad altre preparazioni, e invece possono raccontare molto bene il modo in cui cambiano le abitudini alimentari contemporanee. In un altro articolo del sito avevo raccontato un pranzo simile, sempre legato a un viaggio e a una pausa veloce, ma qui l’atmosfera era più raccolta.
Alla fine non era una scelta tra carne o vegetariano, ma tra due modi diversi di interpretare lo stesso concetto di leggerezza.

E tu, quale delle due avresti scelto? Aggiungi un commento oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Foto scattate con Honor 20.

L’insalata indica genericamente diversi vegetali commestibili le cui foglie si possono mangiare crude e variamente condite; il termine designa anche preparazioni composte da più ingredienti, solitamente da verdure in foglia crude più o meno sminuzzate, caratterizzate dal fatto di essere condite a crudo e mescolate solitamente con una miscela[1] di sale da cucina e olio d’oliva e/o aceti o spremuta di limone e/o altri ingredienti opzionali come pepe, origano, aglio, prezzemolo, rafano e altre spezie aromatiche fresche o essiccate ma anche con lievito alimentare e salse crude varie, come quella di semi di senape.
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Chicken or vegetarian salad in Brescia – Salade au poulet ou végétarienne à Brescia – Ensalada de pollo o vegetariana en Brescia – Salada de frango ou vegetariana em Brescia – Hähnchen- oder vegetarischer Salat in Brescia – Salad gà hoặc chay ở Brescia – 布雷西亚鸡肉或素食沙拉 – ブレシアのチキンまたはベジタリアンサラダ

Il testo del post è stato scritto con l’aiuto di ChatGPT, un modello di lingua di OpenAI.

Kebab al piatto a Barcellona durante una tappa in nave

Un kebab al piatto mangiato a Barcellona

Kebab al piatto a Barcellona durante una tappa in nave.
Quando con la nave faccio tappa a Barcellona, mi capita spesso di non seguire il percorso più ovvio. Invece di uscire per gustare qualche piatto tipico spagnolo, tra tutte le possibilità che la città offre, finisco per dirigermi in un piccolo ristorantino turco e ordinare un kebab al piatto a Barcellona durante una tappa in nave.
È una scelta che si ripete nel tempo, quasi automatica, anche se Barcellona avrebbe davvero molto da offrire dal punto di vista gastronomico. Ogni volta potrei provare qualcosa di diverso, qualcosa di locale, e invece torno sempre lì, a quel piatto semplice e diretto che ormai è diventato una specie di abitudine personale.
Il kebab al piatto a Barcellona durante una tappa in nave non ha nulla di complicato: è immediato, concreto, senza troppi passaggi mentali. Forse è proprio questo il motivo per cui finisco per sceglierlo, soprattutto in un contesto di viaggio dove tutto è già in movimento e niente resta fermo troppo a lungo.
Il kebab è essenziale e riconoscibile: carne speziata, contorni semplici, una combinazione che non cerca di essere altro rispetto a quello che è. In mezzo a una città come Barcellona, piena di alternative e possibilità, questa semplicità diventa quasi una forma di equilibrio personale.
Qualcuno potrebbe storcere il naso davanti a questa scelta, ma alla fine è solo una questione di gusto e di abitudine. Ogni viaggio ha le sue piccole costanti, e per me il kebab al piatto a Barcellona durante una tappa in nave è una di queste.
Una curiosità sul kebab è che nasce come cibo pensato per essere pratico e veloce, adatto a chi si muove, e forse è proprio questa natura semplice che lo rende così coerente con i momenti di viaggio.
Finito il piatto, resta sempre quella sensazione di aver fatto una scelta fuori programma, ma ormai familiare.

Ti è mai capitato di tornare sempre allo stesso piatto anche quando sei in una città piena di alternative? Aggiungi un commento oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Foto scattate con Honor 20.

Ecco dove vado io, in una traversa della Rambla:

L’espressione kebab è essenzialmente di origine persiana: la tradizione araba vuole che il piatto sia stato inventato nel medioevo da soldati persiani che usavano le loro spade per grigliare la carne sul fuoco in campo aperto. Secondo Ibn Battuta, un viaggiatore marocchino, in India il kebab non solo veniva servito nei palazzi reali durante il Sultanato di Delhi (1206-1526 d.C.), ma anche la gente comune lo usava per la prima colazione con il naan, un pane lievitato e cotto al forno. Una variante più antica del kebab (in greco: obeliskos) è attestata in Grecia dall’VIII secolo a.C. negli scritti di Omero e nelle opere classiche di Aristofane, Senofonte e Aristotele.
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Kebab al piatto a Barcellona durante una tappa in nave – Kebab à l’assiette à Barcelone pendant une escale en bateau – Kebab en plato en Barcelona durante una escala en barco – Kebab no prato em Barcelona durante uma escala de navio – Kebab-Teller in Barcelona bei einem Schiffsstopp – Kebab đĩa ở Barcelona trong chuyến dừng tàu – 巴塞罗那船只停靠期间的盘装烤肉 – 船の寄港中にバルセロナで食べるケバブプレート

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Le pappardelle fresche al ragù di carne

Le pappardelle fresche al ragù di carne

Le pappardelle fresche al ragù di carne.
Il profumo del ragù di carne è uno di quelli che riconosco subito, di quelli che riescono a riportarmi a un’idea di cucina lenta e piena, quasi domestica, anche quando mi trovo lontano da casa. Le pappardelle fresche al ragù di carne hanno sempre avuto per me questo effetto: un piatto semplice nella forma, ma profondo nel gusto e nella memoria.
In questo caso lo chef di bordo ha preparato le pappardelle fresche con un ragù di carne davvero intenso e ben legato alla pasta, mentre per altri commensali è stato scelto un condimento ai funghi che però, personalmente, non rientra tra i miei gusti. Le pappardelle fresche al ragù di carne, invece, erano esattamente ciò che cercavo in quel momento: un equilibrio pieno, avvolgente, senza eccessi.
Mentre assaggiavo il piatto, ho pensato a quanto il ragù di carne sia una delle basi più rappresentative della cucina italiana, con infinite varianti regionali ma sempre riconoscibile nella sua identità. In alcune preparazioni tradizionali, come quelle emiliane, la cottura lenta può durare anche diverse ore, proprio per permettere alla carne di fondersi completamente con il sugo.
In altri scatti del mio fotoblog, dove racconto momenti legati ai viaggi e ai sapori incontrati lungo il percorso, cerco spesso di catturare non solo l’immagine del piatto, ma anche la sensazione che lascia. E queste pappardelle fresche al ragù di carne rientrano perfettamente in questa idea di fotografia gastronomica legata all’esperienza.
Alla fine del piatto, è rimasta quella sensazione semplice ma rara di soddisfazione piena, senza bisogno di aggiungere altro.

Ti è mai capitato un piatto così semplice da ricordare più del luogo in cui lo hai mangiato? Aggiungi un commento oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Foto scattate con Honor 20.

Le pappardelle (dal toscano pappare oppure, ma meno attestato, dal provenzale papard) sono un formato di pasta all’uovo del tutto simili alle tagliatelle ma di larghezza decisamente superiore. Sono considerate un tipo di lasagne, nel senso generico di “strisce larghe di pasta sfoglia all’uovo”. Mentre le tagliatelle sono una forma di pasta di tradizione prettamente emiliano-romagnola, le pappardelle, sebbene risentano dell’influsso emiliano, sono di tipica tradizione toscana
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Le pappardelle fresche al ragù di carne – Fresh pappardelle with meat ragù – Les pappardelles fraîches au ragù de viande – Pappardelle frescas con ragú de carne – Frische Pappardelle mit Fleischragout – Mì pappardelle tươi sốt thịt – 肉酱鲜宽面 – 肉ラグーの生パッパルデッレ

Il testo del post è stato scritto con l’aiuto di ChatGPT, un modello di lingua di OpenAI.

Astice a Moneglia, un pranzo alla Ruota

Un ottimo astice gustato nel ristorante La Ruota a Moneglia

Astice a Moneglia, un pranzo alla Ruota.
Tra le cose da vedere e da vivere a Moneglia c’è anche il piacere di fermarsi a tavola, soprattutto quando davanti arriva un piatto di astice che attira subito l’attenzione. Ricordo ancora quel pranzo alla Ruota, con la vista sul borgo e sulla costa a fare da sfondo a una giornata dedicata soprattutto al buon cibo.
Qualche tempo fa sono stato invitato a pranzo in questo ristorante di Moneglia e, tra le diverse portate che abbiamo gustato, questo piatto con astice a volontà è quello che ho deciso di fotografare. Non c’era bisogno di costruire particolarmente la scena: il piatto era già protagonista, con la presenza evidente dell’astice e quella sensazione di abbondanza che rendeva immediatamente l’idea di un pranzo piacevole e senza troppe formalità.
La fotografia nasce proprio da questo momento. Ho voluto fermare con la mia macchina fotografica non soltanto il piatto, ma anche il ricordo di un pranzo trascorso in un luogo che permetteva di unire due aspetti molto diversi: il piacere della cucina e quello di guardare Moneglia dall’interno della sala. La costa e il borgo rimanevano sullo sfondo, mentre l’attenzione, almeno per qualche momento, era tutta concentrata su ciò che avevamo davanti.
Per chi cerca cosa vedere a Moneglia o vuole conoscere meglio questo piccolo centro della costa ligure, il contesto è parte dell’esperienza. Moneglia si trova in Liguria, nella provincia di Genova, in Italia, ed è uno dei borghi della costa ligure che ho avuto modo di fotografare e raccontare anche in altri momenti. In una situazione come questa, però, non ero arrivato con l’intenzione di documentare un monumento o un panorama: ero semplicemente a pranzo, e proprio questa normalità ha reso interessante conservare il ricordo attraverso una fotografia.
Una piccola curiosità legata all’astice è che il suo colore naturale, quando è vivo, può presentarsi con tonalità scure, dal bluastro al bruno, mentre durante la cottura assume il caratteristico colore rosso-arancio che conosciamo. È un dettaglio semplice, ma aiuta a capire quanto anche l’aspetto di un piatto di mare possa cambiare tra la cucina e la tavola.
La Ruota mi è rimasta quindi associata a questa particolare immagine: un piatto generoso, un pranzo in compagnia e la costa di Moneglia come naturale sfondo. Non è una fotografia costruita per raccontare un ristorante in senso promozionale, ma il frammento di un’esperienza personale che ho voluto conservare nel fotoblog. Mi piace anche pensare che queste immagini dedicate al cibo possano dialogare con gli altri racconti sulla Liguria presenti sul sito, dove spesso un luogo viene ricordato attraverso un dettaglio apparentemente semplice.
In questo caso il dettaglio era proprio l’astice. La quantità presente nel piatto aveva attirato immediatamente la mia attenzione e mi sembrava rappresentare bene l’idea di quel pranzo. Fotografare il cibo, per me, significa anche conservare una parte dell’esperienza che spesso rimane fuori dalle fotografie dedicate ai luoghi: non soltanto ciò che si vede passeggiando, ma anche ciò che si incontra quando ci si ferma e ci si siede a tavola.
Riguardando oggi questa fotografia, la cosa che mi torna in mente non è soltanto il sapore dell’astice, ma soprattutto la situazione nel suo insieme: essere seduto a pranzo, avere davanti un piatto importante e poter guardare verso il borgo e la costa. È proprio questo genere di ricordo concreto che mi interessa conservare attraverso le fotografie.

Avete mai assaggiato l’astice durante un pranzo a Moneglia? Aggiungi un commento oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Foto scattata con Honor 20.

Questo è il sito del ristorante: laruotamoneglia.it.

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