Le mie foto di Lavagna in Liguria

Uno scorcio di Lavagna in Liguria, parte della mia serie di foto dedicate al centro storico e alle vie della città

Le mie foto di Lavagna in Liguria.
Da qualche tempo mi sono ripromesso di dedicare più spazio fotografico ai paesi e alle città che ho vicino a casa, e Lavagna è stata una delle prime destinazioni che ho deciso di riscoprire con la macchina fotografica. Proprio qui, nel centro della Liguria, ho trovato diversi scorci che meritavano di essere fermati, tra il caruggio, le case del centro e le strade che portano verso il mare.
Sul mio sito ci sono fotografie scattate in molti luoghi del mondo, ma per parecchio tempo mi sono accorto di avere relativamente poche immagini della mia zona. Sestri Levante e le Cinque Terre erano già presenti con numerose fotografie, mentre altri paesi del Tigullio erano rimasti un po’ in secondo piano. Mi sembrava quindi arrivato il momento di rimediare.
Le prime fotografie di questo piccolo progetto personale sono state quelle di Varese Ligure. Dopo quelle immagini ho continuato con Lavagna, cercando di guardarla con l’attenzione che normalmente riservo a un luogo che visito per la prima volta. E questa fotografia è una delle immagini che preferisco tra quelle che ho realizzato durante questa ricerca.
Lavagna si trova in Liguria, nella città metropolitana di Genova, affacciata sul Golfo del Tigullio. È una città che conosco, ma proprio per questo fotografarla in modo sistematico mi ha fatto notare particolari che magari, durante una normale passeggiata, avrei semplicemente attraversato senza soffermarmi.
Il centro storico è probabilmente il punto da cui partire per capire meglio il carattere della città. I caruggi, le facciate delle case, i portoni e gli edifici storici creano prospettive molto interessanti, soprattutto quando si cammina senza avere necessariamente in mente una fotografia precisa da realizzare. In alcuni punti lo sguardo viene guidato naturalmente verso una piazza o verso uno degli edifici più importanti.
Tra le cose che mi piace cercare a Lavagna ci sono proprio questi rapporti tra le strade e le architetture. Non sempre il soggetto principale deve essere un monumento isolato: qualche volta una fotografia funziona meglio quando mostra il modo in cui un edificio si inserisce nel tessuto della città.
Una piccola curiosità legata a Lavagna è la sua storica tradizione legata all’ardesia, materiale che ha avuto un ruolo importante nell’economia e nell’identità della zona. Non è un dettaglio che si nota necessariamente in una singola fotografia, ma aiuta a comprendere quanto il territorio circostante abbia influenzato l’aspetto e la storia della città.
In questa serie ho cercato soprattutto di raccogliere immagini diverse tra loro. Non volevo creare una semplice sequenza di fotografie dello stesso soggetto, ma costruire poco alla volta un piccolo racconto visivo di Lavagna. Una strada, una villa, una facciata, un particolare architettonico o uno scorcio possono diventare tasselli dello stesso percorso.
Questa fotografia, tra quelle che ho scattato, continua a essere forse quella che mi piace di più. Non tanto perché rappresenti necessariamente il luogo più famoso di Lavagna, ma perché secondo me restituisce bene il modo in cui mi piace osservare una città: attraverso gli angoli che si incontrano camminando.
È anche il motivo per cui questo progetto fotografico sui luoghi vicini mi sta piacendo. Quando si viaggia lontano si tende a fotografare tutto perché ogni cosa è nuova. Fotografare casa propria richiede invece un’attenzione diversa. Bisogna imparare a guardare nuovamente ciò che si è già visto tante volte.
Dopo Lavagna, l’idea è continuare a raccogliere fotografie anche degli altri paesi e delle altre città del Tigullio. Ci sono moltissimi luoghi che conosco soltanto superficialmente e che, macchina fotografica alla mano, possono riservare sorprese.
Nel frattempo, queste immagini si aggiungono alle altre fotografie di Lavagna già pubblicate sul blog, come quelle dedicate al suo centro storico, al caruggio e alla Basilica di Santo Stefano. Viste insieme, raccontano una città attraverso prospettive differenti e soprattutto attraverso il mio modo personale di attraversarla.

Avete anche voi un luogo vicino casa che conoscete bene ma che avete iniziato a fotografare davvero solo dopo molto tempo? Aggiungi un commento oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Uno scorcio di Lavagna in Liguria, parte della mia serie di foto dedicate al centro storico e alle vie della città

Alcune foto di Pechino in Cina

Foto di Pechino

Alcune foto di Pechino in Cina.
Queste immagini mi portano lontano, fino a Pechino, in Cina, una città che personalmente non ho mai visitato ma che ho potuto conoscere almeno in parte attraverso le fotografie recuperate durante un viaggio in nave. Tra templi, parchi, strade e scorci urbani, le immagini restituiscono una città molto diversa da quelle che sono abituato a fotografare direttamente.
In questo caso c’è anche una piccola particolarità da raccontare. Le fotografie mi sono state fornite da Francesca, insieme ad altre immagini che avrei poi pubblicato nei giorni successivi. Non sono però completamente sicuro che sia stata lei a scattarle: potrebbero essere state realizzate da un suo amico. Per questo preferisco non attribuire con certezza l’autorialità delle singole fotografie e limitarmi a raccontare il materiale così come è arrivato a me.
È comunque interessante, per un fotoblog personale, lasciare spazio anche a immagini che non ho realizzato direttamente. Normalmente sono abituato a raccontare i luoghi attraverso la mia macchina fotografica e attraverso quello che vedo personalmente durante un viaggio. Qui invece il punto di partenza è diverso: sono fotografie che mi permettono di affacciarmi su una città nella quale non sono mai stato.
Pechino, o Beijing, è la capitale della Cina e una delle grandi città storiche dell’Asia. Quando penso a cosa vedere a Pechino, le prime immagini che vengono in mente sono naturalmente legate ai suoi grandi complessi monumentali, ai templi, ai parchi e alla Città Proibita, ma anche la Grande Muraglia occupa un posto importante nell’immaginario di chi guarda verso questa parte della Cina.
Proprio la Grande Muraglia è una delle curiosità più interessanti legate al territorio di Pechino. Non attraversa il centro della città, ma alcuni dei suoi tratti più conosciuti si trovano nell’area metropolitana e nei dintorni della capitale. Questo rende possibile associare facilmente Pechino alle immagini delle montagne e delle antiche fortificazioni che circondano la regione.
Guardando queste fotografie, però, mi interessa soprattutto il modo in cui una città così lontana arriva fino a me attraverso immagini raccolte da qualcun altro. Non avendo vissuto personalmente quei momenti, non voglio inventare ricordi o sensazioni che non mi appartengono. Posso invece osservare ciò che compare nelle fotografie e cercare di capire quale idea di Pechino riescano a trasmettere.
È anche il motivo per cui ho deciso di inserirle nel fotoblog. Una raccolta fotografica non deve necessariamente nascere tutta dallo stesso viaggio o dalla stessa macchina fotografica. A volte può essere interessante mettere insieme punti di vista differenti e lasciare che siano le immagini a creare un collegamento.
Queste prime fotografie di Pechino rappresentano quindi l’inizio di una piccola serie. Nei giorni successivi avrei inserito altre immagini recuperate sulla nave, dando spazio a una città che, per quanto lontana dalla mia esperienza diretta, mi aveva incuriosito proprio attraverso quello che riuscivo a vedere nelle fotografie.
La cosa che mi colpisce maggiormente è la varietà del materiale. Quando si parla di Pechino, è facile fermarsi alle immagini più famose e riconoscibili, mentre fotografie scattate durante una visita possono mostrare anche dettagli più quotidiani, angoli di parchi, edifici, strade e persone.
Per me questo è uno degli aspetti più interessanti della fotografia di viaggio. Una fotografia non deve necessariamente mostrare il monumento più importante di un luogo per essere utile a raccontarlo. Anche un’inquadratura apparentemente secondaria può diventare una piccola finestra su una città che non conosciamo.
In questo senso, queste immagini hanno anche un valore particolare all’interno del mio archivio. Sono arrivate a me in modo diverso rispetto alle fotografie che normalmente pubblico e mi hanno permesso di raccontare un luogo che altrimenti non avrei potuto mostrare attraverso la mia esperienza personale.
Mi piace inoltre pensare che questa serie possa essere letta come una sorta di viaggio fotografico indiretto. Francesca, oppure il suo amico, ha visto quei luoghi dal vivo e ha raccolto le immagini; io le ho poi recuperate e inserite nel mio percorso fotografico. Il risultato è inevitabilmente diverso da un mio reportage, ma proprio per questo ha una sua identità.
Non posso quindi raccontare come fosse realmente la luce, quale fosse l’atmosfera o cosa si provasse camminando in quei luoghi, perché non ero lì. Posso però lasciare che siano le fotografie a suggerire qualcosa della città e, soprattutto, iniziare a condividere questo piccolo patrimonio di immagini che ho recuperato.
Come già accaduto con altre raccolte dedicate a luoghi che ho conosciuto attraverso fotografie di altre persone, anche questa serie nasce dalla curiosità di vedere cosa riesce a raccontare un’immagine quando arriva da un viaggio lontano.
Queste sono quindi soltanto le prime foto di Pechino che ho deciso di pubblicare. Le altre seguiranno, così da comporre poco alla volta un racconto fotografico più ampio della capitale cinese.

Siete mai stati a Pechino oppure l’avete conosciuta soprattutto attraverso le fotografie? Aggiungi un commento oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Foto di Pechino in Cina con scorci urbani, templi e paesaggi della capitale cinese

Foto di Pechino in Cina con scorci urbani, templi e paesaggi della capitale cinese

Foto di Pechino in Cina con scorci urbani, templi e paesaggi della capitale cinese

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Il cachi, un frutto originario dell’Asia

Caco

Il cachi, un frutto originario dell’Asia.
Non è l’indicativo presente di un verbo, ma un frutto! È una vecchia battuta che avevo utilizzato nel blog e che, riguardando questa fotografia, mi è tornata in mente quasi automaticamente. La foto non è certo tra quelle che considero migliori, ma proprio per questo ho deciso di recuperarla: alcune immagini del vecchio blog hanno un valore soprattutto legato al ricordo di quello che avevo scritto.
Il protagonista è un bel cachi, o meglio, il frutto che in italiano viene normalmente indicato al singolare come cachi. È uno di quei soggetti semplici che possono capitare davanti alla macchina fotografica senza bisogno di cercare una particolare situazione. In questo caso, a distanza di tempo, quello che mi fa sorridere non è tanto la qualità dello scatto quanto l’idea che avevo avuto per accompagnarlo.
Il cachi è il frutto del Diospyros kaki, una pianta originaria dell’Asia orientale che nel tempo si è diffusa anche in altre parti del mondo. In Italia è ormai abbastanza comune e viene coltivato soprattutto nelle zone dal clima adatto. Il frutto maturo ha generalmente una polpa morbida e dolce, mentre alcune varietà possono essere consumate anche quando la consistenza è più soda.
Quando penso a cosa rende interessante una fotografia apparentemente banale, spesso mi viene in mente proprio questo genere di immagini. Non serve necessariamente un paesaggio spettacolare o un monumento famoso. A volte basta un frutto dalla forma e dal colore riconoscibili per costruire una piccola storia.
In questo caso la storia è anche linguistica. La parola “cachi” può infatti far sorridere perché coincide con una forma verbale, anche se naturalmente il significato cambia completamente a seconda del contesto. È proprio il tipo di piccolo gioco di parole che funzionava bene nel vecchio blog e che oggi mi fa piacere recuperare insieme alla fotografia.
Il colore del frutto è probabilmente la cosa che più attira l’attenzione nell’immagine. Il cachi, soprattutto quando raggiunge la maturazione, ha una tonalità calda e intensa che lo rende un soggetto fotografico abbastanza naturale. Non bisogna costruire necessariamente una scena complessa: anche un oggetto quotidiano può diventare interessante se ci si sofferma un momento a guardarlo.
Questa fotografia appartiene quindi più alla memoria del blog che alla mia raccolta degli scatti migliori. Ma anche questo fa parte della storia di un fotoblog. Recuperare vecchie immagini significa ritrovare anche il modo in cui, anni fa, guardavo le cose e decidevo quali piccoli episodi trasformare in un post.
Mi piace pensare che non tutte le fotografie debbano essere tecnicamente perfette per meritare di essere conservate. Alcune rimangono perché sono legate a una battuta, a un ricordo o semplicemente a un momento nel quale ci era sembrato divertente fotografare qualcosa di assolutamente normale.
E alla fine, dopo tanti anni, il vecchio testo continua a funzionare abbastanza bene: non è l’indicativo presente di un verbo, ma un frutto. Un bel cachi!

Avete mai fotografato un soggetto semplicissimo solo perché vi aveva fatto venire in mente una battuta? Aggiungi un commento oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Un cachi maturo dal colore arancione, frutto originario dell’Asia e fotografato come semplice soggetto quotidiano

La polena del Galeone Neptune nel porto di Genova

Polena del Galeone Neptune nel Porto Antico di Genova con Nettuno e il tridente sulla prua della nave

La polena del Galeone Neptune nel porto di Genova.
Tra le fotografie del Porto Antico di Genova che ho scattato nel corso degli anni, questa mostra uno dei dettagli più particolari del Galeone Neptune, la grande nave che richiama subito l’immaginario dei galeoni e delle avventure sul mare. La polena del galeone a Genova, con la figura di Nettuno sulla prua e il suo caratteristico tridente, è uno di quei particolari che attirano lo sguardo ancora prima di osservare l’intera imbarcazione.
Quando ho realizzato questa fotografia, nel 2006, il Galeone Neptune era già una presenza conosciuta nel porto genovese. Passeggiando nella zona del Porto Antico di Genova, Liguria, Italia, mi sono fermato davanti alla prua della nave per fotografare questo elemento decorativo che, pur appartenendo a una riproduzione, riesce a trasmettere ancora oggi il fascino delle grandi navi del passato.
La nave è una replica di un galeone spagnolo costruita nel 1986 per il film “Pirati” di Roman Polański. Dopo la realizzazione del film è rimasta legata alla città di Genova, diventando uno dei soggetti più fotografati del Porto Antico. La sua presenza vicino al mare crea un contrasto particolare tra la storia della città portuale e una rappresentazione quasi cinematografica del mondo dei pirati.
La polena rappresenta Nettuno, il dio romano del mare, e richiama una tradizione antica delle imbarcazioni. Queste sculture poste sulla parte anteriore delle navi avevano spesso un significato simbolico: potevano rappresentare protezione, forza e identità della nave stessa. Non erano quindi solamente decorazioni, ma veri elementi caratterizzanti delle imbarcazioni.
Ho voluto fermare con la mia macchina fotografica proprio questo dettaglio, perché spesso sono i particolari più vicini a raccontare meglio un luogo. Una nave intera può colpire per le sue dimensioni, ma una scultura sulla prua può raccontare storie di viaggi, marinai e leggende.
Come già successo in altre fotografie dedicate a Genova e al suo rapporto con il mare, anche questa immagine nasce dall’osservazione di un dettaglio trovato durante una passeggiata. Il Porto Antico continua ancora oggi a essere un luogo dove passato e presente convivono, tra vecchi edifici portuali, navi e nuove attività.

Hai mai visto dal vivo la polena del Galeone Neptune nel Porto Antico di Genova? Aggiungi un commento oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Polena del Galeone Neptune nel Porto Antico di Genova con Nettuno e il tridente sulla prua della nave

Originariamente costruito nel 1986 nei cantieri di Port El Kantaoui, in Tunisia, come set per il film “Pirati” di Roman Polański, il Neptune ha lasciato un’impronta indelebile nell’immaginario collettivo. Il vascello è stato plasmato come una vera nave, navigante e funzionale, con l’opera viva in acciaio e l’opera morta e l’alberatura in legno di iroko. Con ben 20 chilometri di cordame, pesanti 11 tonnellate in totale, e una sorprendente superficie velica di 4.500 m², ha inoltre partecipato al 39º Festival del Cinema di Cannes, incantando e ispirando il pubblico di tutte le età.
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