Gnocchi con pomodorini e guanciale, la ricetta

Gnocchi con pomodorini e guanciale serviti su piatto bianco con parmigiano e sugo cremoso in ambiente ristorante

Gnocchi con pomodorini e guanciale, la ricetta.
Appena il piatto è arrivato al tavolo, il profumo degli gnocchi con pomodorini e guanciale mi ha fatto venire subito fame, ancora prima di assaggiarli. Quegli gnocchi freschi con pomodorini e guanciale avevano un aspetto semplice ma irresistibile, con il rosso brillante del sugo che contrastava con il dorato croccante del guanciale. Seduto a bordo della Costa Toscana, ho capito subito che quel piatto sarebbe rimasto tra i ricordi più buoni del viaggio.
Gli gnocchi con pomodorini e guanciale sono uno di quei piatti che raccontano la cucina italiana senza bisogno di troppe parole. Il segreto sta tutto nell’equilibrio: la dolcezza dei pomodorini, la sapidità del guanciale e la cremosità finale data dal parmigiano. Se ti stai chiedendo come preparare degli gnocchi con pomodorini e guanciale davvero gustosi, questa versione si avvicina molto a quella che ho assaggiato in nave.
Mi ha ricordato un altro piatto che avevo raccontato tempo fa sul blog, sempre legato alla cucina semplice ma piena di carattere, dove pochi ingredienti riescono a creare qualcosa di speciale. Anche qui succede la stessa cosa: ogni elemento ha il suo ruolo preciso.
Una piccola curiosità: il guanciale, a differenza della pancetta, proviene dalla guancia del maiale ed è più ricco di grasso, motivo per cui riesce a dare un sapore così intenso ai piatti.

Ingredienti

– 500 g di gnocchi freschi;
– 200 g di pomodorini ciliegino;
– 120 g di guanciale;
– 50 g di parmigiano grattugiato;
– olio extravergine d’oliva;
– sale;
– pepe.

Preparazione

Per iniziare, prepara tutti gli ingredienti: taglia il guanciale a listarelle o cubetti non troppo piccoli (circa 1 cm), così resteranno croccanti fuori ma morbidi all’interno. Lava i pomodorini e dividili a metà.
Metti una padella ampia (meglio se antiaderente) sul fuoco medio, senza aggiungere olio: il guanciale rilascerà già il suo grasso. Aggiungilo a freddo nella padella e lascialo scaldare gradualmente. Questo passaggio è importante perché permette al grasso di sciogliersi bene senza bruciare la carne.
Fai rosolare il guanciale per circa 5–7 minuti, mescolando ogni tanto, finché diventa dorato e leggermente croccante. A questo punto puoi decidere se lasciare tutto il grasso (più sapore) oppure eliminarne una piccola parte se ti sembra eccessivo.
Aggiungi i pomodorini direttamente in padella con il guanciale caldo. Mescola bene e lascia cuocere a fuoco medio per circa 8–10 minuti. I pomodorini devono ammorbidirsi, rilasciare il loro succo e creare un sughetto cremoso. Se vuoi un risultato più avvolgente, puoi schiacciarne qualcuno con una forchetta durante la cottura. Aggiungi un pizzico di sale (poco, perché il guanciale è già sapido) e, se ti piace, una macinata di pepe.
Nel frattempo porta a ebollizione una pentola con abbondante acqua salata. Quando bolle, versa gli gnocchi freschi. Cuoceranno velocemente: appena salgono a galla (di solito in 2–3 minuti), sono pronti.
Scolali con una schiumarola direttamente nella padella con il sugo, senza passarli sotto l’acqua. Questo aiuta a mantenere l’amido che servirà a legare meglio il condimento. Accendi di nuovo il fuoco basso e mescola delicatamente per 1–2 minuti, facendo insaporire bene gli gnocchi. Se il sugo risulta troppo asciutto, aggiungi uno o due cucchiai di acqua di cottura per renderlo più cremoso.
Spegni il fuoco e aggiungi il parmigiano grattugiato, mescolando velocemente per creare una leggera crema. Questo passaggio va fatto fuori dal fuoco per evitare che il formaggio si separi.
Servi subito, con una spolverata finale di pepe e, se vuoi, ancora un po’ di parmigiano sopra. Il contrasto tra gli gnocchi morbidi, il sugo avvolgente e il guanciale croccante è proprio quello che rende questo piatto così speciale.

Ti è mai capitato di voler rifare a casa un piatto assaggiato in viaggio? Aggiungi un commento oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Foto scattate con Oppo Reno 12.

Pollo al vino bianco con olive e pinoli, la ricetta

Pollo al vino bianco con olive e pinoli servito con riso Jasmine in un piatto semplice e casalingo

Pollo al vino bianco con olive e pinoli, la ricetta.
Ci sono piatti che non hanno bisogno di essere reinventati, perché portano già con sé qualcosa di completo, fatto di ricordi e gesti semplici ripetuti nel tempo. Il pollo al vino bianco è uno di quei piatti che preparo pensando a casa, a quando bastavano pochi ingredienti per creare qualcosa di davvero appagante. Il profumo che si sprigiona appena la cipolla inizia a rosolare nell’olio è sempre lo stesso, riconoscibile, quasi rassicurante.
Mentre taglio il pollo a cubetti, ripenso a quanto questa ricetta sia rimasta invariata negli anni. Il pollo al vino bianco prende forma poco alla volta, senza fretta, lasciando che ogni passaggio contribuisca al risultato finale. Le olive verdi aggiungono quella nota leggermente sapida che rompe la dolcezza della cipolla, mentre i pinoli regalano una consistenza diversa, più rotonda, quasi burrosa.
Quando il pollo inizia a dorarsi, si crea quella leggera crosticina che è fondamentale per dare carattere al piatto. È proprio in quel momento che arriva il vino bianco, versato senza esitazione, lasciando che sfumi lentamente e leghi tutti i sapori. Il profumo cambia, si fa più pieno, più avvolgente, ed è difficile non avvicinarsi per controllare ogni pochi minuti.
Una piccola curiosità: l’abbinamento tra carne bianca e vino bianco è molto diffuso nella cucina mediterranea proprio perché l’acidità del vino aiuta a mantenere la carne morbida durante la cottura, esaltandone il sapore senza coprirlo.
Negli ultimi tempi accompagno questo pollo al vino bianco con riso Jasmine, che assorbe perfettamente il sugo e completa il piatto senza sovrastarlo. È un equilibrio semplice, ma sorprendentemente efficace.

Ingredienti

– Petto di pollo intero;
– Riso Jasmine;
– Concentrato di pomodoro;
– Cipolla;
– Vino bianco;
– Olive verdi;
– Pinoli;
– Olio di oliva EVO;
– Sale.

Preparazione

Per prima cosa, in una pentola mettere abbondante olio e la cipolla tagliata per fare un soffritto. Quando la cipolla è ben rosolata aggiungere il petto di pollo tagliato a cubetti e il concentrato di pomodoro.
Far tostare il pollo e aggiungere il sale, le olive e i pinoli.
Quando il pollo ha sviluppato una leggera crosticina sfumare con abbondante vino bianco.
Lasciar cuocere a fiamma media per circa quaranta minuti.
Nel frattempo cucinare il riso Jasmine (anche con cuociriso) che sarà pronto in circa 15 minuti.
Unire tutto e servire caldo.

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Trenette al pesto gustate a casa mia

Piatto di trenette al pesto servite in casa con pasta lunga condita con salsa verde cremosa in un contesto domestico

Trenette al pesto gustate a casa mia.
Quando porto in tavola le trenette al pesto, a casa mia, c’è sempre un momento in cui tutto sembra rallentare e lasciare spazio solo al profumo che arriva dal piatto. Le trenette al pesto hanno qualcosa di familiare e concreto, un equilibrio semplice che non ha bisogno di essere spiegato.
Ho preparato tutto senza fretta, partendo dall’acqua che iniziava a scaldarsi e dal gesto quasi automatico di aggiungere il sale. La pasta, scelta con cura, era di quelle che tengono bene la cottura, mentre il pesto, già pronto ma di ottima qualità, aveva un colore intenso e una consistenza che prometteva bene. Le trenette al pesto, anche se non completamente fatte in casa, conservano comunque quel legame con la tradizione che si sente già al primo assaggio.
Mentre scolavo la pasta, ho lasciato un po’ della sua acqua per amalgamare meglio il condimento. È un piccolo dettaglio, ma cambia tutto: il pesto si lega alle trenette senza diventare pesante, mantenendo quella cremosità naturale che lo rende così riconoscibile. Mescolando nel piatto, ho osservato come il verde si distribuisse in modo uniforme, senza coprire completamente la superficie della pasta.
C’è una curiosità che mi torna sempre in mente: il pesto alla genovese, simbolo della Liguria, nasce proprio come salsa povera, fatta con pochi ingredienti ma di grande qualità, e la sua forza sta tutta nella semplicità.
Seduto a tavola, senza fretta, ho lasciato che ogni boccone avesse il suo tempo. Non serviva altro: né una preparazione elaborata, né una presentazione particolare. Le trenette al pesto, così come erano, bastavano a riempire il momento.

Ti capita mai di apprezzare di più un piatto proprio quando è semplice ma fatto con ingredienti scelti bene? Aggiungi un commento oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Se volete conoscere la ricetta del vero pesto alla genovese vi invito a leggere l’articolo scritto un po’ di tempo fa da mio papà Loris.

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Il testo del post è stato scritto con l’aiuto di ChatGPT, un modello di lingua di OpenAI.

Spaghetti alle vongole e pomodorini a tavola, la ricetta

Piatto di spaghetti con vongole e pomodorini servito su tavolo in ristorante, con gusci aperti e pasta lucida ben condita

Spaghetti alle vongole e pomodorini a tavola, la ricetta.
Il profumo delle vongole mi arriva prima ancora di sedermi, leggero ma deciso, mescolato alla dolcezza dei pomodorini appena saltati. Il piatto è semplice, quasi essenziale, ma proprio per questo riesce a catturare l’attenzione: gli spaghetti si intrecciano lucidi, avvolgendo i gusci aperti e le note rosse dei pomodori.
Mi piace osservare come le vongole si distribuiscono nel piatto, alcune appena schiuse, altre più aperte, come se raccontassero il momento esatto in cui hanno incontrato il calore della padella. I pomodorini, leggermente appassiti, rilasciano un sugo che si lega alla pasta senza coprirla, lasciando spazio al sapore del mare.
Le vongole sono protagoniste, ma non invadenti: ogni forchettata è equilibrata, con quella sapidità naturale che non ha bisogno di essere forzata. L’olio lega tutto con discrezione, mentre un accenno di prezzemolo aggiunge freschezza senza rubare la scena.
C’è qualcosa di profondamente familiare in questo piatto, qualcosa che richiama le cucine di casa e le trattorie semplici, dove il tempo sembra scorrere più lentamente. Una curiosità: le vongole sono utilizzate nella cucina mediterranea fin dall’antichità e venivano già consumate dai Romani, spesso abbinate proprio alla pasta o a preparazioni simili.
Resto qualche istante a guardare il piatto prima di iniziare davvero a mangiare, come se volessi fissarne l’immagine. Poi il primo assaggio conferma tutto quello che avevo immaginato: equilibrio, semplicità e un sapore che resta.

Ingredienti

– 200 g di spaghetti;
– 500 g di vongole;
– 10-12 pomodorini;
– 2 spicchi d’aglio;
– Olio extravergine d’oliva;
– Prezzemolo fresco ;
– Sale;
– Pepe.

Preparazione

Fai spurgare le vongole in acqua salata per almeno un’ora. In una padella scalda l’olio con l’aglio, poi aggiungi le vongole e copri finché non si aprono. Unisci i pomodorini tagliati a metà e lascia cuocere qualche minuto. Nel frattempo cuoci gli spaghetti in acqua salata. Scola la pasta al dente e saltala in padella con il condimento. Aggiungi prezzemolo fresco e un filo d’olio prima di servire.

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Il testo del post è stato scritto con l’aiuto di ChatGPT, un modello di lingua di OpenAI.

I pansoti in salsa di noci da Settembrin

Pansoti in salsa di noci serviti alla trattoria Settembrin, pasta ripiena con crema chiara e consistenza morbida

I pansoti in salsa di noci da Settembrin.
Mi siedo al tavolo sapendo esattamente cosa ordinare, ma appena arrivano i pansoti capisco subito che qui c’è qualcosa che vale la pena raccontare. Il piatto davanti a me è semplice all’apparenza, ma già dal profumo della salsa di noci si percepisce una certa cura, quella che non ha bisogno di spiegazioni.
Alla trattoria Settembrin tutto sembra muoversi con un ritmo tranquillo, senza forzature. I pansoti sono disposti nel piatto senza eccessi, coperti da una salsa cremosa che non invade ma accompagna. Prendo la prima forchettata senza pensarci troppo, e la consistenza della pasta mi sorprende subito: morbida ma con carattere, capace di reggere il ripieno senza cedere.
La salsa di noci è il vero punto di equilibrio. Non è pesante come a volte capita, ma nemmeno troppo leggera da sparire. Ha una presenza decisa, con quel sapore pieno che resta ma non stanca. Continuo a mangiare lentamente, cercando di capire cosa renda questo piatto così convincente. Non è solo una questione di ingredienti, ma di proporzioni, di rispetto per una ricetta che non ha bisogno di essere reinterpretata.
C’è una curiosità che mi torna in mente mentre finisco il piatto: i pansoti sono una specialità tipica ligure, tradizionalmente ripieni di erbe spontanee chiamate “preboggion”, e serviti proprio con la salsa di noci, uno degli abbinamenti più classici della cucina regionale.
Mi guardo intorno un attimo, poi torno al piatto ormai quasi vuoto. È uno di quei momenti in cui non serve aggiungere altro.

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Una delle specialità della trattoria da Ou Settembrin di Carasco.

Se invece preferisci i ravioli vai a vedere il mio articolo con la mia personale classifica dei ristoranti dove ho mangiato i migliori ravioli al ragù della Provincia di Genova di Levante.

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Seppioline alla griglia a Riva Trigoso

Piatto di seppioline alla griglia servito a Riva Trigoso con cottura dorata e aspetto semplice su tavolo all’aperto

Seppioline alla griglia a Riva Trigoso.
Il profumo del mare si mescola a quello deciso delle seppioline alla griglia, creando un’atmosfera che resta impressa ancora prima del primo assaggio. Seduto a tavola, con davanti questo piatto semplice, mi accorgo di quanto basti poco per riportare alla mente un momento preciso.
Le seppioline alla griglia hanno una consistenza che invita subito, leggermente dorate all’esterno, con quel segno della griglia che racconta una cottura attenta ma senza eccessi. Il piatto arriva senza troppi ornamenti, lasciando spazio alla materia prima, e forse è proprio questo il suo punto di forza. Ogni dettaglio è essenziale, nulla sembra fuori posto.
Il sapore è diretto, pulito. Le seppioline mantengono quella nota delicata ma riconoscibile, accompagnata appena da un filo d’olio e forse da un accenno di limone che non copre mai, ma esalta. Mangiarle a Riva Trigoso aggiunge qualcosa che va oltre il gusto: è una continuità naturale tra ciò che si ha nel piatto e ciò che si vede intorno.
Riva Trigoso, frazione di Sestri Levante, è storicamente legata al mare e alla cantieristica navale, e questa relazione si percepisce anche nei piatti più semplici, dove il pesce è protagonista senza bisogno di trasformazioni complesse. Pensare a questo mentre assaporo le seppioline alla griglia rende tutto più coerente, come se ogni elemento fosse parte di un racconto più grande.
Il tempo sembra dilatarsi leggermente tra un boccone e l’altro. Non c’è fretta, non c’è bisogno di aggiungere altro. Anche il ricordo si costruisce così, senza forzature, lasciando che siano i dettagli a restare.
Riguardando mentalmente quel piatto, mi accorgo che non è solo una questione di sapore, ma di contesto, di aria, di suoni lontani e di una semplicità difficile da replicare altrove.

Ti è mai capitato di ricordare un piatto non solo per com’era, ma per tutto quello che lo circondava? Aggiungi un commento oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

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Piatto gustato nella pizzeria U Cantu a Riva Trigoso.

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Un piatto di gnocchi al pesto fatti in casa

Piatto di gnocchi al pesto fatti in casa con salsa verde cremosa che avvolge la pasta su un tavolo domestico

Un piatto di gnocchi al pesto fatti in casa.
Il profumo del pesto riempie la cucina ancora prima di sedermi, e il piatto di gnocchi al pesto sembra quasi aspettarmi, con quel verde intenso che si aggrappa a ogni curva della pasta. C’è qualcosa di immediato e rassicurante in questa scena, qualcosa che non ha bisogno di essere spiegato per essere capito.
Mi avvicino lentamente, osservando la consistenza degli gnocchi, morbidi ma ben definiti, con il condimento che li avvolge senza coprirli del tutto. Il pesto non è uniforme, si intravedono piccole variazioni, tracce di basilico e olio che raccontano una preparazione semplice ma attenta. Il piatto non è costruito per stupire, ma per essere vissuto, ed è proprio questo che lo rende così invitante.
Ogni boccone ha una sua presenza precisa. Gli gnocchi al pesto hanno quella consistenza che si lascia mordere senza resistenza, e subito dopo si scioglie, lasciando spazio al sapore fresco e leggermente aromatico del condimento. Non c’è bisogno di aggiungere altro: tutto è già lì, in equilibrio.
Mangiare a casa cambia completamente il rapporto con il cibo. Non c’è rumore di fondo, non ci sono distrazioni inutili. Solo il gesto semplice di portare la forchetta alla bocca e il tempo che si dilata leggermente tra un boccone e l’altro. Anche il piatto di gnocchi al pesto sembra inserirsi perfettamente in questo ritmo, senza forzature.
Una curiosità che mi viene in mente riguarda proprio il pesto: la ricetta tradizionale genovese prevede l’uso del mortaio e non del frullatore, perché il movimento lento evita di scaldare le foglie di basilico, mantenendone intatto il profumo.
Resto ancora qualche istante a guardare il piatto ormai quasi finito, come se trattenesse ancora qualcosa da raccontare. Non è solo una questione di gusto, ma di atmosfera, di piccoli dettagli che si sommano senza farsi notare.

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Pizza tonno e cipolla a bordo Costa Toscana

Pizza tonno e cipolla a bordo Costa Toscana

Pizza tonno e cipolla a bordo Costa Toscana.
La foto della pizza arriva mentre siamo seduti a bordo, con il mare che scorre lento oltre le vetrate e un rumore di fondo fatto di voci, piatti e passi leggeri. Io guardo, lei sorride: la pizza tonno e cipolla è appena arrivata, calda, profumata, con quell’aspetto semplice che spesso è il miglior biglietto da visita. È mia moglie ad averla ordinata, seguendo un’ispirazione del momento più che una vera scelta ragionata. Io, come spesso succede, osservo prima ancora di assaggiare, lasciando che sia l’immagine a raccontarmi qualcosa.
La pizza sulla Costa Toscana sorprende già al primo sguardo. Il bordo è ben sviluppato, dorato, con quella consistenza che promette morbidezza dentro e una leggera croccantezza fuori. Il tonno è distribuito con equilibrio, senza coprire tutto, e la cipolla aggiunge un profumo dolce che si sente subito. Quando mia moglie ne prende la prima fetta, il gesto è naturale, senza esitazioni. Io assaggio dopo, incuriosito più che convinto, e resto sinceramente colpito.
Mangiare una pizza così, in mezzo al mare, cambia la percezione. Non sei in una pizzeria di Napoli, certo, ma quasi. E quel “quasi” diventa importante proprio perché inaspettato. La pasta è ben lievitata, leggera, facile da digerire. Il condimento è semplice ma curato, senza eccessi. È una di quelle pizze che non cercano di stupire, ma finiscono per farlo proprio per questo. A bordo della Costa Toscana, tra una tappa e l’altra, diventa una piccola leccornia quotidiana, un momento di normalità in un contesto che normale non è.
Rivedendo oggi quella foto, mi torna in mente il contrasto tra il mare fuori e quel piatto così familiare davanti a noi. La pizza di mia moglie diventa anche un mio ricordo, legato a un tavolo, a una nave, a una giornata che scorreva lenta. La Costa Toscana riesce in questo: farti sentire lontano e a casa nello stesso momento. E sì, questa pizza tonno e cipolla non ha davvero nulla da invidiare a una pizzeria di Napoli… quasi.

Ti è mai capitato di assaggiare qualcosa di sorprendentemente buono in un luogo dove non te lo aspettavi?
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Tuna and onion pizza aboard Costa Toscana – Pizza au thon et oignons à bord du Costa Toscana – Pizza de atún y cebolla a bordo del Costa Toscana – Pizza de atum e cebola a bordo do Costa Toscana – Thunfisch Zwiebel Pizza an Bord der Costa Toscana – Pizza cá ngừ hành tây trên tàu Costa Toscana – 在 Costa Toscana 号上的金枪鱼洋葱披萨 – コスタ・トスカーナ船上のツナとオニオンピザ

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Una pizza margherita sorprendente da 4P’s Nha Trang

Una Margherita sorprendente da 4P’s Nha Trang

Una pizza margherita sorprendente da 4P’s Nha Trang.
Quando si viaggia per molte settimane lontano da casa, capita che ogni tanto venga voglia di ritrovare un sapore familiare. Non per nostalgia, ma per il piacere di fermarsi un momento e gustare qualcosa che ricorda l’Italia. A mio marito succede spesso con la pizza. Così, durante il nostro viaggio in Vietnam, una sera a Nha Trang abbiamo deciso di concederci una pizza Margherita.
Abbiamo scelto la Pizza 4P’s, una catena molto conosciuta in Vietnam che negli ultimi anni si è costruita una reputazione davvero interessante tra gli amanti della pizza. Devo ammettere che ero curiosa: trovare una pizza davvero buona fuori dall’Italia non è sempre così scontato.
Appena entrati nel locale si respira un’atmosfera moderna ma accogliente. La cucina è organizzata in modo che si possa vedere il lavoro dei pizzaioli e, soprattutto, il forno a legna. Ed è proprio lì che tutto comincia: il calore del forno, l’impasto steso a mano, i gesti veloci e precisi di chi prepara una pizza con attenzione.
Naturalmente abbiamo ordinato una Margherita. È la pizza più semplice, ma proprio per questo è quella che racconta meglio la qualità di una pizzeria. Quando è arrivata al tavolo mi ha subito colpito il suo aspetto: il rosso brillante del pomodoro, il bianco della mozzarella che si scioglieva lentamente e qualche foglia di basilico fresco. Tre ingredienti essenziali, ma capaci di creare un equilibrio perfetto.
L’impasto era leggero, con il bordo ben gonfio e leggermente dorato. Il profumo del forno a legna si sentiva chiaramente. Al primo morso ho capito che non era solo una buona pizza “per essere in Asia”: era semplicemente una buona pizza, punto. L’impasto soffice dentro e appena croccante fuori, il pomodoro equilibrato e la mozzarella cremosa creavano un risultato sorprendentemente vicino a quello di tante ottime pizzerie italiane.
Mio marito ha sorriso subito dopo il primo pezzo, e questo è sempre il miglior giudizio possibile.
Viaggiando amiamo scoprire il cibo locale, i mercati e i piatti della tradizione vietnamita. Ma ogni tanto è bello anche fare una piccola pausa e ritrovare un sapore che parla di casa. In questa pizzeria di Nha Trang abbiamo trovato proprio questo: una pizza Margherita cotta nel forno a legna, semplice e autentica, capace di regalarci un piccolo momento d’Italia dall’altra parte del mondo.

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Culatello di Zibello, la mia eccellenza italiana

Piatto con fette di Culatello di Zibello, salume italiano tipico della provincia di Parma

Culatello di Zibello, la mia eccellenza italiana.
Tra i sapori della tradizione italiana, il Culatello di Zibello è uno di quei prodotti che riesce a raccontare il territorio già dal primo sguardo. In questa fotografia ho voluto fermare un piatto di culatello, un salume pregiato della zona di Parma, protagonista di una delle eccellenze gastronomiche italiane che preferisco.
Ho sempre pensato che alcuni alimenti abbiano qualcosa in più rispetto al semplice gusto: riescono a riportare alla mente luoghi, tradizioni e momenti condivisi. Il Culatello di Zibello per me è proprio uno di questi. Quando lo trovo in tavola, lo preferisco spesso anche al più conosciuto prosciutto crudo, grazie alla sua consistenza morbida e al sapore delicato ma allo stesso tempo intenso.
La fotografia nasce dalla voglia di raccontare un dettaglio semplice: un piatto preparato con cura, dove il protagonista assoluto è il salume. Non servono molti elementi per valorizzare un prodotto di questo livello; basta osservare le fette sottili, il colore caratteristico e quella consistenza che lascia immaginare la lunga lavorazione necessaria per arrivare al risultato finale.
Il Culatello di Zibello è prodotto nella provincia di Parma, in Emilia-Romagna, ed è considerato uno dei salumi più raffinati della cucina italiana. La sua lavorazione segue regole precise e prevede una lunga stagionatura, durante la quale il clima della zona contribuisce alla maturazione del prodotto.
Una piccola curiosità è che il Culatello viene ricavato dalla parte più pregiata della coscia del maiale e la sua produzione tradizionale è legata soprattutto ai comuni della bassa parmense vicino al fiume Po. Proprio il rapporto tra territorio, umidità e artigianalità contribuisce alle caratteristiche uniche di questo salume.
Questa fotografia si collega naturalmente agli altri articoli dedicati ai sapori e ai prodotti italiani che ho raccontato sul blog, perché spesso sono proprio i piatti più semplici a rappresentare meglio una cultura. Come per altri scatti dedicati alla cucina, anche qui l’obiettivo non è solo mostrare un alimento, ma conservare il ricordo di un piacere quotidiano.
Un buon piatto di Culatello di Zibello è un invito alla lentezza: qualche fetta tagliata sottile, magari accompagnata da pane fresco e un buon bicchiere di vino, può diventare un momento speciale.

Anche tu preferisci il Culatello di Zibello rispetto agli altri salumi tradizionali italiani? Aggiungi un commento oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Piatto con fette di Culatello di Zibello, salume italiano tipico della provincia di Parma

Foto scattata con Honor 20.

Il culatello di Zibello è un salume a denominazione di origine protetta tipico della provincia di Parma. Catalogato tra i Presidi di Slow Food dell’Emilia-Romagna, il Culatello, citato con certezza per la prima volta in un documento del 1735, è prodotto a partire dalla coscia di maiale insaccata nella vescica del maiale stesso.
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