Sospesi sul fiordo dal Preikestolen

Sospesi sul fiordo: emozioni nordiche

Sospesi sul fiordo dal Preikestolen.
Il Preikestolen, il celebre Pulpit Rock affacciato sul Lysefjord, è uno di quei luoghi in cui la fotografia riesce appena a restituire la sensazione di trovarsi davvero lassù. Il panorama del fiordo dalla cima rende immediatamente riconoscibile questo angolo della Norvegia e, nella mia fotografia, le persone sulla roccia aiutano anche a percepirne la scala.
Sono arrivato al Preikestolen durante una crociera nel Nord Europa con Costa Crociere, partecipando all’escursione organizzata che partiva da Stavanger. Per me era una di quelle occasioni in cui la destinazione non era soltanto qualcosa da vedere dal finestrino o dal ponte della nave, ma un luogo da raggiungere camminando.
Il percorso verso la cima attraversa un ambiente molto diverso da quello che si incontra normalmente visitando una città portuale. Il sentiero passa tra boschi, rocce e piccoli specchi d’acqua e, man mano che si sale, il paesaggio diventa sempre più aperto. La camminata richiede un po’ di impegno, ma il pensiero di arrivare sulla grande piattaforma del Preikestolen rende abbastanza facile continuare.
Quello che ricordo maggiormente è proprio il momento in cui il paesaggio si apre e davanti agli occhi compare il Lysefjord. Dopo aver camminato tra gli alberi e lungo i tratti più rocciosi, ritrovarsi davanti a quella distesa d’acqua incastrata tra le montagne dà una sensazione completamente diversa.
La cima del Preikestolen si trova a circa 604 metri sopra il fiordo. La grande piattaforma rocciosa è quasi perfettamente pianeggiante e termina con una parete che scende verso l’acqua. È una forma naturale molto particolare, tanto che il nome norvegese Preikestolen significa proprio “pulpito”, da cui deriva anche il nome inglese Pulpit Rock.
La fotografia che ho scattato nasce proprio da quel momento. Non volevo soltanto fotografare il panorama, ma anche conservare la presenza delle persone sulla roccia. Viste da quella distanza sembrano piccolissime rispetto alle montagne e al fiordo, e proprio questo elemento permette di comprendere quanto sia grande l’ambiente circostante.
Mi piace quando una fotografia di paesaggio riesce a raccontare la dimensione di un luogo senza bisogno di aggiungere spiegazioni. Qui il Lysefjord occupa gran parte della scena, mentre le montagne sembrano accompagnarlo per tutta la sua lunghezza. Le persone diventano quasi dei punti di riferimento e fanno capire immediatamente la profondità dello spazio.
Stavanger, sulla costa sud-occidentale della Norvegia, è il punto di partenza naturale per questa escursione. Il contrasto tra la città e l’ambiente del Preikestolen è notevole: in poche ore si passa dal porto e dalle strade cittadine a un paesaggio dominato quasi completamente dalla natura.
Se si cerca cosa vedere nei dintorni di Stavanger, il Preikestolen è certamente uno dei luoghi più caratteristici. Non è però soltanto una destinazione panoramica: il modo in cui ci si arriva fa parte dell’esperienza. La salita, i cambiamenti del terreno e l’attesa di vedere finalmente il fiordo contribuiscono a rendere la fotografia finale molto più significativa.
Una piccola curiosità è legata alla forma della cima. La piattaforma misura circa 25 metri per 25 e, vista dall’alto, appare sorprendentemente regolare rispetto alle pareti rocciose che la circondano. È proprio questa geometria naturale, sospesa sopra il fiordo, a rendere il Preikestolen così riconoscibile.
Ricordo anche la sensazione di fermarsi sulla cima dopo la camminata. In un posto del genere viene spontaneo rallentare e guardarsi intorno prima ancora di pensare alla macchina fotografica. Il panorama è talmente ampio che per qualche momento è difficile decidere quale particolare inquadrare.
Alla fine ho scelto di lasciare che fosse il paesaggio a dominare la fotografia. Il fiordo, le montagne e quella porzione di roccia formano già una composizione molto forte. Le persone sedute sul bordo aggiungono invece quella piccola componente umana che, secondo me, rende l’immagine più leggibile e permette di immedesimarsi nella scena.
Questo è anche il motivo per cui considero questa fotografia qualcosa di più di una semplice immagine ricordo della crociera. Racconta una giornata trascorsa lontano dalla nave, una camminata e soprattutto il momento in cui il paesaggio che avevo immaginato prima di partire è diventato finalmente reale davanti ai miei occhi.
Sul fotoblog ho voluto raccontare anche altri aspetti del Preikestolen, perché un luogo così non si esaurisce in una sola fotografia: dal sentiero al panorama dalla cima, ogni momento permette di osservarlo da una prospettiva diversa.
A distanza di tempo, quello che rimane più impresso non è tanto la fatica della salita quanto quella sensazione di trovarsi sospesi tra il cielo, la roccia e il fiordo. È difficile non fermarsi qualche minuto a guardare.

Vi piacerebbe arrivare fin lassù e sedervi sul Preikestolen davanti al Lysefjord? Aggiungi un commento oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Foto scattate con Honor 20.

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Dove si trova il pulpito:

Il Preikestolen, il pulpito di roccia norvegese

Il Preikestolen: il pulpito in roccia vicino a Stavanger

Il Preikestolen, il pulpito di roccia vicino a Stavanger.
Tra i paesaggi che ho incontrato in Norvegia, il Preikestolen è sicuramente uno di quelli che rimangono più facilmente impressi nella memoria. Questo enorme pulpito di roccia domina il Lysefjord nella regione di Rogaland, non lontano da Stavanger, e la sua forma particolare lo rende immediatamente riconoscibile anche in fotografia.
La prima cosa che colpisce guardando il Preikestolen è il contrasto tra la semplicità della sua superficie e la complessità del paesaggio che lo circonda. La sommità è quasi perfettamente piatta, mentre tutto intorno si sviluppano le montagne e le pareti del fiordo. È proprio questa combinazione che rende la formazione rocciosa così particolare.
Stavanger, sulla costa sud-occidentale della Norvegia, è uno dei punti di riferimento per esplorare questa parte del Paese. La città è conosciuta soprattutto per il suo legame con l’industria petrolifera, ma basta allontanarsi un poco dal centro per incontrare un paesaggio completamente diverso, fatto di acqua, montagne e grandi spazi naturali.
Il Preikestolen si trova a circa 604 metri sopra il Lysefjord. La parete termina praticamente a strapiombo sull’acqua e la grande piattaforma superiore misura all’incirca 25 metri per 25. Sono numeri che aiutano a capire le dimensioni del luogo, ma personalmente credo che sia molto più efficace vederlo dal vivo o attraverso una fotografia che raccontarlo soltanto con le misure.
Questa è proprio una delle ragioni per cui ho voluto fotografarlo. Quando mi trovo davanti a un paesaggio così ampio, cerco di non concentrarmi soltanto sul soggetto principale, ma anche sul rapporto che ha con ciò che gli sta intorno. Il Preikestolen, da solo, sarebbe già una formazione rocciosa interessante; insieme al fiordo e alle montagne diventa invece parte di una composizione molto più grande.
Per chi cerca cosa vedere vicino a Stavanger, questo è certamente uno dei luoghi più conosciuti. La particolarità, però, è che non si tratta semplicemente di un punto panoramico raggiungibile senza fatica: per arrivare alla piattaforma bisogna percorrere un sentiero escursionistico. Il cammino attraversa zone boschive, tratti rocciosi e piccoli specchi d’acqua e cambia parecchio durante il percorso.
Non voglio trasformare questo articolo in una guida all’escursione, anche perché qui mi interessa soprattutto raccontare la fotografia. Per informazioni più dettagliate sul percorso ho già raccontato in italiano il sentiero che porta al pulpito chiamato Preikestolen, dove l’attenzione è dedicata proprio alla camminata verso la cima.
Una piccola curiosità riguarda il nome. Preikestolen significa sostanzialmente “pulpito” e in inglese viene infatti chiamato Pulpit Rock. Guardando la forma della cima si capisce immediatamente il motivo: la piattaforma naturale ricorda effettivamente un enorme pulpito affacciato sul fiordo.
La cosa che trovo più interessante, però, è la sua geometria. In un ambiente dominato da montagne irregolari, pareti rocciose e acqua, quella grande superficie quasi quadrata appare sorprendentemente ordinata. È una forma che sembra quasi artificiale, nonostante sia naturalmente inserita nel paesaggio.
Fotografare un luogo così famoso presenta anche una piccola difficoltà: è facile lasciarsi condizionare dalle immagini che abbiamo già visto. Il Preikestolen è stato fotografato in moltissimi modi e da moltissimi punti di vista. Per questo, quando mi trovo davanti a un soggetto conosciuto, cerco soprattutto di osservare quello che ho realmente davanti agli occhi e di costruire la mia fotografia senza inseguire necessariamente l’immagine già vista altrove.
È questo che considero più importante nel fotoblog. La fotografia non deve per forza essere una rappresentazione definitiva di un luogo; può essere semplicemente il modo in cui io l’ho visto in quel momento.
Il rapporto con il Lysefjord è fondamentale. Il fiordo si sviluppa tra le montagne e contribuisce a dare una profondità enorme alla scena. Senza quell’acqua incastrata tra le pareti rocciose, probabilmente sarebbe molto più difficile percepire quanto sia particolare la posizione del Preikestolen.
Quando penso a dove si trova il Preikestolen, quindi, non penso soltanto alla Norvegia o a Stavanger. Penso soprattutto a questo rapporto tra la piattaforma rocciosa e il fiordo, che è ciò che rende il luogo immediatamente riconoscibile.
Un altro aspetto che mi piace è il fatto che la fotografia possa raccontare contemporaneamente il dettaglio e la scala. La roccia è il soggetto principale, ma sono le montagne e il fiordo a farci capire quanto sia grande l’ambiente nel quale è inserita.
Sul sito ho raccontato anche un’altra esperienza fotografica legata a questo luogo, questa volta osservando il Preikestolen dalla cima e concentrandomi maggiormente sulle sensazioni provate durante l’escursione. È un modo diverso di raccontare lo stesso paesaggio e mi piace mantenere questi collegamenti tra fotografie dello stesso viaggio.
Il Preikestolen è quindi uno di quei luoghi nei quali il paesaggio naturale è già una composizione fotografica molto forte. Non servono edifici, monumenti o altri elementi costruiti dall’uomo per creare interesse. Bastano una grande parete di roccia, l’acqua del fiordo e le montagne.
Ed è forse proprio questa semplicità a renderlo così memorabile.
Quando riguardo una fotografia del Preikestolen, la cosa che mi colpisce non è soltanto l’altezza della parete. È soprattutto la sensazione di spazio che riesce a trasmettere. La piattaforma occupa una parte relativamente piccola dell’ambiente, mentre tutto intorno sembra continuare senza una vera fine.
Per me è questo il vero interesse fotografico del luogo: riuscire a conservare in un’immagine qualcosa della sua scala, senza perdere il particolare della roccia che lo rende riconoscibile.
Il Preikestolen è ormai una delle immagini simbolo della Norvegia, ma continua a essere un soggetto che vale la pena osservare con attenzione. Anche un luogo fotografato migliaia di volte può offrire una prospettiva personale, se ci si ferma abbastanza a lungo per guardarlo davvero.

Avete mai visto il Preikestolen dal vivo o vi piacerebbe percorrere il sentiero fino alla sua cima? Aggiungi un commento oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Foto scattata con Honor 20.

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Dove si trova il pulpito:

Tavarone, piccolo borgo tra le montagne liguri

Tavarone visto dalla chiesa di San Bartolomeo, con le case del borgo e le montagne dell'entroterra ligure

Tavarone, piccolo borgo tra le montagne liguri.
Arrivando nel paese mi sono fermato a osservare il panorama dalla zona della chiesa di San Bartolomeo Apostolo, da dove le case di Tavarone si raccolgono sul pendio e lasciano spazio alle montagne circostanti. È una di quelle immagini che mi ricordano cosa vedere a Tavarone e, più in generale, quanto possa essere interessante l’entroterra della Liguria.
La fotografia l’ho scattata personalmente durante la mia visita e ho scelto di fermare proprio questa visuale perché raccontava bene il carattere del paese. Non cercavo un’immagine particolarmente costruita: mi interessava mostrare Tavarone nel suo ambiente naturale, con le abitazioni, la chiesa e il verde delle montagne tutti nello stesso quadro.
Tavarone è una frazione del comune di Maissana, in provincia della Spezia, in Liguria, e si trova a circa 600 metri di altitudine. È un piccolo centro dell’entroterra, lontano dall’immagine più conosciuta della regione fatta di mare, spiagge e borghi affacciati sulla costa. Qui il paesaggio cambia rapidamente e le strade che arrivano dalla Riviera salgono verso boschi, vallate e piccoli paesi.
È proprio questo passaggio dalla costa alla montagna che mi aveva incuriosito. Tavarone non è un luogo che si presenta con grandi monumenti o con una piazza monumentale. La sua particolarità è soprattutto nel rapporto tra il paese e il territorio che lo circonda. Guardandolo da questo punto si capisce immediatamente la posizione del borgo e quanto sia legato al paesaggio montano.
Al centro della fotografia si riconosce la chiesa di San Bartolomeo Apostolo, uno dei principali riferimenti del paese. La chiesa attuale risale al XVII secolo e conserva al suo interno un coro ligneo datato 1715. È una piccola curiosità storica, ma aiuta a comprendere come, dietro l’aspetto semplice di un paese di montagna, ci sia una storia che affonda le proprie radici nel passato.
Anche il nome Tavarone ha una storia curiosa. Secondo le informazioni riportate dal Comune di Maissana, potrebbe derivare da un’antica taverna con alloggio che offriva ospitalità ai viandanti lungo una strada di collegamento tra la costa e l’entroterra. Da Taverna il nome sarebbe poi passato a Tavernone e successivamente a Tavarone. È un dettaglio che mi piace perché collega direttamente il nome del paese alla sua posizione lungo gli antichi percorsi attraverso le montagne.
Per chi cerca cosa vedere a Tavarone, la visita può naturalmente partire dal centro e dalla chiesa di San Bartolomeo, ma il vero interesse del territorio si trova anche fuori dall’abitato. Intorno al paese ci sono boschi, montagne e diversi percorsi escursionistici che permettono di conoscere meglio questa parte della Val di Vara.
Tra gli itinerari della zona c’è l’Anello del Benessere, una rete di percorsi che collega diverse località del territorio di Maissana e può essere affrontata a piedi, in mountain bike o a cavallo. Il percorso permette di allontanarsi dal centro abitato e di entrare progressivamente nel paesaggio dell’entroterra, tra sentieri e zone boschive.
Un altro punto interessante per chi ama camminare è la Valle Lagorara, conosciuta anche per le sue caratteristiche geologiche e per la presenza di antiche attività legate all’estrazione della pietra. Anche le montagne della zona, come Monte Porcile e Monte Alpe, offrono un motivo per proseguire l’esplorazione oltre il paese.
Tavarone si trova inoltre in una posizione interessante per chi arriva dalla costa. Da Sestri Levante e dal Tigullio si entra progressivamente nell’entroterra e il cambiamento del paesaggio è abbastanza evidente. In poco tempo si passa dalle località marine alle strade di montagna, ai boschi e ai piccoli centri della provincia della Spezia.
Per arrivare a Tavarone conviene quindi considerare il paese come una piccola deviazione dall’itinerario costiero, soprattutto se si vuole conoscere una Liguria meno conosciuta. Per informazioni aggiornate sulla viabilità, sulle iniziative locali e sulle attività è possibile consultare il sito ufficiale del Comune di Maissana oppure il sito della Pro Loco di Tavarone.
Riguardando questa fotografia, quello che continua a piacermi è soprattutto la semplicità della scena. Non c’è un monumento imponente da mettere al centro dell’immagine e non c’è bisogno di cercare una composizione particolare. Il paese è lì, raccolto sul fianco della montagna, e basta guardarlo dalla posizione giusta per capire qualcosa della sua identità.
È anche il genere di fotografia che mi piace conservare nel tempo. Quando fotografo un piccolo paese non penso soltanto all’immagine del momento, ma anche a quello che quella fotografia potrà raccontare qualche anno dopo. Le case possono cambiare, le strade possono essere modificate e le persone possono avere nuovi motivi per frequentare un luogo. La fotografia rimane invece come una piccola testimonianza di come l’ho visto io quel giorno.
Tavarone mi ha lasciato proprio questa impressione: un paese da osservare con calma, senza la necessità di cercare continuamente qualcosa di spettacolare. Il suo interesse sta nella posizione, nel paesaggio e nel modo in cui il piccolo centro si inserisce tra le montagne.
Sul mio fotoblog ho raccontato anche altri luoghi dell’entroterra ligure e della zona del Tigullio. Mi piace creare questo collegamento tra fotografie diverse perché permette di vedere la Liguria da più punti di vista: non soltanto attraverso le località conosciute della costa, ma anche attraverso quei paesi che si incontrano salendo verso l’interno.
Questa fotografia di Tavarone nasce proprio da questo desiderio di fermare un luogo che forse non tutti inserirebbero immediatamente tra le mete da vedere in Liguria. Eppure, osservando il paese da questo punto, credo che sia facile capire perché vale la pena arrivare fin qui.

Se siete già stati a Tavarone, qual è il dettaglio o il panorama che vi è rimasto più impresso? Aggiungi un commento oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Tavarone visto dalla chiesa di San Bartolomeo, con le case del borgo e le montagne dell'entroterra ligure

Foto scattata con macchina Canon EOS RP e lente Canon RF 24-50.

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Ecco dove si trova il borgo:

Il sentiero del Santuario di Montallegro

Sentiero del Santuario di Montallegro sulle alture di Rapallo, tra vegetazione e tratti in pietra verso la città

Il sentiero del Santuario di Montallegro.
Tra i sentieri del Tigullio che ho iniziato a scoprire da quando mi sono avvicinato al trekking, questo percorso mi ha lasciato un ricordo particolare, soprattutto per il modo in cui mette insieme salita, bosco, panorami e piccoli tratti più impegnativi. Se cercate cosa vedere e dove camminare nel Tigullio, il percorso verso il Santuario di Montallegro è sicuramente uno di quelli che vale la pena conoscere.
Nelle ultime settimane, come è successo a tante altre persone, sono diventato anch’io un appassionato di trekking. La fortuna, per chi vive in questa parte della Liguria, è avere a disposizione una quantità sorprendente di sentieri senza dover andare troppo lontano. Basta allontanarsi un poco dai centri abitati per ritrovarsi su percorsi completamente diversi dall’ambiente della costa.
La settimana scorsa sono partito insieme ad alcuni amici per affrontare un itinerario che da Chiavari passa dal Santuario delle Grazie, raggiunge il Santuario di Montallegro e termina poi a Rapallo. Un giro di circa quindici chilometri, quindi tutt’altro che una semplice passeggiata, con alcuni tratti abbastanza impegnativi, soprattutto nella parte iniziale.
Questa fotografia l’ho scattata personalmente durante il percorso. Tra le immagini che ho realizzato quel giorno, ho voluto conservare soprattutto alcuni momenti del sentiero, senza cercare necessariamente il panorama più spettacolare. Mi interessava fotografare anche la strada stessa, perché è proprio camminando che ci si accorge di quanto possa cambiare il paesaggio nel giro di pochi minuti.
Nella fotografia si vede uno dei tratti del percorso che dal Santuario di Montallegro scende verso Rapallo, una parte che ho affrontato in discesa. Dopo la fatica delle salite, quel tratto mi è sembrato quasi un modo per rallentare e godermi maggiormente l’ambiente circostante, anche se la discesa non significa necessariamente che il percorso diventi facile.
Il Santuario di Montallegro si trova sulle alture di Rapallo, in Liguria, nella città metropolitana di Genova, Italia, a circa seicento metri di altitudine. La sua posizione è uno degli aspetti che rendono interessanti i sentieri della zona: in pochi chilometri si passa dalla costa a un ambiente decisamente più montano.
Una piccola curiosità riguarda proprio l’origine del santuario. Secondo la tradizione, nel 1557 la Madonna sarebbe apparsa al contadino Giovanni Chichizola sul monte di Montallegro, dando origine al culto e alla costruzione del santuario. È una storia profondamente legata alla tradizione religiosa locale e ancora oggi rappresenta una parte importante dell’identità del luogo.
Quello che mi è piaciuto di questo itinerario è stato però soprattutto il percorso nel suo insieme. Partire da Chiavari, passare dal Santuario delle Grazie, salire verso Montallegro e poi scendere a Rapallo permette di attraversare ambienti molto diversi senza perdere il legame con il territorio del Tigullio.
Il tratto iniziale, come dicevo, è stato quello che mi ha fatto fare più fatica. Alcuni passaggi richiedono un buon passo e un po’ di attenzione, soprattutto quando si affronta il sentiero con l’idea di completare l’intero giro. Una volta raggiunte le quote più alte, però, la fatica iniziale viene in qualche modo ripagata dalla varietà del percorso.
Per me è stata anche una scoperta interessante dal punto di vista fotografico. Quando cammino con l’obiettivo di fare trekking, non posso fermarmi continuamente per fotografare ogni cosa. Allo stesso tempo, alcuni scorci attirano inevitabilmente la mia attenzione. In quei momenti cerco di fermarmi il tempo necessario per una fotografia e poi riprendere il cammino insieme agli amici.
È una maniera diversa di fotografare rispetto a quando esco appositamente con la macchina fotografica. Il percorso detta il ritmo e la fotografia diventa quasi una conseguenza della passeggiata. Forse proprio per questo le immagini mi sembrano più legate al ricordo della giornata.
Nel blog ho già raccontato diversi angoli di Rapallo e del Tigullio, dal Chiosco della Musica sul lungomare ai caruggi del centro. Questa fotografia aggiunge un punto di vista completamente diverso: non più la città e le sue architetture, ma il territorio che la circonda e i sentieri che permettono di raggiungerla dall’alto.
Il giro completo che abbiamo fatto era di circa quindici chilometri e, soprattutto per chi non è abituato a camminare su sentieri con dislivello, credo sia importante affrontarlo con un minimo di preparazione. Non lo considero una passeggiata da fare distrattamente, ma proprio questo è parte del suo interesse.
Ho lasciato qui soltanto un paio di fotografie di quella giornata. Una mostra la strada che da Montallegro scende verso Rapallo, l’altra uno dei tanti tratti del sentiero che abbiamo percorso. Sono immagini semplici, ma per me hanno il valore di un piccolo diario di questa nuova passione per il trekking.
È curioso pensare che, pur conoscendo abbastanza bene il Tigullio, ci siano ancora così tanti percorsi che non avevo mai fatto. Forse è proprio questo il bello: basta cambiare direzione e lasciare per qualche ora la strada principale per scoprire un’altra faccia del territorio.

Avete mai percorso il sentiero che dal Santuario di Montallegro scende verso Rapallo? Aggiungi un commento oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Sentiero del Santuario di Montallegro sulle alture di Rapallo, tra vegetazione e tratti in pietra verso la città

Sentiero del Santuario di Montallegro sulle alture di Rapallo, tra vegetazione e tratti in pietra verso la città

Foto scattate con macchina Canon EOS M100 e lente Tamron 16-300.

Se volete vedere tutte le foto scattate lungo il sentiero cliccate qui:
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Se poi volete saperne di più su questo sentiero vi invito ad andare sul sito: wikiloc.com.

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