Đậu đũa xào thịt heo cucinato a casa in Italia, la ricetta

Padella di Đậu đũa xào thịt heo con fagiolini e maiale saltati in casa in Italia, piatto vietnamita casalingo ricco e saporito

Đậu đũa xào thịt heo cucinato a casa in Italia.
Il profumo caldo che arriva dalla cucina mi riporta sempre a casa, anche se in questo momento sono in Italia, dove preparo spesso il mio Đậu đũa xào thịt heo, un piatto semplice ma pieno di ricordi. Il Đậu đũa xào thịt heo è una di quelle ricette che non hanno bisogno di presentazioni nella mia famiglia: basta il suono della padella per capire che qualcosa di buono sta nascendo.
Quando lo cucino, taglio i fagiolini lunghi e sottili e li unisco al maiale a pezzi, lasciando che il calore della padella faccia il resto. Anche il mio Đậu đũa xào thịt heo fatto in Italia conserva lo stesso spirito di quello che mangiavo in Vietnam, anche se gli ingredienti a volte hanno una piccola variazione. Mio marito osserva sempre curioso mentre preparo il Đậu đũa xào thịt heo, perché per lui è un viaggio in un mondo diverso senza uscire di casa.
Vivo in Italia, e questo piatto diventa un ponte tra la mia vita qui e le mie radici in Vietnam. Il profumo dei fagiolini saltati con la carne di maiale riempie la cucina e si mescola ai ricordi di mercati locali e pranzi in famiglia. A volte penso a quanto sia bello poter cucinare il Đậu đũa xào thịt heo anche lontano dal mio Paese, mantenendo viva una tradizione che non perde significato.

Ingredienti

– fagiolini lunghi (đậu đũa);
– carne di maiale a pezzi;
– aglio;
– salsa di pesce;
– salsa di soia;
– olio;
– sale e pepe.

Preparazione

Per prima cosa preparo tutti gli ingredienti in anticipo, perché questo piatto richiede una cottura veloce e a fuoco vivo. Taglio i fagiolini lunghi (đậu đũa) a pezzi di circa 4–5 cm, cercando di mantenerli della stessa dimensione per una cottura uniforme. La carne di maiale la scelgo leggermente grassa, così rimane più morbida e saporita in padella, e la taglio a bocconcini non troppo grandi.
Scaldo bene il wok o una padella ampia con un filo d’olio. Quando l’olio è caldo, aggiungo l’aglio tritato e lo lascio dorare appena, facendo attenzione a non bruciarlo perché darebbe un sapore amaro al piatto.
A questo punto inserisco la carne di maiale e la salto a fuoco medio-alto. La lascio rosolare bene su tutti i lati, finché non prende un leggero colore dorato e inizia a rilasciare il suo profumo. Se serve, aggiungo un pizzico di sale e una macinata di pepe per insaporire subito la base.
Quando la carne è quasi cotta (ma ancora leggermente tenera), alzo il fuoco e aggiungo i fagiolini. Li salto velocemente insieme alla carne, mescolando spesso per farli insaporire senza farli diventare troppo morbidi: devono restare croccanti e mantenere il loro colore verde brillante.
A questo punto verso la salsa di pesce e un piccolo splash di salsa di soia. Il profumo cambia subito e diventa più intenso e “vietnamita”. Continuo a saltare tutto per qualche minuto, finché i fagiolini sono cotti ma ancora consistenti e la carne è perfettamente glassata dal condimento.
Se il piatto risulta troppo asciutto, aggiungo un cucchiaio d’acqua calda per creare una leggera salsa che lega meglio gli ingredienti.
Prima di spegnere il fuoco, assaggio e regolo eventualmente con un altro goccio di salsa di pesce o un pizzico di pepe.
Servo il Đậu đũa xào thịt heo subito, ancora fumante, spesso accompagnato da riso bianco semplice, che assorbe perfettamente i succhi della carne e dei fagiolini.

Nel nostro blog c’è anche un altro piatto vietnamita cucinato in Italia che racconta lo stesso incontro tra due culture, e spesso li preparo uno dopo l’altro quando voglio sentirmi più vicina a casa.

E ogni volta che lo porto in tavola mi chiedo: quanto può un piatto semplice raccontare la storia di una vita lontana ma ancora presente? Aggiungi un commento oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Foto scattate con Honor 20.

La cattedrale di Hanoi tra fede e caos urbano

Cattedrale cattolica di Hanoi con facciata gotica tra traffico e vita urbana, meta tipica per chi cerca cosa vedere a Hanoi

La cattedrale di Hanoi tra fede e caos urbano.
Camminando nel centro di Hanoi, cercando cosa vedere a Hanoi tra il traffico incessante e le strade piene di vita, mi sono ritrovato davanti alla cattedrale cattolica di Hanoi quasi senza accorgermene. Tra le cose da vedere a Hanoi, questa chiesa emerge all’improvviso, con la sua facciata che sembra appartenere a un’altra città, a un’altra epoca.
Il primo impatto è strano, quasi spiazzante. Sei immerso nel rumore dei motorini, nei clacson, nel flusso continuo di persone, e poi davanti a te si alzano queste torri in stile gotico, scure, un po’ consumate dal tempo. Cercare cosa vedere a Hanoi spesso significa lasciarsi sorprendere da contrasti come questo, dove il passato coloniale francese si intreccia con la vita quotidiana vietnamita.
Mi sono fermato qualche minuto a osservare la scena. Davanti alla cattedrale, la gente continuava a sedersi ai tavolini bassi, a bere qualcosa, a parlare. Nessuno sembrava farci troppo caso, come se fosse semplicemente parte del paesaggio. E forse è proprio questo che la rende così interessante per chi cerca cosa vedere a Hanoi: non è un monumento isolato, ma un luogo vivo.
Siamo ad Hanoi, nel nord del Vietnam, e qui la cattedrale di San Giuseppe rappresenta uno dei simboli più evidenti della presenza francese nel XIX secolo. Una piccola curiosità: è stata costruita nel 1886 ed è una delle chiese più antiche della città, ispirata alla Notre-Dame di Parigi.
Mi ha ricordato un’altra foto che avevo pubblicato tempo fa sempre qui ad Hanoi, in una strada poco distante, dove la vita quotidiana si mescola continuamente con l’architettura storica. È una città che non si lascia mai raccontare in modo semplice.
Se stai pensando a cosa vedere a Hanoi, questo è uno di quei luoghi che non colpiscono solo per l’estetica, ma per l’atmosfera che riescono a creare intorno.

Ti è mai capitato di trovarti davanti a un luogo così diverso da quello che ti aspettavi? Aggiungi un commento oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Cattedrale cattolica di Hanoi con facciata gotica tra traffico e vita urbana, meta tipica per chi cerca cosa vedere a Hanoi

Foto scattata con macchina Canon EOS RP e lente Canon RF 28.

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Ha Long Bay vista dall’alto

Vista dall’alto della baia di Ha Long Bay con isolotti rocciosi che emergono dal mare e vegetazione verde tra le formazioni

Ha Long Bay vista dall’alto.
Da questo punto panoramico la baia di Ha Long si apre davanti a me con una prospettiva completamente diversa da quella che si può avere dall’acqua. È una delle immagini che meglio raccontano cosa vedere a Ha Long Bay quando si riesce a osservare questo paesaggio da una posizione più elevata.
Arrivare fin quassù non è stato immediato, ma una volta raggiunto il punto più alto ho capito subito che la salita era valsa la pena. Davanti a me avevo un paesaggio enorme, quasi difficile da racchiudere in una sola fotografia, con il mare che occupava gli spazi tra centinaia di isolotti e le grandi formazioni rocciose che emergevano dall’acqua.
Ha Long Bay si trova nel nord-est del Vietnam, nella provincia di Quang Ninh, e vista dall’alto assume un aspetto completamente diverso rispetto alle immagini che normalmente si vedono delle sue acque. Dal livello del mare le isole sembrano soprattutto grandi pareti di roccia; da qui, invece, diventano parte di un disegno molto più ampio, fatto di forme, distanze e prospettive che cambiano continuamente.
Mi sono fermato a guardare prima ancora di pensare alla fotografia. C’erano alcune imbarcazioni molto lontane, quasi minuscole rispetto all’estensione della baia, e le pareti calcaree degli isolotti emergevano dalla superficie del mare ricoperte di vegetazione. Da questa altezza le distanze sembravano dilatarsi e anche le barche, che normalmente rappresentano un elemento importante nelle fotografie della baia, diventavano soltanto piccoli punti nel paesaggio.
Ho voluto scattare questa fotografia proprio per cercare di restituire quella sensazione di vastità. Non era semplice trovare un’inquadratura che comprendesse abbastanza panorama senza perdere completamente i particolari. La baia è talmente complessa che lo sguardo tende continuamente a spostarsi da un isolotto all’altro, seguendo le linee irregolari delle rocce e gli spazi d’acqua che le separano.
Se vi state chiedendo cosa vedere a Ha Long Bay, naturalmente le escursioni in barca permettono di vivere il paesaggio da vicino, ma una vista dall’alto aggiunge un’altra chiave di lettura. Da qui si comprende meglio quanto siano numerose le formazioni rocciose e quanto sia articolata la costa. È come passare dalla lettura di un singolo dettaglio alla visione dell’intero insieme.
Una curiosità che vale la pena ricordare è che Ha Long Bay è stata riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio mondiale per il suo eccezionale paesaggio carsico. Le sue formazioni calcaree sono il risultato di processi geologici sviluppatisi nel corso di milioni di anni, modellati dall’azione dell’acqua e dagli agenti atmosferici. È proprio questa lunga evoluzione naturale ad aver creato l’incredibile successione di isolotti e pareti rocciose che si vede nella fotografia.
Riguardando lo scatto, però, non è tanto l’aspetto geologico a tornarmi in mente. È soprattutto quella sensazione di sospensione che ho provato arrivando in cima. Il paesaggio sembrava quasi immobile e, nonostante la presenza delle barche, dava l’impressione che il tempo scorresse molto più lentamente.
Fotografare un luogo così conosciuto ha anche una difficoltà particolare. Ha Long Bay è stata fotografata migliaia di volte e trovare un punto di vista che restituisca almeno una parte della sensazione provata sul posto non è scontato. In questo caso non cercavo necessariamente l’immagine perfetta, ma una fotografia che ricordasse la vastità che avevo davanti agli occhi.
La cosa che mi piace maggiormente è il contrasto tra la regolarità dell’acqua e le forme quasi casuali degli isolotti. Alcune rocce sembrano emergere isolate, altre sono raccolte in gruppi e creano passaggi e corridoi naturali. La vegetazione, poi, copre gran parte delle superfici e rende ancora più evidente la differenza tra il verde delle montagne e il blu del mare.
Questa fotografia si collega anche al mio racconto fotografico del Vietnam, dove ho raccolto nel tempo immagini di luoghi e momenti molto diversi tra loro. Dopo aver fotografato strade, città e dettagli della vita quotidiana, trovarmi davanti a un paesaggio di queste dimensioni ha significato cambiare completamente modo di osservare e di fotografare.
Ho scattato questa immagine proprio per conservare quella prospettiva e quel senso di ampiezza. Da terra si possono cogliere i dettagli delle singole formazioni, mentre da qui tutto diventa un grande mosaico naturale. E forse è proprio questo il motivo per cui una vista di Ha Long Bay dall’alto rimane così impressa: non mostra soltanto la baia, ma permette di percepirne la scala.
Guardando ancora una volta questa fotografia, mi sembra quasi di essere tornato per qualche istante lassù, davanti a quel panorama silenzioso e pieno di forme. È uno di quei luoghi nei quali la fotografia può conservare soltanto una parte dell’esperienza, lasciando fuori proprio quella sensazione di immensità che si prova quando ci si trova davvero davanti al paesaggio.

Avete mai visto Ha Long Bay dall’alto o preferite scoprirla navigando tra i suoi isolotti? Aggiungi un commento oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Ha Long Bay vista dall’alto, con isolotti calcarei ricoperti di vegetazione che emergono dal mare

Foto scattata con macchina Canon EOS RP e lente Tamron 16-300.

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Dove si trova la baia:

Tra bancarelle di aglio al mercato del Vietnam

Bancarella del mercato in Vietnam piena di teste d’aglio bianche e violacee impilate in grandi quantità ravvicinate

Tra bancarelle di aglio al mercato del Vietnam.
Mi trovo davanti a una distesa compatta di aglio che riempie lo sguardo senza lasciare spazio ad altro, e l’aglio diventa subito il protagonista assoluto di questa scena semplice e concreta. Le teste d’aglio si accumulano una sull’altra come piccole architetture naturali, alcune perfettamente bianche, altre con leggere sfumature violacee che raccontano varietà diverse e passaggi di mani diverse prima di arrivare qui. In questo mercato del Vietnam l’aglio non è solo un ingrediente, ma una presenza quasi rituale, sempre ordinata ma mai davvero statica, perché sembra vibrare nel continuo passaggio di chi compra e chi vende.
L’odore non lo posso percepire attraverso l’immagine, ma lo immagino facilmente: un profumo pungente che si mescola all’umidità del mercato e al legno delle cassette. L’aglio diventa quasi un linguaggio comune tra le persone che si muovono attorno alle bancarelle, un punto fermo che accomuna cucine e tradizioni lontane. Qui l’aglio è ovunque, e osservandolo così da vicino sembra quasi di poter distinguere la trama sottile delle sue radici secche e la consistenza fragile della buccia.
Una curiosità interessante riguarda proprio il ruolo dell’aglio nella cucina vietnamita: viene spesso utilizzato come base aromatica fondamentale nei soffritti, insieme a scalogno e peperoncino, creando quella profondità di sapore che caratterizza molti piatti locali. Non è solo un condimento, ma un elemento identitario che attraversa ricette quotidiane e piatti delle feste.

Osservando questa scena mi chiedo quanto lavoro invisibile ci sia dietro ogni singola testa d’aglio e quante storie attraversino questo mercato prima di arrivare nelle cucine di chi vive qui ogni giorno. E tu, quante volte hai guardato davvero da vicino un ingrediente così semplice? Aggiungi un commento oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Foto scattate con macchina Canon EOS R50 V e lente Canon RF 28.

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La statua dorata nella Khai Dinh Tomb a Hue

Statua dorata dell’imperatore nella Khai Dinh Tomb a Hue con dettagli decorativi e ambiente interno riccamente decorato

La statua dorata nella Khai Dinh Tomb a Hue.
Entrando nella Khai Dinh Tomb a Hue, lo sguardo viene subito catturato dalla statua dorata che domina lo spazio con una presenza quasi immobile ma intensa. La statua dorata nella Khai Dinh Tomb sembra osservare tutto senza muoversi, seduta in un silenzio che riempie la stanza più di qualsiasi suono.
Mi sono fermato davanti a quella figura cercando di capire cosa mi colpisse davvero: non era solo l’oro, né la posizione, ma l’insieme di dettagli che la rendevano così viva pur essendo immobile. Le superfici riflettevano la luce in modo irregolare, creando zone più brillanti e altre più opache, come se il tempo avesse lasciato tracce anche lì. La statua dorata nella Khai Dinh Tomb non è semplicemente decorativa, ma sembra custodire qualcosa di più profondo.
Scattando le due foto, ho cercato di cambiare leggermente l’angolazione, per cogliere come la percezione cambiasse anche solo di poco. Da un lato la figura appariva più distante, quasi irraggiungibile, dall’altro più vicina, con i dettagli del volto e delle mani più evidenti. In entrambi i casi, però, rimaneva quella sensazione di rispetto che ti viene spontanea in un luogo del genere.
L’interno della tomba è ricco di decorazioni, ma questa statua riesce comunque a emergere senza sforzo. È come se tutto il resto fosse lì per accompagnarla, senza mai sovrastarla. Una curiosità interessante è che la Khai Dinh Tomb fu costruita per l’imperatore Khải Định, e la statua rappresenta proprio lui, realizzata per custodire simbolicamente la sua presenza anche dopo la morte.
Restando lì davanti ancora qualche istante, ho cercato di non pensare troppo, lasciando che fosse l’atmosfera a guidarmi. Le fotografie che ne sono uscite non vogliono spiegare, ma solo restituire quella sensazione di quiete e imponenza allo stesso tempo.

Ti è mai capitato di trovarti davanti a una statua che sembra avere una presenza reale? Aggiungi un commento oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Foto scattate con macchina Canon EOS R50 V e lente Tamron 16-300.

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Khải Dinh (Huế, 8 ottobre 1885 – Huế, 6 novembre 1925) è stato un imperatore vietnamita. Visitò la Francia nel 1922, mentre nel 1923 fece costruire il padiglione Tứ Phương Vô Sự a Huế. Khải Định soffriva di problemi di salute come il padre e diventò un tossicodipendente. Morì di tubercolosi nella Città Proibita Viola a Huế, secondo la sua concubina Ba Phi, che lo ha descritto come “non interessato al sesso” e “fisicamente debole”.
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The golden statue inside Khai Dinh Tomb in Hue – La statue dorée dans la tombe de Khai Dinh à Hué – La estatua dorada en la tumba de Khai Dinh en Hue – A estátua dourada no túmulo de Khai Dinh em Hue – Die goldene Statue im Khai Dinh Grab in Hue – Tượng vàng trong lăng Khai Dinh ở Huế – 顺化启定陵中的金色雕像 – フエのカイディン廟の金色の像

Il testo del post è stato scritto con l’aiuto di ChatGPT, un modello di lingua di OpenAI.

La Thien Mu Pagoda e la torre a sette piani di Hue

La torre a sette piani della Thien Mu Pagoda a Hue si erge sopra il complesso buddhista con vegetazione e atmosfera tranquilla sul fiume dei Profumi

La Thien Mu Pagoda e la torre a sette piani di Hue.
Mi avvicino alla riva del Fiume dei Profumi con l’idea chiara in testa: la Thien Mu Pagoda è un luogo che non si lascia guardare in fretta, e soprattutto la Thien Mu Pagoda sembra respirare insieme al paesaggio che la circonda. Il primo impatto non è mai solo visivo, ma quasi fisico, come se l’aria stessa cambiasse consistenza mentre la torre a sette piani della Thien Mu Pagoda si alza davanti a me.
La struttura emerge con una presenza verticale molto netta, e la torre a sette piani della Thien Mu Pagoda diventa subito il punto verso cui si orienta lo sguardo. Cammino lentamente, senza una direzione precisa, lasciando che siano le linee architettoniche a guidarmi. La superficie del complesso non è mai uniforme: ci sono angoli, vuoti, passaggi che si aprono all’improvviso, e in mezzo a tutto questo la Thien Mu Pagoda mantiene una sua calma quasi assoluta. È interessante sapere che questa torre, chiamata Phuoc Duyen, è uno dei simboli più riconoscibili di Hue e venne costruita nel XIX secolo per celebrare la tradizione buddhista della città.
Mi fermo qualche minuto davanti alla base della torre a sette piani della Thien Mu Pagoda, osservando come la sua forma ottagonale sembra dialogare con lo spazio circostante. Non è solo un elemento architettonico, ma una presenza che sembra contenere tempo e memoria. Attorno, il silenzio è rotto solo da piccoli suoni lontani, e questo rende la Thien Mu Pagoda ancora più intensa nella percezione.
Continuando a esplorare il complesso, mi colpisce la semplicità del contrasto tra la vegetazione e le linee della torre. Non c’è nulla di eccessivo, tutto sembra calibrato in modo naturale, quasi spontaneo. La Thien Mu Pagoda non impone, ma accompagna. E proprio questo la rende così memorabile.
Una curiosità: la torre a sette piani è spesso considerata il simbolo non ufficiale di Hue perché rappresenta la continuità storica e spirituale della città, visibile da lontano lungo il fiume e usata per secoli come punto di riferimento per chi arrivava via acqua.

Mentre resto ancora lì, mi chiedo quanto possa cambiare la percezione di un luogo quando lo si guarda attraverso una sola struttura così iconica. E tu, cosa noteresti per primo arrivando alla Thien Mu Pagoda? Aggiungi un commento oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Foto scattate con macchina Canon EOS RP e lente Tamron 16-300.

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La Thien Mu Pagoda e la torre a sette piani di Hue – Thien Mu Pagoda and the seven-storey tower of Hue – La pagode Thien Mu et la tour à sept étages de Hué – La pagoda Thien Mu y la torre de siete pisos de Hue – A Pagoda Thien Mu e a torre de sete andares de Hue – Die Thien Mu Pagode und der siebenstöckige Turm von Huế – Tháp bảy tầng của chùa Thiên Mụ ở Huế – フエのティエンムー寺と七層の塔 – 顺化天姥寺与七层塔 – フエのティエンムー寺と七層の塔

Il testo del post è stato scritto con l’aiuto di ChatGPT, un modello di lingua di OpenAI.

Un cestino di tamarindo al Con Market di Da Nang

Cestino di tamarindo esposto al Con Market di Da Nang, mercato coperto vietnamita con bancarelle di frutta tropicale, luce naturale diffusa e corridoi interni affollati.

Il cestino di tamarindo al Con Market di Da Nang mi si presenta subito davanti mentre cammino tra i corridoi del mercato. Il cestino di tamarindo al Con Market di Da Nang è compatto, scuro, quasi fermo nel suo equilibrio dentro un ambiente che invece non smette mai di muoversi. Mi fermo perché questo contrasto mi colpisce immediatamente e mi costringe a rallentare.
Il rumore del Con Market è continuo, fatto di voci sovrapposte, passi veloci e gesti ripetuti che si susseguono senza interruzione. In mezzo a tutto questo, il cestino di tamarindo al Con Market di Da Nang diventa un punto visivo stabile, qualcosa che non cambia mentre tutto intorno scorre. Lo osservo con calma, lasciando che lo sguardo si abitui alla sua superficie irregolare, alla consistenza vellutata dei frutti, alla loro forma naturale e imperfetta.
Mi accorgo che non è solo un oggetto esposto, ma parte di un sistema più grande fatto di vendita quotidiana, di abitudini ripetute, di piccoli gesti che si ripetono ogni giorno nello stesso modo ma mai identico. Il mercato coperto di Da Nang vive proprio di queste micro variazioni. E il cestino di tamarindo al Con Market di Da Nang sembra quasi sintetizzare questa idea: qualcosa di semplice che però contiene il ritmo intero del luogo.
Resto fermo qualche minuto, osservando come le persone passano senza soffermarsi troppo, mentre io invece rimango agganciato a questo dettaglio. È curioso come un elemento così piccolo riesca a cambiare la percezione dell’intero spazio. Più lo guardo, più il mercato intorno sembra organizzarsi attorno a lui, come se fosse un piccolo centro temporaneo dentro il caos.
Quando riprendo a muovermi, continuo a pensare a quanto questi dettagli siano importanti nel ricordare un luogo. Non le grandi scene, ma le piccole presenze che restano impresse senza forzature.

E mi chiedo se, alla fine, siano proprio questi dettagli a definire davvero la memoria di un viaggio. Aggiungi un commento oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Cestino di tamarindo esposto al Con Market di Da Nang, mercato coperto vietnamita con bancarelle di frutta tropicale, luce naturale diffusa e corridoi interni affollati.

Foto scattata con macchina Canon EOS RP e lente Canon RF 28.

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A basket of tamarind at Con Market in Da Nang – Un panier de tamarin au marché Con de Da Nang – Una cesta de tamarindo en el mercado Con de Da Nang – Um cesto de tamarindo no mercado Con de Da Nang – Ein Korb mit Tamarinde im Con Market Da Nang – Một giỏ me ở chợ Cồn Đà Nẵng – 岘港韩市场的一篮罗望子 – ダナンコン市場のタマリンドのかご

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La spiaggia di Bãi Biển sulla costa del Vietnam

La spiaggia di Bãi Biển in Vietnam

La spiaggia di Bãi Biển sulla costa del Vietnam.
Davanti alla costa di Quy Nhơn, nella regione di Binh Dinh, Vietnam, ho incontrato uno scorcio che racconta bene il fascino delle spiagge del Vietnam meno conosciute. La spiaggia di Bãi Biển, con la sua lunga linea di sabbia e il paesaggio naturale che la circonda, è uno di quei luoghi dove il mare e la tranquillità diventano il vero soggetto della fotografia.
Ho voluto fermare questa immagine con la mia macchina fotografica perché mi ha colpito l’equilibrio tra la semplicità della costa e la sensazione di spazio aperto che trasmette. Non sempre sono i luoghi più famosi a lasciare un ricordo: a volte una spiaggia tranquilla, lontana dai percorsi più affollati, riesce a raccontare meglio l’atmosfera di un territorio.
Bãi Biển si trova vicino alla città di Quy Nhơn, una zona del Vietnam centrale conosciuta per il suo rapporto con il mare, le spiagge e una dimensione ancora più rilassata rispetto ad altre località costiere molto frequentate. La sabbia chiara, il profilo della costa e la presenza della vegetazione rendono questo tratto interessante per chi cerca cosa vedere a Quy Nhơn e vuole scoprire un lato più naturale del Paese.
Osservando questa fotografia penso soprattutto alla calma del paesaggio. La spiaggia non appare come un semplice luogo dove fermarsi qualche ora, ma come uno spazio in cui rallentare, ascoltare il ritmo delle onde e osservare i dettagli della costa. È proprio questo tipo di atmosfera che cerco spesso quando fotografo un luogo: non solo un’immagine bella, ma una sensazione legata al momento.
Una breve curiosità riguarda proprio Quy Nhơn: questa città costiera è storicamente legata alla cultura Cham, un antico popolo che ha lasciato importanti testimonianze architettoniche nella regione. Questo patrimonio si affianca alla bellezza naturale della costa, creando un territorio ricco di storie diverse.
Durante il viaggio ho imparato che il Vietnam offre paesaggi molto differenti tra loro, dalle grandi città ai piccoli angoli sul mare. Questa spiaggia mi ricorda altri scorci costieri che ho raccontato nel blog, dove il valore della fotografia nasce proprio dall’incontro tra natura e vita locale.
Se stai cercando una spiaggia del Vietnam lontana dalle mete più conosciute, Bãi Biển vicino a Quy Nhơn rappresenta una possibilità interessante per scoprire una costa più tranquilla e autentica.

Qual è la spiaggia meno conosciuta che ti è rimasta più impressa durante un viaggio? Aggiungi un commento oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Spiaggia di Bãi Biển a Quy Nhơn in Vietnam con sabbia dorata, mare tranquillo e vegetazione sulla costa

Spiaggia di Bãi Biển a Quy Nhơn in Vietnam con sabbia dorata, mare tranquillo e vegetazione sulla costa

Foto scattate con macchina Canon EOS RP e lente Canon RF 24-50.

Ecco dove si trova questa spiaggia:

La bella spiaggia dorata di Da Nang in Vietnam

La bella spiaggia dorata di Da Nang in Vietnam

La bella spiaggia dorata di Da Nang in Vietnam.
Nessun viaggio in Vietnam è completo senza una visita alla spiaggia di Da Nang. O almeno per tutti i vietnamiti questa è una delle spiagge più belle del paese. Con le sue estese distese di sabbia bianca finissima, l’orizzonte infinito dell’oceano e le palme che ondeggiano dolcemente, questa destinazione vi lascerà senza parole.
Preparatevi a sperimentare albe mozzafiato che dipingono il cielo con sfumature di rosa, arancione e viola. La spiaggia di Da Nang è famosa per offrire uno spettacolo cromatico ogni mattina, creando un’atmosfera di serenità e contemplazione. Lungo la spiaggia si estende un boulevard vivace, il luogo perfetto per una passeggiata romantica o per immergersi nella vivace cultura locale. Troverete bancarelle che offrono prelibatezze gastronomiche vietnamite e artigianato locale.
Gli amanti dell’acqua troveranno il loro paradiso a Da Nang. Attività come il surf, lo snorkeling e le escursioni in barca sono disponibili per coloro che cercano emozioni in mare aperto.
A pochi passi dalla spiaggia, la Montagna di Marmo offre un’escursione ricca di spiritualità. Templi antichi, grotte mistiche e panorami spettacolari vi attendono in cima, rendendo questa montagna una tappa imperdibile.
La sera, scegliete uno dei numerosi ristoranti lungo la spiaggia per assaporare prelibatezze locali mentre il sole tramonta sull’orizzonte. Un’esperienza culinaria con una vista senza pari.
Da Nang è molto più di una destinazione balneare; è una sinfonia di colori, sapori e sensazioni che rimarranno con voi per sempre. Esplorate la spiaggia, immergetevi nella cultura e lasciatevi incantare dalla bellezza autentica di Da Nang.

Conosci il Vietnam?
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La bella spiaggia dorata di Da Nang in Vietnam

La bella spiaggia dorata di Da Nang in Vietnam

Foto scattate con Gopro Hero 10 black.

Dove si trova Da Nang:

Đà Nẵng è un municipio di prima classe e la quinta città più popolosa del Vietnam. Sorge sulla riva occidentale del fiume Hán sulla costa del Mar Cinese Meridionale ed è uno dei porti più importanti del Paese. In quanto municipio di prima classe, è sotto il controllo diretto del governo centrale. Đà Nẵng è il centro commerciale e culturale del Vietnam centrale, nonché la città più popolosa della regione. Il porto e la sua posizione sulla Strada Nazionale 1 e sulla ferrovia Nord-Sud la rendono un importante nodo trasportistico. Nelle vicinanze si trovano vari siti Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO, tra cui la città imperiale di Huế, la città vecchia di Hoi An e le rovine di My Son.
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The beautiful golden beach of Da Nang in Vietnam – La belle plage dorée de Da Nang au Vietnam – La hermosa playa dorada de Da Nang en Vietnam – A bela praia dourada de Da Nang, no Vietnã – Der wunderschöne goldene Strand von Da Nang in Vietnam – Bãi biển vàng tuyệt đẹp của Đà Nẵng ở Việt Nam – 越南岘港美丽的金色海滩 – ベトナムのダナンの美しい黄金のビーチ

Il testo del post è stato scritto con l’aiuto di ChatGPT, un modello di lingua di OpenAI.

Il grande Buddha del monastero Ngoc Hoa

Grande statua dorata del Buddha nel monastero Ngoc Hoa nella zona di Qui Nhon, Vietnam

Il grande Buddha del monastero Ngoc Hoa.
Durante il viaggio in Vietnam dello scorso anno, insieme a mia moglie sono arrivato nella zona di Qui Nhon e, durante un’escursione, abbiamo avuto l’occasione di visitare il monastero Ngoc Hoa. Tra gli elementi che hanno attirato subito la mia attenzione c’era la grande statua dorata del Buddha, visibile all’interno di questo piccolo centro spirituale.
La fotografia nasce proprio da quell’incontro. Ho voluto fermare con la macchina fotografica la figura del Buddha perché, rispetto alle dimensioni degli edifici e dell’ambiente circostante, la statua dominava decisamente la scena. Il colore dorato contribuiva inoltre a renderla ancora più evidente, soprattutto osservandola da una certa distanza.
Quando penso a cosa vedere nei dintorni di Qui Nhon, questa visita è una di quelle che ricordo con maggiore curiosità. La zona non è soltanto mare e spiagge, ma offre anche luoghi legati alla spiritualità e alla cultura vietnamita che permettono di conoscere un aspetto completamente diverso del territorio.
Il monastero Ngoc Hoa si trova nella zona di Qui Nhon, nella provincia di Binh Dinh, in Vietnam. Arrivare in questo contesto significa allontanarsi per un po’ dalla dimensione più urbana e immergersi in un ambiente nel quale la presenza religiosa diventa immediatamente riconoscibile.
La statua del Buddha era senza dubbio il soggetto principale che volevo fotografare. La sua grandezza fa sì che lo sguardo venga attirato immediatamente verso l’alto e che l’immagine abbia un punto di riferimento molto preciso. Mi piace questo genere di fotografia perché non è necessario cercare una composizione particolarmente complicata: è il soggetto stesso, con le sue proporzioni, a costruire la scena.
Una curiosità legata alla rappresentazione del Buddha è che le sue statue possono assumere forme e caratteristiche molto diverse a seconda della tradizione artistica e del contesto nel quale vengono realizzate. La posizione del corpo, delle mani e l’espressione del volto possono avere significati simbolici, quindi anche una statua apparentemente semplice può contenere molti elementi da osservare.
Durante la visita non mi sono soffermato soltanto sulla statua, ma è naturalmente lei quella che è rimasta maggiormente impressa nella memoria. Le dimensioni, il colore e la posizione all’interno del monastero la rendevano il punto dominante dell’intero ambiente.
È anche questo uno degli aspetti che mi piace della fotografia di viaggio. A volte non serve cercare il monumento più famoso o la vista più conosciuta: può bastare incontrare un soggetto che, per proporzioni o per il modo in cui si inserisce nell’ambiente, riesce a catturare immediatamente l’attenzione.
La mia macchina fotografica mi ha permesso di conservare proprio quella sensazione. Riguardando oggi questa immagine, mi torna alla mente l’escursione fatta con mia moglie e soprattutto la sorpresa di trovarci davanti a una statua così imponente in un luogo che, almeno per me, era completamente nuovo.
Se state cercando cosa vedere a Qui Nhon e nei suoi dintorni, luoghi come questo possono aggiungere una prospettiva diversa alla visita. Non è soltanto una questione di fotografare una grande statua, ma di incontrare un ambiente nel quale architettura, spiritualità e paesaggio convivono.
Il Buddha dorato rimane quindi il ricordo più evidente della visita al monastero Ngoc Hoa. È una fotografia che appartiene a quel viaggio in Vietnam e che, più che raccontare un luogo attraverso molte informazioni, mi permette di ricordare un preciso momento dell’escursione.
Come per altre fotografie di viaggio che ho pubblicato, anche questa mi piace perché dietro all’immagine c’è un’esperienza realmente vissuta e un luogo che ho potuto vedere personalmente. È questo il motivo per cui continuo a conservare e pubblicare anche fotografie apparentemente semplici: spesso sono proprio quelle che, a distanza di tempo, riportano alla memoria un viaggio intero.

Avete mai incontrato una statua di Buddha così imponente durante un viaggio in Vietnam? Aggiungi un commento oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Grande statua dorata del Buddha nel monastero Ngoc Hoa nella zona di Qui Nhon, Vietnam

Foto scattata con macchina Canon EOS RP e lente Canon RF 24-50.

Ecco dove si trova la statua:

Un buddha, anche budda in italiano, è, secondo il Buddismo, un essere che ha raggiunto il massimo grado dell’illuminazione (bodhi). Buddha è il participio passato del sanscrito budh, prendere conoscenza, svegliarsi. Buddha significa quindi “risvegliato”, con riferimento al passaggio della coscienza dalla condizione di sonno (ὕπνος, hýpnos) alla condizione di piena realizzazione.
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