Il Sacro Convento di Assisi dal grande piazzale

La Basilica di San Francesco dal piazzale di Assisi

Il Sacro Convento di Assisi dal grande piazzale.
Dal grande piazzale che si apre davanti alla Basilica Papale e al Sacro Convento di San Francesco, Assisi sembra fermarsi un istante. La foto nasce sotto i portici, in quel punto preciso in cui lo spazio si allarga e lo sguardo può finalmente respirare. La basilica si presenta senza enfasi, con una presenza solida e silenziosa, fatta di pietra chiara e proporzioni che invitano più al raccoglimento che alla meraviglia.
Camminando lentamente sul piazzale, si ha la sensazione che questo luogo non voglia stupire ma accogliere. I portici accompagnano il passo, creano una soglia naturale tra il movimento della città e la quiete che si avverte avvicinandosi. La fotografia trattiene questo equilibrio: persone che passano, luce che cambia sulle arcate, e la facciata che resta lì, immobile, come se fosse sempre stata parte del paesaggio umano oltre che architettonico.
Osservando la basilica da questa distanza, emerge la sua doppia natura. È un luogo monumentale, riconosciuto in tutto il mondo, ma allo stesso tempo conserva qualcosa di profondamente semplice. La pietra non impone, dialoga. Il piazzale non schiaccia, accompagna. È uno spazio pensato per sostare, per arrivare gradualmente, forse anche per prepararsi interiormente prima di entrare.
Qui, nel Sacro Convento, riposa San Francesco. La basilica custodisce la sua tomba, diventando il punto di riferimento della memoria francescana. Non è il luogo del suo transito terreno, che avvenne alla Porziuncola, nella chiesa di Santa Maria degli Angeli, ma è il luogo che raccoglie e conserva la sua presenza simbolica e spirituale. In questi giorni, con l’apertura ufficiale dell’anno commemorativo del transito del Poverello, questo legame si fa ancora più forte: la memoria della sua morte si intreccia con il luogo che ne custodisce il corpo, creando un dialogo silenzioso tra Assisi e la pianura sottostante.
La foto racconta proprio questo: non un momento preciso, ma una continuità. Il grande piazzale diventa uno spazio di passaggio, di incontro, di riflessione. Un luogo dove la storia non pesa, ma accompagna, e dove basta fermarsi un attimo per sentirsi parte di qualcosa che va oltre lo scatto.

Ti è mai capitato di percepire la forza di un luogo non entrando, ma semplicemente restando davanti? Aggiungi un commento oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

La Basilica di San Francesco dal piazzale di Assisi

La Basilica di San Francesco dal piazzale di Assisi

Foto scattate con macchina Canon EOS RP e lente Canon RF 24-50.

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Ecco dove si trova la basilica:

Il catino absidale dorato di San Babila a Milano

Catino absidale dorato della Basilica di San Babila a Milano con luce calda e decorazioni architettoniche interne

Il catino absidale dorato di San Babila a Milano.
Appena entro nella Basilica di San Babila a Milano, il catino absidale dorato cattura lo sguardo con una luce calda e avvolgente che sembra emergere dal silenzio stesso dello spazio. Il catino absidale dorato di San Babila a Milano, in Lombardia, Italia, è uno di quei dettagli che spesso si scoprono quasi per caso, anche quando si è già passati più volte davanti alla chiesa senza immaginare cosa custodisca al suo interno.
Mi fermo qualche istante a osservare il catino absidale dorato di San Babila a Milano, lasciando che gli occhi seguano le linee curve dell’abside e i riflessi dorati che cambiano leggermente a seconda di come ci si sposta. In questo punto della basilica, il tempo sembra rallentare, e ogni elemento contribuisce a creare una sensazione di equilibrio e profondità che va oltre la semplice architettura.
La Basilica di San Babila si trova nel cuore di Milano, ed è spesso attraversata da chi si muove tra vie commerciali e piazze affollate. Eppure, il catino absidale dorato di San Babila a Milano rappresenta una pausa inattesa per chi si chiede cosa vedere a Milano oltre ai luoghi più iconici. Non è necessario cercarlo con precisione: basta entrare e lasciarsi guidare dallo sguardo.
Ripensando ad altri scatti che ho condiviso su lucadea.com, soprattutto quelli dedicati agli interni delle chiese, mi accorgo che sono proprio questi dettagli a raccontare meglio l’anima dei luoghi, più delle vedute generali.
Una curiosità: il catino absidale è la superficie semicircolare che chiude l’abside di una chiesa e spesso viene decorato con mosaici o affreschi per sottolineare l’importanza simbolica dell’altare.

Resto ancora qualche momento a osservare questa luce dorata, chiedendomi quante persone passino accanto a questo dettaglio senza notarlo davvero. Ti è mai capitato? Aggiungi un commento oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Catino absidale dorato della Basilica di San Babila a Milano con luce calda e decorazioni architettoniche interne

Foto scattata con macchina Canon EOS R50 V e lente Canon RF 28.

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Il mosaico del catino absidale, raffigurante San Babila ed i tre fanciulli con lui martirizzati, fu realizzato nel 1890 da Luigi Cavenaghi. Le lunette fra gli archi laterali e la cupola, decorate con le figure del Redentore e della Vergine circondati da vari Santi, sono mosaici sovrapposti nel 1929 agli affreschi originali del medesimo autore.
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The golden apse of San Babila in Milan – L’abside dorée de San Babila à Milan – El ábside dorado de San Babila en Milán – A abside dourada de San Babila em Milão – Die goldene Apsis von San Babila in Mailand – Hậu cung dát vàng của San Babila ở Milan – 米兰圣巴比拉教堂的金色后殿 – ミラノのサンバビラ教会の金色の後陣

Il testo del post è stato scritto con l’aiuto di ChatGPT, un modello di lingua di OpenAI.

L’arco della Portella di San Giorgio ad Assisi

Incrocio tra Via di Santa Chiara e Via di Sant’Agnese ad Assisi con la Portella di San Giorgio sullo sfondo in pietra antica

L’arco della Portella di San Giorgio ad Assisi.
Arrivo all’incrocio tra Via di Santa Chiara e Via di Sant’Agnese quasi senza accorgermene, lasciandomi guidare più dall’istinto che da una direzione precisa. L’arco della Portella di San Giorgio si apre sullo sfondo con una presenza discreta, incorniciando il passaggio e accompagnando lo sguardo verso una parte della città che sembra custodire ancora un ritmo più lento.
In questo punto di Assisi, tutto appare raccolto e armonioso. Le strade si incontrano con naturalezza, senza bisogno di elementi spettacolari, e proprio per questo l’attenzione cade su quell’antico accesso che collega verso la zona della Basilica di Santa Chiara. La Portella di San Giorgio non impone la sua presenza, ma si lascia osservare con calma, come se facesse parte da sempre di un equilibrio che non ha bisogno di essere spiegato.
Avvicinandomi, mi accorgo di quanto siano le superfici a raccontare davvero il luogo. Le pietre portano i segni del tempo, con piccole imperfezioni che rendono ogni dettaglio unico. Non c’è nulla di artificiale, nessuna ricerca di perfezione: solo stratificazioni di storia che si leggono senza bisogno di parole. Fotografare qui diventa quasi un esercizio di attenzione, più che di tecnica.
La Portella di San Giorgio viene spesso confusa con Porta Nuova, che si trova più a est, ma qui la dimensione è diversa, più intima e meno monumentale. È un passaggio che esiste per collegare, non per impressionare, e forse è proprio questo a renderlo così interessante.
Resto fermo qualche istante, aspettando che lo spazio trovi il suo equilibrio tra pieni e vuoti, tra chi attraversa e chi si ferma. In luoghi come questo, la fotografia sembra nascere da sola, senza bisogno di forzarla.

Ti è mai capitato di incontrare un angolo così silenzioso da farti rallentare il passo? Aggiungi un commento oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Incrocio tra Via di Santa Chiara e Via di Sant’Agnese ad Assisi con la Portella di San Giorgio sullo sfondo in pietra antica

Foto scattata con macchina Canon EOS RP e lente Canon RF 24-50.

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Dove si trova il borgo:

The arch of the Portella di San Giorgio in Assisi – L’arc de la Portella di San Giorgio à Assise – El arco de la Portella di San Giorgio en Asís – O arco da Portella di San Giorgio em Assis – Der Bogen der Portella di San Giorgio in Assisi – Vòm Portella di San Giorgio ở Assisi – 阿西西圣乔治小门拱门 – アッシジのサン・ジョルジョ門のアーチ

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L’interno della Basilica dei Fieschi a Cogorno

L’interno della Basilica dei Fieschi a Cogorno

L’interno della Basilica dei Fieschi a Cogorno.
Entro nella Basilica dei Fieschi con la sensazione netta di varcare una soglia che separa il rumore del presente da un tempo più lento. L’interno mi accoglie senza effetti scenici, con una sobrietà che non ha bisogno di spiegazioni. Le tre navate si aprono davanti a me in modo ordinato, quasi severo, e subito capisco che qui nulla è lasciato al caso: ogni colonna, ogni arco, ogni spazio vuoto ha un senso preciso, misurato nei secoli.
Cammino lungo la navata centrale e mi lascio guidare dal ritmo delle colonne in pietra. I capitelli, tutti diversi, raccontano una pazienza antica, fatta di mani che scolpivano senza fretta, consapevoli che il tempo sarebbe stato il vero giudice del loro lavoro. La luce entra discreta dalle monofore, si deposita sulle superfici grigie, scivola lungo i pilastri e cambia colore a seconda dell’ora. Non è una luce che illumina tutto, ma una luce che suggerisce, che invita ad abbassare la voce anche nei pensieri.
L’interno della basilica ha un equilibrio raro: non opprime, non distrae, non cerca di stupire. È uno spazio che induce alla concentrazione, quasi a rallentare il respiro. Mi soffermo più volte, senza una meta precisa, osservando come le navate laterali accompagnino lo sguardo verso l’abside, semplice e raccolta. Qui la spiritualità passa anche attraverso l’architettura, attraverso la scelta di togliere invece che aggiungere.
L’aria profuma di pietra antica e di legno. Ogni passo risuona leggermente, ma il suono resta contenuto, come se le pareti sapessero trattenere anche gli echi. In un angolo, l’organo osserva silenzioso, parte integrante di questo equilibrio fatto di pieni e di vuoti. Nulla sembra chiedere attenzione, e proprio per questo tutto riesce a catturarla.
Prima di uscire mi volto ancora una volta. L’interno della Basilica dei Fieschi non si offre a uno sguardo frettoloso: chiede tempo, rispetto, disponibilità all’ascolto. È uno di quei luoghi che non si attraversano soltanto, ma che restano addosso, con discrezione, molto dopo essere usciti.

Ti è mai capitato di sentire il peso del tempo semplicemente osservando uno spazio antico?
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Foto scattate con Oppo Reno 12.

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Eccovi anche un bel video che ho registrato all’interno della Basilica:

Dove si trova la basilica:

La basilica di San Salvatore dei Fieschi – conosciuta anche semplicemente come basilica dei Fieschi – è un luogo di culto cattolico situato nella frazione di San Salvatore dei Fieschi, in piazza Innocenzo IV, nel comune di Cogorno nella città metropolitana di Genova. La chiesa è sede della parrocchia omonima del vicariato di Chiavari-Lavagna della diocesi di Chiavari. Ha la dignità di basilica minore.
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Inside the Fieschi Basilica in Cogorno – À l’intérieur de la basilique des Fieschi à Cogorno – El interior de la Basílica de los Fieschi en Cogorno – O interior da Basílica dos Fieschi em Cogorno – Das Innere der Fieschi Basilika in Cogorno – Nội thất Vương cung thánh đường Fieschi tại Cogorno – 科戈尔诺菲耶斯基大教堂内部 – コゴルノのフィエスキ大聖堂内部

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Il piazzale con i portici davanti alla basilica di Assisi

Il piazzale con i portici davanti Assisi

Il piazzale con i portici davanti alla basilica di Assisi.
Arrivare davanti alla Basilica di San Francesco, ad Assisi, significa prima di tutto attraversare il piazzale con i portici che la precede. Ogni volta ho la sensazione che questo spazio non sia lì per caso, ma che svolga un ruolo preciso: preparare. Non preparo solo lo sguardo, ma anche il passo, il respiro, il modo di stare. Prima ancora di alzare gli occhi verso la Basilica, mi ritrovo a camminare sotto le arcate, come se fosse naturale rallentare, quasi obbligatorio.
I portici disegnano una linea continua, regolare, fatta di ombra e luce che si alternano. Camminandoci sotto, il rumore dei passi cambia, diventa più raccolto, più misurato. È un suono che invita al silenzio, o almeno a un tono più basso. Mi accorgo spesso che le persone intorno a me fanno lo stesso: parlano meno, guardano di più. Il piazzale, ampio e aperto verso la valle, sembra voler abbracciare chi arriva, mentre i portici trattengono, contengono, accompagnano.
Mi piace fermarmi lì, senza fretta. Guardare la Basilica da questa distanza, filtrata dallo spazio che la precede, è diverso che trovarsela davanti all’improvviso. È come leggere le prime righe di un libro prima di entrare davvero nella storia. I portici non cercano di imporsi, non competono con la forza simbolica della Basilica. Al contrario, la valorizzano, le lasciano spazio, le costruiscono attorno un silenzio visivo che la rende ancora più presente.
In questo piazzale si incontrano persone diversissime: pellegrini, visitatori curiosi, chi passa solo per pochi minuti. Eppure il luogo sembra chiedere a tutti la stessa cosa: rallentare. Sedersi un attimo, appoggiarsi a una colonna, guardare la valle che si apre oltre. È uno spazio di attesa, ma non di vuoto. È un’attesa piena, densa, che permette di entrare nella Basilica con uno stato d’animo diverso, più disponibile, più attento.
Ogni volta che mi allontano da lì, ho la sensazione che quel breve tratto sotto i portici abbia già fatto il suo lavoro. Non ho ancora varcato la soglia sacra, eppure qualcosa è già cambiato. Forse è questo il valore più profondo di quel piazzale: essere un passaggio, non solo fisico, ma interiore.

Ti capita mai di sentire che un luogo ti stia preparando, ancora prima di arrivare alla meta?
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Il piazzale con i portici davanti Assisi

Foto scattata con macchina Canon EOS RP e lente Canon RF 24-50.

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Ecco dove si trova la basilica:

Voluta da Papa Gregorio IX quale specialis ecclesia, venne insignita dallo stesso Pontefice del titolo di Caput et Mater dell’Ordine minoritico e contestualmente affidata in perpetuo agli stessi frati. Fa parte delle proprietà non extraterritoriali della Santa Sede, quindi non gode di immunità diplomatica. Nella complessa storia che ha segnato l’evoluzione dell’Ordine, la basilica (e l’annesso Sacro Convento) fu sempre custodita dai cosiddetti “frati della comunità”, il gruppo che andò in seguito a costituire l’Ordine dei Frati Minori Conventuali.
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The arcaded square before the Basilica of Assisi – La place à portiques devant la basilique d’Assise – La plaza porticada frente a la basílica de Asís – A praça com pórticos em frente à basílica de Assis – Der Arkadenplatz vor der Basilika von Assisi – Quảng trường có hàng hiên trước Vương cung thánh đường Assisi – 阿西西大教堂前的拱廊广场 – アッシジ大聖堂前の回廊広場

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Il cactus monumentale sul sagrato di Santo Stefano

Il cactus secolare sul sagrato di Santo Stefano

Il cactus monumentale sul sagrato di Santo Stefano.
Quella volta che ho alzato lo sguardo verso il sagrato della Basilica di Santo Stefano a Lavagna, non mi aspettavo di trovare uno spettacolo così curioso: un cactus imponente e apparentemente secolare, piantato da tempo immemore proprio davanti alla facciata della chiesa. È uno di quegli elementi che non puoi non notare se ti fermi a guardare con attenzione, perché il contrasto tra la pietra antica della basilica e la vitalità “selvatica” della pianta crea un dialogo sorprendente tra natura e storia.
Non ci sono molte fonti ufficiali che raccontano l’origine esatta del cactus, ma chi vive o frequenta Lavagna lo indica come un simbolo unico di questo luogo: nel corso degli anni la pianta è diventata quasi una presenza affettuosa e pittoresca, che accompagna i passanti così come l’architettura barocca della chiesa racconta secoli di vita cittadina. La basilica stessa ha radici antichissime, con origini documentate già in epoca medievale e rifacimenti barocchi nel XVII secolo, che la rendono una delle chiese più significative del Tigullio.
Quando mi avvicino al cactus, penso a quante stagioni deve aver visto passare: estati calde di mare e turismo, inverni umidi tipici della Liguria, festa della Torta dei Fieschi e processioni che scendono la scalinata sotto gli sguardi rispettosi di chi riposa in piazza. Non posso fare a meno di restare un attimo a contemplare come una pianta così “straniera” all’ambiente ligure possa essere divenuta parte integrante di un luogo tanto amato.

Hai mai notato un cactus così curioso in un luogo storico e ti sei fermato a osservarlo? Aggiungi un commento oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Il cactus secolare sul sagrato di Santo Stefano

Foto scattata con macchina Canon EOS RP e lente Canon RF 24-50.

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La statua marmorea dell’Assunta a Sestri Levante

La statua marmorea dell’Assunta a Sestri Levante

La statua marmorea dell’Assunta a Sestri Levante.
Ci sono opere d’arte che colpiscono per la loro imponenza, mentre altre riescono a catturare lo sguardo grazie alla delicatezza dei dettagli e al senso di movimento che trasmettono. All’interno della Basilica di Santa Maria di Nazareth, nel cuore di Sestri Levante, in Liguria, la statua marmorea dell’Assunta è una di quelle sculture davanti alle quali vale la pena fermarsi qualche istante per osservarle con attenzione.
Collocato sull’altare maggiore, il gruppo scultoreo rappresenta la Vergine Maria nell’Assunzione al cielo, circondata da cherubini che sorreggono la Santa Casa di Nazareth. È proprio questo particolare a rendere l’opera particolarmente interessante: alla tradizionale raffigurazione dell’Assunta si unisce un riferimento diretto alla devozione mariana che dà il nome alla basilica e che ha un legame profondo con la storia religiosa della città.
La scultura è attribuita a Francesco Maria Schiaffino, artista genovese vissuto tra la fine del Seicento e il Settecento, apprezzato per la sua capacità di lavorare il marmo con eleganza e naturalezza. La figura della Madonna si sviluppa verso l’alto con una linea slanciata, mentre le pieghe del manto contribuiscono a creare un’impressione di leggerezza e movimento. I cherubini e la presenza della casetta nella parte inferiore completano una composizione ricca di significati, che invita a guardare l’opera non soltanto come una decorazione dell’altare, ma come un racconto per immagini.
Anche l’altare in marmi policromi, datato 1762, contribuisce alla solennità dell’insieme. I diversi colori della pietra incorniciano la scultura e ne sottolineano la centralità all’interno dello spazio sacro. Quando fotografo opere di questo genere, cerco di soffermarmi sulla loro forma e sui particolari che potrebbero sfuggire a una visita veloce: la lavorazione del marmo, la disposizione delle figure e il rapporto tra la scultura e l’architettura che la circonda.
La Basilica di Santa Maria di Nazareth, la cui costruzione ebbe inizio nel 1604, si trova in Piazza Matteotti, vicino al municipio, nella zona che collega il centro storico alla penisola dell’Isola. La sua storia e le opere custodite al suo interno ne fanno uno dei luoghi di interesse artistico e religioso più significativi di Sestri Levante.
Ho voluto fotografare questa statua per conservare il ricordo di un’opera che unisce bellezza artistica, spiritualità e identità locale. Come accade anche quando fotografo le chiese e i monumenti dei borghi liguri, mi piace scoprire come ogni dettaglio possa raccontare qualcosa del luogo in cui si trova.

Avete mai visitato la basilica e osservato da vicino questa particolare rappresentazione dell’Assunta? Aggiungi un commento oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Foto scattate con Oppo Reno 12.

Ecco dove si trova la basilica:

Il caruggio di Lavagna e la Basilica sullo sfondo

Il caruggio principale di Lavagna con la Basilica di Santo Stefano sullo sfondo, tra le case del centro storico

Il caruggio di Lavagna e la Basilica sullo sfondo.
Passeggiando nel centro storico di Lavagna, il caruggio principale accompagna naturalmente lo sguardo verso la Basilica di Santo Stefano, che compare in fondo alla strada. È uno di quegli scorci che mi piace fotografare proprio perché riescono a mettere insieme, nella stessa immagine, la dimensione quotidiana del borgo e la presenza di uno dei suoi edifici più importanti.
La fotografia è stata scattata in una mite giornata di ottobre, durante una passeggiata nel centro di Lavagna. Il caruggio, con le sue case affacciate direttamente sulla strada, conduce verso la piazza e rende la basilica visibile quasi come un punto di arrivo. Non serve cercare un punto panoramico particolare: basta camminare nel cuore della città e lasciarsi guidare dalla prospettiva della strada.
Questo è uno dei modi in cui preferisco fotografare Lavagna. Invece di concentrarmi soltanto su un singolo edificio, mi interessa mostrare il rapporto tra le architetture e gli spazi attraverso i quali ci si muove. In questa immagine il caruggio occupa la scena e la Basilica di Santo Stefano diventa il riferimento che chiude la prospettiva.
Lavagna si trova in Liguria, nella città metropolitana di Genova, Italia, affacciata sul Golfo del Tigullio. Il suo centro storico conserva ancora bene il carattere tipico dei borghi liguri, con strade strette, edifici ravvicinati e numerosi dettagli architettonici che emergono durante una passeggiata senza una meta precisa.
Il caruggio principale è proprio uno dei luoghi in cui questo carattere si percepisce meglio. Camminando si incontrano portoni, finestre, insegne e facciate che cambiano continuamente davanti agli occhi. Sono dettagli che magari non attirano immediatamente l’attenzione quando si attraversa la strada per raggiungere una destinazione, ma che diventano interessanti quando ci si ferma a osservare.
Sul fondo della fotografia si riconosce la Basilica di Santo Stefano, uno dei principali riferimenti architettonici di Lavagna. La costruzione dell’attuale edificio risale al XVII secolo, mentre la sua consacrazione avvenne nel 1703. Nel 1921 la chiesa fu elevata a basilica minore da papa Benedetto XV. La sua facciata e la scenografica scalinata contribuiscono ancora oggi a renderla immediatamente riconoscibile.
È proprio la prospettiva a interessarmi in questa fotografia. La basilica non occupa tutta l’immagine, ma rimane abbastanza presente da dare un senso alla strada. Il mio occhio passa dalle case più vicine fino alla facciata sul fondo, seguendo quella naturale direzione che la strada suggerisce.
Anche la stagione contribuisce al ricordo della fotografia. Era ottobre e la giornata era mite, una condizione che rendeva piacevole passeggiare senza fretta. Non ho bisogno di aggiungere particolari sull’atmosfera che non ricordo con precisione: quello che rimane nella fotografia è soprattutto la sensazione di trovarmi nel centro storico, con la basilica davanti e le case del caruggio ai lati.
Ho voluto fermare questo scorcio con la mia macchina fotografica proprio perché rappresenta bene il tipo di immagine che cerco quando cammino per Lavagna. Non necessariamente il monumento isolato, ma il monumento inserito nella vita della città, raggiunto attraverso una strada che gli abitanti percorrono normalmente.
Una delle curiosità che trovo più interessanti è la presenza dei leoni scolpiti ai lati della scalinata della basilica. Sono un elemento che contribuisce alla forte caratterizzazione dell’edificio e che si nota particolarmente quando ci si avvicina dal caruggio.
Nel blog ho già raccontato altre immagini di Lavagna, compresa una villa di Corso Buenos Aires. Sono fotografie molto diverse tra loro, ma fanno parte dello stesso modo di osservare la città: cercare edifici e scorci che, messi insieme, permettono di raccontare Lavagna attraverso le passeggiate e non soltanto attraverso i suoi monumenti più conosciuti.
Questa fotografia, in particolare, mi piace perché non separa il centro storico dalla basilica. La strada diventa una sorta di cornice naturale e la facciata di Santo Stefano appare alla fine del percorso. È una composizione che probabilmente esiste ogni giorno, ma che vale la pena fermare quando si passa nel momento giusto.
Se siete alla ricerca di cosa vedere a Lavagna, questo è sicuramente uno degli scorci da osservare con calma, soprattutto se vi piace fotografare il rapporto tra le strade del centro storico e gli edifici che le caratterizzano.

Qual è lo scorcio del centro storico di Lavagna che vi piace fotografare di più? Aggiungi un commento oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Il caruggio principale di Lavagna con la Basilica di Santo Stefano sullo sfondo, tra le case del centro storico

Foto scattata con Oppo Reno 12.

I particolari della Sagrada Família a Barcellona

Particolari della Sagrada Familia di Barcellona

I particolari della Sagrada Família a Barcellona.
Quando mi sono trovato davanti alla Sagrada Família, il primo impulso è stato quello di guardare l’insieme, ma dopo poco l’attenzione è inevitabilmente finita sui tantissimi dettagli che ricoprono la basilica. Tra sculture, figure umane e forme ispirate alla natura, ogni parte sembra offrire qualcosa da osservare più da vicino.
Questa fotografia nasce proprio dalla voglia di fermare uno di questi particolari della Sagrada Família, invece di fotografare ancora una volta soltanto la grande struttura nel suo complesso. Antoni Gaudí ha lasciato sulle facciate e sulle torri una quantità enorme di elementi decorativi e molti di questi acquistano un significato diverso quando ci si prende il tempo di osservarli.
La Sagrada Família si trova a Barcellona, in Catalogna, in Spagna, ed è probabilmente uno dei luoghi che più facilmente fanno capire quanto l’architettura di Gaudí fosse lontana dalle forme tradizionali. Quando si cerca cosa vedere a Barcellona, la basilica è naturalmente tra i primi luoghi che vengono in mente, ma credo che una visita non debba limitarsi alla vista generale dell’edificio.
Sono proprio i particolari a rendere interessante una fotografia come questa. Avvicinando lo sguardo alle decorazioni si incontrano figure che sembrano appartenere contemporaneamente al mondo umano, a quello animale e a un immaginario quasi fantastico. Alcune ricordano i tradizionali gargoyle delle architetture religiose europee, anche se non tutte hanno realmente la funzione di doccione.
Tra le figure che mi hanno incuriosito c’è quella di due persone raccolte in preghiera, collocata nella zona dell’abside. Le mani giunte e il volto rivolto verso l’alto danno alla scena un’espressione molto intensa. Non è tanto la dimensione della scultura a colpire, quanto il modo in cui una figura umana così semplice riesca a inserirsi all’interno di un’architettura già ricchissima di forme e simboli.
È un dettaglio che rischia facilmente di passare inosservato se si guarda la Sagrada Família soltanto da lontano. Ed è proprio questo uno degli aspetti che mi piace della fotografia: poter isolare una piccola parte di un’opera enorme e provare a raccontarla attraverso un’inquadratura diversa.
La curiosità più interessante riguarda proprio il rapporto tra queste sculture e i cosiddetti gargoyle. Non tutte le figure che ricordano i doccioni hanno una funzione pratica legata allo smaltimento dell’acqua piovana. Gaudí utilizzò invece la decorazione come parte integrante della narrazione architettonica, inserendo forme naturali, animali, figure umane e simboli religiosi all’interno del progetto.
La Sagrada Família, del resto, è costruita secondo un linguaggio nel quale natura e architettura sono continuamente messe in relazione. Le colonne ricordano tronchi e rami, le strutture si sviluppano verso l’alto come una sorta di foresta e molti dettagli sembrano appartenere a un mondo naturale reinterpretato attraverso la scultura.
Fotografando questi particolari mi sono quindi trovato a fare quello che spesso faccio quando visito un luogo molto conosciuto: smettere per qualche momento di cercare la fotografia più ovvia e concentrarmi su qualcosa che normalmente rischia di rimanere sullo sfondo. Una grande attrazione può essere raccontata anche attraverso un dettaglio piccolo, soprattutto quando quel dettaglio contiene una parte della sua identità.
È anche un approccio che ritrovo in altre fotografie di Barcellona pubblicate sul blog, come quelle dedicate alla Rambla e agli angoli della città che ho incontrato durante le mie passeggiate. In tutti questi casi mi interessa più il particolare che la semplice immagine da cartolina, perché è spesso osservando da vicino che un luogo riesce a sorprendere.
La Sagrada Família continua a essere un’opera in cui è difficile separare architettura, scultura e simbolismo. Anche una figura apparentemente secondaria può quindi diventare interessante proprio perché contribuisce al racconto complessivo della basilica.
Questa fotografia è nata da uno di questi incontri ravvicinati con l’architettura di Gaudí. Un piccolo dettaglio, ma sufficiente a ricordarmi quanto ci sia ancora da osservare quando si guarda la Sagrada Família con un po’ più di attenzione.

Quale particolare della Sagrada Família vi ha colpito di più? Aggiungi un commento oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

Foto scattate con macchina Canon EOS RP e lente Tamron 16-300.

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Dove si trova la cattedrale:

La Porta dei Leoni Rossi di Bergamo Alta

La Porta dei Leoni Rossi della Basilica di Santa Maria Maggiore a Bergamo Alta con il protiro in marmo

La Porta dei Leoni Rossi di Bergamo Alta.
Durante la mia visita nella Città Alta di Bergamo ho voluto fermare con la mia macchina fotografica uno dei dettagli più riconoscibili della Basilica di Santa Maria Maggiore: la Porta dei Leoni Rossi, uno degli ingressi che affacciano sulla splendida Piazza del Duomo. Tra le cose da vedere a Bergamo Alta, questo portale è sicuramente uno degli angoli che più colpiscono per la ricchezza delle decorazioni e per il legame con la storia della città.
Avvicinandosi alla basilica, lo sguardo viene subito attirato dal protiro in marmo e dalle due figure dei leoni stilofori che sembrano sorreggere l’intera struttura. Ho cercato di catturare proprio questo particolare, perché in una fotografia un piccolo dettaglio architettonico può raccontare molto più dell’intero edificio.
La Porta dei Leoni Rossi, conosciuta anche come Porta Settentrionale, si trova nel transetto sinistro della Basilica di Santa Maria Maggiore e rappresenta uno degli accessi più importanti alla chiesa. Il nome deriva dai due leoni in marmo rosso di Verona che sostengono le colonne del protiro, realizzato nel XIV secolo da Giovanni da Campione.
Siamo a Bergamo, in Lombardia, Italia, e questo luogo racchiude secoli di storia concentrati in pochi metri. La Basilica di Santa Maria Maggiore venne costruita a partire dal XII secolo dopo il voto dei cittadini bergamaschi alla Madonna, chiedendo protezione dalla peste che aveva colpito il territorio. Nel corso dei secoli l’edificio ha mantenuto l’aspetto romanico all’esterno, mentre l’interno è stato arricchito da importanti decorazioni barocche.
Quello che mi ha colpito fotografando questo ingresso è il contrasto tra la solidità della pietra, le sculture e la vita quotidiana che continua a svolgersi nella piazza davanti alla basilica. È un luogo visitato da molti, ma fermandosi qualche momento si possono ancora scoprire dettagli meno evidenti.
Anche in altre fotografie dedicate a chiese e monumenti italiani ho cercato di raccontare proprio questo aspetto: non solo il luogo famoso, ma quei particolari che permettono di osservare la storia da una prospettiva più personale.
La Porta dei Leoni Rossi è uno di quei dettagli che dimostrano come Bergamo Alta riesca a conservare ancora oggi un rapporto molto forte con il proprio passato.

Hai mai visitato Bergamo Alta e ammirato questo particolare ingresso della Basilica di Santa Maria Maggiore? Aggiungi un comment oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.

La Porta dei Leoni Rossi della Basilica di Santa Maria Maggiore a Bergamo Alta con il protiro in marmo

Foto scattata con macchina Canon EOS RP e lente Canon RF 24-50.

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Dove si trova la porta:

La basilica di Santa Maria Maggiore è una chiesa che si trova a Bergamo Città Alta, in piazza del Duomo. Edificata nella seconda metà del XII secolo, l’esterno conserva le linee architettoniche romanico-lombarde originarie, mentre l’interno è decorato in stile barocco (tra 1600 e 1700). Era in origine la chiesa battesimale della cattedrale di San Vincenzo, sorta accanto al complesso della curia vescovile di Bergamo.
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