L’affresco del lupanare di Pompei
L’affresco del lupanare di Pompei.
Tra le tante cose da vedere a Pompei, questo piccolo affresco erotico è uno di quei dettagli che mi ha colpito proprio perché racconta un aspetto molto concreto della vita nell’antica città. Il lupanare di Pompei, conosciuto anche come il bordello della città romana, conserva infatti alcune pitture che permettono di immaginare meglio la funzione che aveva questo particolare edificio.
Pompei si trova in Campania, nella provincia di Napoli, e visitare gli scavi significa camminare continuamente tra grandi edifici, abitazioni, strade e piccoli particolari che sono rimasti quasi sospesi nel tempo. È proprio questa varietà che mi piace fotografare. Non sempre sono i monumenti più importanti ad attirare la mia attenzione: a volte mi fermo davanti a un’immagine, a una decorazione o a un dettaglio che riesce a raccontare qualcosa della vita quotidiana.
Questa fotografia l’ho scattata personalmente durante la mia visita agli scavi di Pompei. In questo caso il soggetto era difficile da ignorare: le figure dipinte sulla parete attirano immediatamente lo sguardo e fanno nascere una domanda quasi spontanea. Perché erano state realizzate proprio lì?
La risposta è particolarmente curiosa. Questi affreschi non servivano soltanto a decorare gli ambienti o a creare una certa atmosfera. Secondo l’interpretazione più diffusa, le immagini avevano anche una funzione pratica: potevano indicare ai clienti le prestazioni disponibili all’interno del lupanare. In un ambiente frequentato da persone diverse, le immagini potevano quindi comunicare in maniera immediata, senza bisogno di spiegazioni.
È un particolare che mi aveva colpito già quando avevo pubblicato questa fotografia. A prima vista si potrebbe pensare semplicemente a delle immagini erotiche lasciate sulle pareti di un antico bordello. Osservandole meglio, invece, si comprende che facevano parte dell’organizzazione stessa del luogo e che potevano avere un ruolo nella comunicazione con gli avventori.
Il lupanare è uno degli edifici più conosciuti di Pompei proprio per la quantità di informazioni che riesce a trasmettere sulla vita quotidiana dell’epoca. Gli ambienti sono piccoli e raccolti, con le stanze disposte lungo un corridoio. Oggi il luogo viene osservato soprattutto con gli occhi del visitatore moderno, ma provare a immaginare come doveva essere utilizzato rende la visita molto diversa.
Una piccola curiosità riguarda proprio il termine “lupanare”. La parola deriva dal latino lupa, termine utilizzato anche in riferimento alla prostituta. È un esempio interessante di come persino il nome attribuito a un edificio possa conservare una traccia della sua funzione originaria.
Quello che mi interessa maggiormente, però, rimane la fotografia. Quando ho premuto il pulsante della mia macchina fotografica non stavo pensando di realizzare una spiegazione storica del lupanare. Volevo semplicemente fermare quell’immagine perché mi sembrava uno dei particolari più curiosi incontrati durante la visita.
Riguardando la fotografia a distanza di tempo, mi piace proprio questa sua capacità di far nascere una domanda. Le figure sono immediatamente riconoscibili, ma il loro significato diventa più interessante quando si considera il contesto nel quale venivano utilizzate.
Pompei è piena di situazioni simili. Camminando tra le rovine si passa continuamente da una grande costruzione a un piccolo dettaglio capace di raccontare qualcosa di completamente diverso. È anche per questo che una visita agli scavi non è, almeno per me, soltanto un’occasione per fotografare monumenti famosi. È soprattutto una ricerca continua di particolari.
Tra le altre fotografie che ho dedicato a Pompei c’è anche quella dei coralli e dei cammei d’alta scuola, un soggetto completamente diverso ma ugualmente interessante per capire quanto fosse ricca la vita della città. In un’altra occasione ho fotografato anche il Fauno di Pompei, uno dei soggetti più celebri degli scavi. Accostare queste immagini mi piace perché mostra quanto possano essere diversi i racconti che emergono dallo stesso sito archeologico.
Nel caso del lupanare, inoltre, è proprio la semplicità dell’immagine a renderla particolare. Non c’è bisogno di una grande architettura per attirare l’attenzione: bastano alcune figure dipinte su una parete per riportare il pensiero alla vita quotidiana di quasi duemila anni fa.
Ed è forse questo uno degli aspetti che preferisco quando fotografo luoghi storici. Una fotografia non deve necessariamente mostrare qualcosa di spettacolare. Può essere anche un dettaglio apparentemente secondario, purché riesca a conservare una sensazione, una domanda o un ricordo della visita.
Il lupanare di Pompei rimane quindi uno dei luoghi che ricordo con maggiore curiosità. Non soltanto per quello che rappresentava, ma anche perché i suoi affreschi mostrano quanto le immagini potessero essere parte integrante della vita quotidiana romana.
La fotografia mi ha permesso di conservare proprio quel particolare: una piccola scena dipinta su una parete che, ancora oggi, riesce a farci riflettere sul modo in cui le persone comunicavano, lavoravano e vivevano nella Pompei antica.
Avete mai visto dal vivo gli affreschi del lupanare di Pompei? Aggiungi un commento oppure vai nella parte bassa del sito per leggere cosa hanno scritto gli altri visitatori.
Foto scattata con macchina Canon 600D e lente Tamron 16-300.
Questo è il sito istituzionale del parco: pompeiisites.org.
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