I portici del centro di Reggio Emilia

I portici del centro di Reggio Emilia

I portici del centro di Reggio Emilia.
Passeggiare sotto i portici del centro di Reggio Emilia è come entrare in un mondo sospeso tra passato e presente. Ogni colonna, ogni arco racconta secoli di storia, di incontri quotidiani, di passi e conversazioni che si sono ripetuti fino a diventare parte dell’anima della città. Mi piace camminare qui nelle prime ore del mattino, quando le luci filtrano tra gli archi e il selciato risplende ancora di rugiada, e sentire il silenzio interrotto solo dal canto di qualche uccello o dal rumore leggero dei passi degli abitanti che iniziano la giornata.
I portici non sono solo protezione dalle intemperie: sono spazi vivi, scenografie urbane che invitano a fermarsi. Passeggiando, osservo le facciate decorate, le vetrine delle botteghe storiche, le porte antiche che custodiscono storie di famiglie, di mestieri e di commerci. Ogni arco ha il suo ritmo, ogni colonna un carattere diverso: alcuni severi e austeri, altri leggeri e delicati. Tutto contribuisce a creare un’atmosfera di continuità, come se ogni passo fosse un dialogo silenzioso tra architettura e cittadino.
Quando il pomeriggio si avvicina, i portici si animano di voci, risate e profumi: i bar con i tavolini all’aperto, le librerie che invitano a curiosare, le botteghe artigiane che mostrano al mondo piccoli tesori fatti a mano. Camminare qui non è mai uguale a ieri: la luce cambia, le ombre si allungano, e anche il suono dei passi assume un ritmo diverso. I portici diventano allora una guida silenziosa, un percorso che accompagna chiunque voglia conoscere Reggio Emilia con lentezza e attenzione.

Ti sei mai soffermato a osservare come i portici possano raccontare la storia di una città, passo dopo passo, arco dopo arco?
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I portici del centro di Reggio Emilia

Foto scattata con macchina Canon EOS RP e lente Canon RF 24-50.

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Sorta per volere del console Marco Emilio Lepido lungo la via Emilia, l’antica strada romana che collegava Piacenza a Rimini, Reggio Emilia può fregiarsi dell’appellativo di Città del Tricolore, in quanto la bandiera d’Italia, su ispirazione dei vessilli della Repubblica Cispadana, nacque e fu mostrata per la prima volta in questa città il 7 gennaio 1797. Il vessillo fu esposto nella settecentesca Sala del Tricolore del municipio, che ospita le sedute del consiglio comunale.
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The arcades of downtown Reggio Emilia – Les arcades du centre de Reggio Émilie – Las arcadas del centro de Reggio Emilia – As arcadas do centro de Reggio Emilia – Die Arkaden der Innenstadt von Reggio Emilia – Những mái vòm ở trung tâm Reggio Emilia – 雷焦艾米利亚市中心的拱廊 – レッジョエミリア中心部のアーケード –

Il testo del post è stato scritto con l’aiuto di ChatGPT, un modello di lingua di OpenAI.

Un vicolo nascosto nel cuore di Perugia

Un vicolo nascosto nel cuore di Perugia

Un vicolo nascosto nel cuore di Perugia.
Camminare per le stradine del centro storico di Perugia è come fare un viaggio indietro nel tempo, e quel giorno mi sono trovato a percorrere un vicolo stretto che sembrava sospeso tra passato e presente. Le case di pietra si stringevano una all’altra, con le persiane colorate leggermente scrostate dal tempo e i fiori che spuntavano da vecchi balconi in ferro battuto. Ogni passo mi faceva sentire il rumore dei miei passi rimbalzare sulle mura antiche, accompagnato dal profumo della pietra riscaldata dal sole e da un leggero sentore di caffè proveniente da una finestra aperta.
Il vicolo sembrava custodire segreti che solo chi passeggia con calma riesce a cogliere: vecchie targhe incise con nomi di famiglie, piccole botteghe artigiane nascoste tra le pieghe delle mura, e scalini che portavano verso cortili interni ricchi di storia. Ho cercato di fermare il tempo con la macchina fotografica, ma più scattavo, più percepivo che la vera magia stava nell’osservare, respirare e ascoltare ogni dettaglio. La luce filtrava tra i palazzi, creando contrasti di ombra e sole, rendendo quel vicolo un quadro vivo, pronto da scoprire passo dopo passo.
Mentre percorrevo l’ultima curva, il vicolo si apriva su una piccola piazzetta nascosta, e per un attimo mi sono sentito solo spettatore di una scena che sembrava costruita apposta per chi sa fermarsi e guardare con attenzione. La bellezza di Perugia non è solo nelle piazze famose o nei monumenti, ma anche in questi angoli dimenticati, dove la città sussurra la sua storia con calma e delicatezza.

Ti sei mai soffermato a guardare un vicolo stretto e silenzioso, scoprendo che custodisce più storie di quanto immaginassi? Aggiungi un commento oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Un vicolo nascosto nel cuore di Perugia

Foto scattata con macchina Canon EOS RP e lente Canon RF 24-50.

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Dove si trova Perugia:

Cappella San Giovanni a Bolzano tra arte e spiritualità

Cappella San Giovanni a Bolzano tra arte e spiritualità

Cappella San Giovanni a Bolzano tra arte e spiritualità.
Passeggiando per le vie di Bolzano, mi capita spesso di scoprire angoli nascosti che raccontano storie profonde. La Cappella di San Giovanni è uno di quei luoghi che mi affascina ogni volta: una piccola chiesa immersa nel centro storico, con una facciata semplice che nasconde al suo interno affreschi delicati e un’atmosfera di pace quasi tangibile.
Entrando, sento subito il silenzio che avvolge ogni parete, come se il tempo qui scorresse più lentamente. Mi perdo nei dettagli degli affreschi, nelle figure dei santi e nelle scene bibliche, tutte piccole ma ricche di significato. È incredibile pensare che queste opere siano lì da secoli, testimoni della devozione di generazioni di fedeli e della storia stessa di Bolzano.
Amo fermarmi anche solo pochi minuti, sedermi su una panca e lasciarmi trasportare da quell’aria raccolta, così diversa dal trambusto delle piazze vicine. Attorno alla cappella, la città moderna continua a pulsare: botteghe, caffè e vicoli che raccontano una vita quotidiana fatta di incontri e di energia. Eppure, dentro la cappella, tutto sembra sospeso, un luogo dove arte, storia e spiritualità si incontrano in perfetta armonia.
Ogni volta che torno qui, mi ricordo quanto sia prezioso il patrimonio nascosto che Bolzano custodisce e quanto sia importante concedersi il tempo per scoprirlo davvero, senza fretta. La Cappella di San Giovanni non è solo un monumento da vedere, è un luogo da vivere, sentire e ricordare.

Hai mai scoperto un angolo nascosto della tua città che ti ha lasciato senza parole come questa cappella? Aggiungi un commento oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Foto scattate con macchina Canon EOS RP e lente Canon RF 24-50.

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Dove si trova la chiesa:

La cappella dedicata a San Giovanni include un ciclo di affreschi della prima metà del XIV secolo, eseguiti della Scuola di Giotto: Leggenda di San Giovanni, Storie di Maria, Leggenda di San Nicolò, fra cui spicca la scena del cavaliere dell’Apocalisse con sotto i peccatori.
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San Giovanni Chapel in Bolzano – Chapelle Saint-Jean à Bolzano – Capilla San Juan en Bolzano – Capela São João em Bolzano – Kapelle St. Johann in Bozen – Nhà nguyện San Giovanni tại Bolzano – 博尔扎诺圣若望小教堂 – ボルツァーノのサン・ジョヴァンニ礼拝堂

Il testo del post è stato scritto con l’aiuto di ChatGPT, un modello di lingua di OpenAI.

Il cactus monumentale sul sagrato di Santo Stefano

Il cactus secolare sul sagrato di Santo Stefano

Il cactus monumentale sul sagrato di Santo Stefano.
Quella volta che ho alzato lo sguardo verso il sagrato della Basilica di Santo Stefano a Lavagna, non mi aspettavo di trovare uno spettacolo così curioso: un cactus imponente e apparentemente secolare, piantato da tempo immemore proprio davanti alla facciata della chiesa. È uno di quegli elementi che non puoi non notare se ti fermi a guardare con attenzione, perché il contrasto tra la pietra antica della basilica e la vitalità “selvatica” della pianta crea un dialogo sorprendente tra natura e storia.
Non ci sono molte fonti ufficiali che raccontano l’origine esatta del cactus, ma chi vive o frequenta Lavagna lo indica come un simbolo unico di questo luogo: nel corso degli anni la pianta è diventata quasi una presenza affettuosa e pittoresca, che accompagna i passanti così come l’architettura barocca della chiesa racconta secoli di vita cittadina. La basilica stessa ha radici antichissime, con origini documentate già in epoca medievale e rifacimenti barocchi nel XVII secolo, che la rendono una delle chiese più significative del Tigullio.
Quando mi avvicino al cactus, penso a quante stagioni deve aver visto passare: estati calde di mare e turismo, inverni umidi tipici della Liguria, festa della Torta dei Fieschi e processioni che scendono la scalinata sotto gli sguardi rispettosi di chi riposa in piazza. Non posso fare a meno di restare un attimo a contemplare come una pianta così “straniera” all’ambiente ligure possa essere divenuta parte integrante di un luogo tanto amato.

Hai mai notato un cactus così curioso in un luogo storico e ti sei fermato a osservarlo? Aggiungi un commento oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Il cactus secolare sul sagrato di Santo Stefano

Foto scattata con macchina Canon EOS RP e lente Canon RF 24-50.

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Portici di Via Entella a Chiavari

Portici di Via Entella a Chiavari

Portici di Via Entella a Chiavari.
Camminare sotto i portici di Via Entella a Chiavari significa immergersi in una dimensione sospesa tra storia e vita quotidiana. Le arcate, eleganti e ordinate, raccontano secoli di passaggi, di mercati e di incontri che hanno definito il carattere della città. Non sono semplici passaggi coperti: sono cornici di vita, luoghi dove il tempo sembra rallentare.
Ogni arco ha il suo ritmo, ogni colonna segna uno spazio che un tempo era destinato al commercio, alle botteghe artigiane, ai mercanti di spezie e tessuti. Oggi, pur cambiata la funzione, la magia rimane. Passeggiando tra le facciate colorate e le vetrine moderne, si percepisce la continuità di una storia che non si interrompe.
I portici non sono solo architettura: sono protezione dal sole estivo e dalla pioggia invernale, accoglienti e umani. Offrono rifugio, ritmo alla camminata, ma anche occasioni di osservazione: volti che si incontrano, gesti ripetuti da generazioni, conversazioni leggere che attraversano il vento tra le arcate.
Via Entella è uno dei cuori pulsanti di Chiavari, e i suoi portici ne sono la spina dorsale visibile. Non serve una guida per apprezzarli: basta camminare, guardare in alto, notare le decorazioni, ascoltare il respiro della città. In ogni passo si percepisce l’armonia tra funzione e bellezza, tra utilità e poesia.
In una città come Chiavari, dove il tempo storico convive con la quotidianità moderna, i portici di Via Entella sono un esempio perfetto di come l’architettura possa essere viva, accogliente, e al contempo testimone silenziosa di storie antiche e nuove.

Conosci Chiavari e questa sua via?
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Portici di Via Entella a Chiavari

Foto scattata con Oppo Reno 12.

La Torre dell’Orologio in Piazza Grande a Modena

La storica torre dell’orologio di Modena

La Torre dell’Orologio in Piazza Grande a Modena.
Guardando verso l’alto nel cuore del centro storico di Modena, è difficile non fermarsi davanti alla torre che domina Piazza Grande e che, con il suo grande quadrante, rappresenta uno dei punti di riferimento più riconoscibili della città. È proprio questo rapporto tra la torre e la piazza che mi ha spinto a fotografarla dal basso, cercando di raccogliere nello scatto la sua presenza verticale.
La Torre dell’Orologio è integrata nel Palazzo Comunale e non va quindi considerata come un elemento isolato rispetto al resto dell’edificio. Osservandola nella sua posizione, si capisce bene come l’architettura civile di Modena sia strettamente legata alla storia della piazza e agli edifici che la circondano. La torre emerge sopra i portici e le facciate del centro storico, diventando quasi un punto naturale verso cui dirigere lo sguardo.
Ho voluto fotografare questo particolare proprio perché, visto dal basso, assume una prospettiva diversa rispetto alle immagini più generali della piazza. Il grande quadrante dell’orologio diventa immediatamente il protagonista della composizione, mentre le logge, gli archi e gli elementi decorativi contribuiscono a dare profondità alla scena.
La Torre dell’Orologio si trova a Modena, in Emilia-Romagna, Italia, nel cuore del centro storico e direttamente affacciata su Piazza Grande. Se si cerca cosa vedere a Modena durante una passeggiata nel centro, questo è uno di quei dettagli architettonici che si incontrano quasi naturalmente, soprattutto mentre ci si muove tra la piazza e gli edifici del Palazzo Comunale.
Il quadrante è probabilmente l’elemento che riconosco più facilmente nella fotografia. I numeri romani e la particolare indicazione delle ore ricordano il ruolo che gli orologi pubblici hanno avuto per secoli nella vita delle città. Prima che il tempo fosse scandito dalla grande disponibilità di orologi personali che conosciamo oggi, un orologio civico rappresentava un riferimento concreto per chi lavorava, commerciava o semplicemente viveva la città.
Un piccolo approfondimento storico riguarda proprio la torre. La sua configurazione attuale è il risultato di trasformazioni avvenute nel corso del tempo, che hanno modificato e ampliato strutture di origine medievale inserendole nel complesso del Palazzo Comunale. È quindi difficile leggerla come un’opera appartenente a un solo periodo: la sua forma attuale conserva tracce di diverse fasi della storia architettonica di Modena.
Nella parte sottostante il quadrante si può notare anche la nicchia con la figura femminile e, nello scatto, le bandiere istituzionali. Più in basso, la loggia con gli archi e le colonne accompagna l’ingresso del Palazzo Comunale. Sono dettagli che dal livello della piazza possono sembrare secondari, ma che diventano molto più evidenti quando si osserva la torre attraverso l’obiettivo.
Quello che mi piace di questa fotografia è proprio la possibilità di isolare un elemento preciso senza perdere completamente il contesto. La torre rimane il soggetto principale, ma la sua architettura racconta inevitabilmente qualcosa della piazza in cui si trova. È un esempio di come, durante una passeggiata fotografica, anche un singolo edificio possa diventare il punto di partenza per osservare meglio tutto ciò che gli sta intorno.
Piazza Grande, insieme agli edifici storici che la circondano e al vicino Duomo di Modena, costituisce uno dei nuclei monumentali più importanti della città. Il complesso è riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio mondiale e questo rende ancora più interessante osservare non soltanto i monumenti più celebri, ma anche i dettagli architettonici che contribuiscono all’identità dell’insieme.
Mi piace particolarmente il modo in cui la Torre dell’Orologio si inserisce nella struttura urbana. Non sembra semplicemente aggiunta alla piazza, ma appare come parte della sua organizzazione visiva. Dal basso, come nella mia fotografia, la verticalità della torre contrasta con lo sviluppo orizzontale della piazza e dei portici, creando una composizione che rende immediatamente riconoscibile questo angolo di Modena.
È anche questo il motivo per cui fotografie come questa continuano ad avere un loro spazio nel mio fotoblog. Non sempre cerco un soggetto insolito o sconosciuto: a volte preferisco fermarmi davanti a un elemento molto noto e provare a raccontarlo dal punto di vista dal quale l’ho realmente incontrato.
La Torre dell’Orologio di Modena è uno di quei soggetti che, pur facendo parte del patrimonio storico della città, continua a essere inserito nella vita quotidiana del centro. E forse è proprio questo il particolare che mi interessava conservare nello scatto: non soltanto una torre storica, ma un punto del paesaggio urbano che continua a segnare visivamente la piazza.

Durante una passeggiata a Modena, ti fermeresti anche tu a fotografare la Torre dell’Orologio dal basso? Aggiungi un commento oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Foto scattata con macchina Canon EOS RP e lente Canon RF 24-50.

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Dove si trova la torre:

Il palazzo del Municipio di Chiavari

Palazzo del Municipio di Chiavari, edificio bianco affacciato su Piazza Nostra Signora dell'Orto

Il Palazzo del Municipio di Chiavari.
Nel centro di Chiavari, in Liguria, mi sono fermato davanti alla facciata chiara del Palazzo del Municipio, affacciato su Piazza Nostra Signora dell’Orto. È uno di quegli edifici che si incontrano durante una passeggiata senza necessariamente cercarli, ma che meritano qualche istante di attenzione per la loro presenza nel paesaggio della città.
Ho voluto fotografare proprio questo palazzo perché rappresenta bene uno degli aspetti che mi piace osservare nei centri storici liguri: edifici che non sono soltanto belli da vedere, ma che continuano ad avere una funzione nella vita quotidiana della comunità. Il Municipio, infatti, non è semplicemente un edificio storico, ma ancora oggi è il luogo dell’amministrazione cittadina.
La facciata bianca è probabilmente il primo elemento che colpisce osservandolo dalla piazza. Da qui deriva anche il nome di Palazzo Bianco, con cui l’edificio è conosciuto. Le linee ordinate e abbastanza sobrie danno alla costruzione un carattere neoclassico, senza ricorrere a una decorazione particolarmente elaborata.
Mi interessa proprio questo equilibrio. Quando fotografo un palazzo storico, non cerco necessariamente il dettaglio più spettacolare: spesso preferisco osservare come l’edificio si inserisce nello spazio circostante. In questo caso è il rapporto tra la facciata, la piazza e il resto del centro di Chiavari a rendere interessante la fotografia.
Il Palazzo del Municipio di Chiavari venne costruito nella prima metà dell’Ottocento sull’area precedentemente occupata dalla chiesa di San Francesco. La trasformazione dell’area racconta quindi anche un momento di cambiamento della città, quando il vecchio tessuto urbano venne modificato per creare nuovi spazi e nuove funzioni pubbliche.
Una piccola curiosità riguarda proprio la precedente presenza della chiesa. La cancellata in ferro battuto dell’edificio religioso, realizzata dal ferraio Cassinelli, venne rimossa durante la trasformazione dell’area e la decisione suscitò alcune polemiche tra i cittadini. È un dettaglio che fa capire come anche le trasformazioni urbanistiche che oggi consideriamo parte della storia possano essere state molto discusse all’epoca.
Guardando il palazzo attraverso la macchina fotografica, mi piace pensare a questa stratificazione. La fotografia mostra una costruzione ottocentesca, ma sotto di essa rimane la memoria di uno spazio che aveva avuto una funzione completamente diversa.
Se ci si chiede cosa vedere a Chiavari durante una passeggiata nel centro, il Palazzo del Municipio è sicuramente uno degli edifici che vale la pena osservare. Non lo considero però una meta isolata: il suo interesse nasce soprattutto dal rapporto con la piazza e con le altre architetture che si incontrano camminando per il centro.
Piazza Nostra Signora dell’Orto contribuisce infatti a dare al palazzo il suo contesto. Fermarsi qualche minuto permette di guardare la facciata con maggiore attenzione, cogliendo le proporzioni dell’edificio e il modo in cui il suo colore chiaro emerge nel panorama urbano.
La fotografia è stata scattata da me proprio con l’intenzione di conservare questo scorcio. Quando fotografo luoghi che fanno parte del territorio ligure, mi piace alternare i soggetti più conosciuti ai palazzi e agli angoli che costituiscono la normale fisionomia delle città. Sono immagini che magari non hanno la spettacolarità di un panorama, ma che nel tempo diventano una memoria personale dei luoghi attraversati.
Il Municipio continua inoltre a essere legato alla vita pubblica di Chiavari. Al suo interno si svolgono le attività amministrative e le occasioni ufficiali della comunità. Questa continuità d’uso è uno degli aspetti che trovo più interessanti negli edifici storici: possono cambiare le persone, cambiare la città intorno e cambiare le esigenze, mentre il palazzo continua a essere utilizzato.
Il Palazzo Bianco si collega naturalmente anche ad altri miei articoli dedicati ai centri storici liguri, nei quali ho fotografato piazze, strade e particolari architettonici. Sono tasselli diversi dello stesso racconto, costruito nel tempo attraverso immagini scattate durante le mie passeggiate.
In questo caso ho scelto di concentrarmi sul Palazzo del Municipio perché mi sembrava un buon esempio di come un edificio pubblico possa raccontare contemporaneamente architettura e storia urbana. La facciata semplice nasconde infatti il cambiamento avvenuto nell’area e, allo stesso tempo, continua a essere parte della Chiavari di oggi.
È questo il genere di fotografia che mi piace conservare: non necessariamente quella di un luogo che tutti cercano, ma quella di un edificio che, osservato con un po’ di attenzione, permette di conoscere meglio la città.

Avete mai fotografato il Palazzo del Municipio durante una passeggiata nel centro di Chiavari? Aggiungi un commento oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Palazzo del Municipio di Chiavari, edificio bianco affacciato su Piazza Nostra Signora dell'Orto

Foto scattata con macchina Canon EOS RP e lente Canon RF 28.

La Fontana di Trevi: meraviglia barocca di Roma

Fontana di Trevi a Roma con statua di Oceano e sculture barocche illuminate tra acqua e marmo

La Fontana di Trevi: meraviglia barocca di Roma.
Nel cuore di Roma, Lazio, Italia, tra vicoli stretti e palazzi storici, si trova uno dei monumenti più iconici e affascinanti della città: la Fontana di Trevi. Questo capolavoro del barocco non è soltanto una fontana, ma un simbolo universale di arte, storia e tradizione capace di incantare milioni di visitatori ogni anno.
Ho scattato questa fotografia cercando di catturare non solo la maestosità della fontana, ma anche l’atmosfera che la circonda. Nonostante la folla quasi costante, c’è qualcosa di unico nel rumore dell’acqua che scorre e nella luce che si riflette sul marmo, creando un contrasto suggestivo con l’architettura circostante.
Le origini della Fontana di Trevi sono profondamente legate alla storia antica di Roma. L’acqua che la alimenta proviene infatti dall’Acqua Vergine, un acquedotto costruito nel 19 a.C. da Marco Vipsanio Agrippa per rifornire le terme romane. La fontana che vediamo oggi fu invece realizzata nel XVIII secolo, quando papa Clemente XII bandì un concorso vinto dall’architetto Nicola Salvi. I lavori iniziarono nel 1732 e si conclusero nel 1762 sotto la direzione di Giuseppe Pannini.
Il nome “Trevi” ha origini incerte ma affascinanti: potrebbe derivare da “Tre Vie”, le tre strade che convergono nella piazza, oppure da “Trebium”, un antico toponimo della zona. Qualunque sia la sua origine, il nome è ormai indissolubilmente legato a uno dei luoghi più celebri al mondo.
La composizione scenografica della fontana è straordinaria. Al centro domina la figura di Oceano, che emerge imponente su un carro a forma di conchiglia trainato da cavalli marini guidati da tritoni. Ai lati si trovano le statue dell’Abbondanza e della Salubrità, mentre nella parte superiore bassorilievi e decorazioni raccontano la storia legata alla scoperta della sorgente. L’intera struttura è integrata nella facciata di Palazzo Poli, creando un effetto teatrale che rende la fontana ancora più spettacolare.
Una delle tradizioni più famose legate alla Fontana di Trevi è il lancio della monetina. Secondo la leggenda, lanciando una moneta con la mano destra sopra la spalla sinistra si assicura il ritorno a Roma. Ogni giorno migliaia di persone compiono questo gesto, contribuendo a una raccolta significativa destinata a opere benefiche. Poco conosciuta ma altrettanto suggestiva è la “Fontanella degli Innamorati”, una piccola vasca laterale legata alla tradizione secondo cui chi beve insieme da essa resterà unito per sempre.
La fontana è diventata immortale anche grazie al cinema. Indimenticabile è la scena de “La Dolce Vita” di Federico Fellini, in cui Anita Ekberg entra nelle acque invitando Marcello Mastroianni a seguirla, trasformando questo luogo in un simbolo della cultura cinematografica italiana.
Oggi la Fontana di Trevi è uno dei monumenti più fotografati al mondo. La sua bellezza senza tempo, le storie che racchiude e l’atmosfera unica che si respira la rendono una tappa imprescindibile per chi visita Roma.

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Fontana di Trevi a Roma con statua di Oceano e sculture barocche illuminate tra acqua e marmo

Foto scattata con Honor 20.

Eccovi anche un bel video della fontana:

Video registrato con Gopro Hero 10 Black.

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La Fontana di Trevi è la più grande e fra le più celebri fontane di Roma. Costruita sulla facciata di Palazzo Poli da Nicola Salvi, il concorso indetto da papa Clemente XII nel 1731 era stato inizialmente vinto dallo scultore francese Lambert-Sigisbert Adam ma successivamente l’incarico passò a Salvi.
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Sic nos non nobis sul portone di Palazzo Centurione

Scritta latina Sic nos non nobis sul portone di Palazzo Gio Battista Centurione a Genova

Sic nos non nobis sul portone di Palazzo Centurione.
Passeggiando nel centro storico di Genova mi sono fermato davanti a una piccola iscrizione capace di raccontare una storia molto più grande delle sue poche parole. La fotografia nasce proprio da questo dettaglio del portone di Palazzo Gio Battista Centurione, in Piazza Fossatello, dove il motto latino “Sic nos non nobis” richiama valori antichi ancora oggi capaci di far riflettere.
A volte sono proprio i particolari meno appariscenti a catturare la mia attenzione fotografica. In mezzo ai palazzi storici e al movimento quotidiano dei vicoli genovesi, una frase incisa nella pietra può diventare il soggetto principale di uno scatto. In questo caso il motto sul portone di Palazzo Centurione mi ha incuriosito per il suo significato e per il legame con la storia della città.
La fotografia è stata scattata in Piazza Fossatello, nel cuore del centro storico di Genova, Liguria, Italia, una zona dove ogni strada conserva testimonianze del passato della Repubblica marinara. Dopo aver pubblicato questo scatto, Marco mi ha fatto notare un dettaglio importante: il palazzo raffigurato non era il Palazzo Grimaldi Doria, come avevo inizialmente indicato, ma il corretto Palazzo Gio Battista Centurione. Una precisazione preziosa che permette di raccontare la fotografia nel modo giusto e che ringrazio per aver contribuito a migliorare questo articolo.
La scritta “Sic nos non nobis” significa “Così noi, non per noi stessi” e richiama una frase latina attribuita tradizionalmente a Virgilio: “Sic vos non vobis mellificatis apes”, ovvero “Così voi, api, fate il miele non per voi stesse”. Il concetto espresso è quello dell’agire per qualcosa che va oltre il proprio interesse personale, un pensiero legato al senso del dovere e al contributo verso la comunità.
Palazzo Gio Battista Centurione è uno dei Palazzi dei Rolli di Genova, le prestigiose dimore nobiliari che tra il XVI e il XVII secolo venivano utilizzate per ospitare personalità importanti in visita alla Repubblica di Genova. Questi edifici rappresentavano ricchezza e prestigio, ma anche il ruolo pubblico delle famiglie che li abitavano.
Una breve curiosità riguarda proprio il sistema dei Rolli: questi palazzi genovesi sono entrati nel 2006 nella lista del patrimonio mondiale UNESCO, riconoscendo il loro valore storico e architettonico.
Quello che mi piace di questa immagine è il rapporto tra il dettaglio e il contesto. Non serve sempre fotografare una grande facciata o un monumento famoso per raccontare una città: a volte basta una frase scolpita su un portone per aprire una finestra sulla storia. È questo uno degli aspetti che amo di Genova, una città che spesso nasconde i suoi racconti più interessanti a chi ha la pazienza di osservare.
Questo scatto si collega anche alle altre fotografie che ho dedicato ai particolari del centro storico genovese, dove stemmi, portali e decorazioni dei palazzi diventano piccoli frammenti di memoria urbana.

Passeggiando per Piazza Fossatello, ti è mai capitato di fermarti davanti a un dettaglio architettonico che sembrava nascondere una storia? Aggiungi un commento oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Scritta latina Sic nos non nobis sul portone di Palazzo Gio Battista Centurione a Genova

Foto scattata con macchina Canon EOS RP e lente Canon RF 24-50.

Dove si trova il portone:

Un vicolo caratteristico nel cuore di Spello

Vicolo caratteristico di Spello in Umbria con case in pietra e scorcio del centro storico del borgo

Un vicolo caratteristico nel cuore di Spello.
Tra le cose da vedere a Spello, in Umbria, Italia, ci sono anche i piccoli vicoli del borgo, quei passaggi raccolti dove pietra, architettura e dettagli quotidiani raccontano una parte più discreta della storia del paese. Camminando nel centro storico di Spello si incontrano scorci autentici, lontani dai grandi monumenti, ma capaci di trasmettere subito l’atmosfera di un antico borgo umbro.
Questa fotografia nasce proprio dall’attenzione verso uno di questi angoli semplici. Diverso tempo fa sono stato a Spello con mia moglie e, riguardando le immagini conservate, ho ritrovato questo scorcio che mi ha riportato alla tranquillità delle sue strade. Ho voluto fermare con la mia macchina fotografica un dettaglio del borgo, senza cercare necessariamente il luogo più famoso, ma quella prospettiva quotidiana che spesso racconta meglio il carattere di una città.
Un vicolo di Spello può sembrare un soggetto minore rispetto alle chiese, alle porte romane o alle opere d’arte custodite nel paese, ma proprio questi spazi aiutano a comprendere l’identità del luogo. Le pareti in pietra, le vecchie abitazioni e il susseguirsi delle strade strette creano una composizione naturale che cambia a ogni passo e invita a osservare con calma.
Spello è conosciuto anche per l’Infiorata, la manifestazione che ogni anno porta nelle vie del borgo straordinarie decorazioni realizzate con fiori, ma il fascino del paese non dipende soltanto da questo evento. La sua bellezza si trova anche nella normalità di una passeggiata, quando si possono scoprire angoli meno evidenti e dettagli architettonici che raccontano secoli di vita.
Un piccolo elemento storico che rende interessante questo borgo è la sua origine romana: l’antica Hispellum conserva ancora tracce importanti del suo passato, visibili nelle mura e nelle porte monumentali che circondano il centro abitato.
Dopo aver fotografato luoghi simbolo di Spello come la Cappella Baglioni e la Porta Venere, questo vicolo rappresenta un’altra parte dello stesso racconto fotografico. Non il monumento da ammirare in modo isolato, ma l’ambiente che lo circonda e che permette di percepire il ritmo lento del borgo.
Quando si cerca cosa vedere a Spello, spesso si pensa subito alle attrazioni più conosciute, ma vale la pena lasciare spazio anche alla scoperta casuale. Sono proprio questi incontri inattesi che spesso regalano le fotografie più personali.

Qual è il piccolo dettaglio di un borgo che ti ha fatto venire voglia di fermarti e scattare una fotografia? Aggiungi un commento oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Vicolo caratteristico di Spello in Umbria con case in pietra e scorcio del centro storico del borgo

Foto scattata con macchina Canon EOS RP e lente Canon RF 24-50.

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Ecco dove si trova il borgo:

Spello (Hispellum in latino) è un comune italiano della provincia di Perugia in Umbria. Fa parte del circuito de I borghi più belli d’Italia e si fregia del marchio di qualità turistico-ambientale Bandiera arancione, conferito dal Touring Club Italiano. Spello fu fondata dagli Umbri per poi essere denominata Hispellum in epoca romana; fu poi iscritta alla tribù Lemonia. Successivamente dichiarata “Colonia Giulia” da Cesare e “Splendidissima Colonia Julia” da Augusto, poiché lo supportò nelle guerra di Perugia; dopo la vittoria di Augusto, lui stesso cedette a Hispellum buona parte dei territori governati da Perusia e il dominio della città spellana si estese fino alle sorgenti del Clitunno, che erano prima sotto il possesso di Mevania. Più tardi fu chiamata “Flavia Costante” da Costantino. L’antica Spello era considerata una delle più importanti città nell’Umbria romana.
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